LA SOTTILE LINEA ROTTA: TRANSFORMERS ELETTORALI E SANREMESI

Bollettino dal policlinico Gemelli:  “Nel tentativo di pronunciare la dicitura “Step child adoption” – in Senato il bilancio è di 23 lingue lussate, 12 ugole slogate e due onorevoli in fin di vita per asfissia (del gruppo misto, ma Verdini per ora ha dato ordine di non staccare la spina) – seguiranno aggiornamenti”. Il livello dell’alterco è alto e in parlamento ci si accapiglia più o meno su tutto: sull’Ilva e sull’Iva, sul germe della listeria e su quello dell’isteria, sul bail-in e sul belìn. Niente però scatena epinefrine e ulcere come i “casting” per le amministrative. Renzi, impegnato a menar lingua e laringe contro Juncker sul ring della tremebonda Europa, in Italia si sente più spavaldo di Napoleone dopo il 18 brumaio. “Alle elezioni mischiamo le squadre, sennò mi annoio” – avrebbe detto al fattorino Guerini, entrato nel suo ufficio per chiedere il permesso di usare la fotocopiatrice nazarena. Così, a Milano, tra cupette di pollo al curry e taniche di sakè per il ristoro delle truppe cammellate cinesi, ai gazebo la sinistra ha eletto Giuseppe Sala (ribattezzato Pep Pin Sa-Lah in omaggio al Dragone). Noto, costui, per aver sempre flirtato con la destra. La quale, ricambiata, gli diede le briglie del carrozzone Expo nove anni or sono. A sua volta i destri, col trio di giudici stile X-Factor (Silvietto-Salvini-Meloni), nel casting romano hanno prima ammiccato a Marchini, ras del mattone con qualche tessera Arci in gioventù, nonno partigiano e zio di casa a Botteghe Oscure negli anni ‘70. Arso subito dalla lava ex-missina, ora il nome del terzetto per “matare” la Lupa è Rita Dalla Chiesa, reginetta del mezzogiorno televisivo reduce da 25 anni di controversie tra casalinghe disperate e vicini di casa che si scannano. La “Rita nazionale” però ha un fratello di nome Nando che a Milano ha appoggiato la Balzani, vicesindaca di Pisapia (quindi di sinistra), la quale ha fatto harakiri come i giapponesi a Iwo Jima nel ’45 non alleandosi con Majorino e favorendo Sala, ex destro ora sinistro (in tutti i sensi). In mezzo a questo casino, c’è impantanato il M5S: a Roma, dove il ballottaggio è un gol a porta vuota, i pentastellati in corsa per il Campidoglio sono 209, che poi rimarranno 45, e infine 10. Dopo il maxi-conclave online, avremo il papa a 5 stelle: in pratica è più facile entrare a MasterChef, ma se la giocheranno.

Promiscuità, ammucchiate, cambi di casacca, veti e controveti: è il partito della nazione, bellezza. Con la sua sottile linea rotta tra destra e sinistra: romani e milanesi stanno facendo incetta di ansiolitici in vista di maggio. Ai fabrianesi toccherà nel 2017: in quell’occasione l’Asur distribuirà direttamente lo Xanax gratis.

Il trasformismo, del resto, è costume italico ben radicato. Si è visto ieri al “mestival” di Sanremo: Arisa si è mascherata da Elton John, Gabriel Garko si è presentato con gli zigomi di Mickey Rourke, Morgan con le corde vocali di Rosa Russo Iervolino. Come se non bastasse, Carlo Conti si è scambiato la melanina col cantante dei Dear Jack. Dunque: un presentatore di colore, un valletto in versione gender, una gnocca rom e un superospite sposato con un altro uomo e due figli a carico. Per par condicio, Gasparri domani ha imposto sul palco dell’Ariston mezzora di Povia e un medley acustico di uno dei due Marò.

Valerio Mingarelli