CHIUDE IL DEPOSITO FERROVIARIO, POLEMICHE SU STRUTTURE & TRENI

Chiude il Deposito Ferroviario di Fabriano. I dipendenti della struttura non si arrendono e, nonostante manchino tre giorni allo stop di una attività che va avanti dal 1865, hanno chiesto al Sindaco Sagramola e ai politici locali di fare qualcosa per evitare la soppressione del sito strategico per i tanti treni regionali delle tratte di Marche e Umbria. La città saluterà giovedì un altro punto strategico dopo aver già perso tanti operai metalmeccanici, il Tribunale, alcuni reparti dell’ospedale Profili e la tratta ferroviaria Fabriano-Pergola. A rischio 20 dipendenti Trenitalia in servizio al Deposito e 10 addetti di due ditte appaltatrici che svolgono mansioni di pulizia e servizi accessori che, ad oggi, ancora non hanno ricevuto nessuna comunicazione circa il loro futuro e a quale sede sono stati assegnati. Proprio questi giorni aumentano le contestazioni con la consegna di otto nuovi treni Swing – a gasolio e non a metano – che andranno a sostituire i vecchi mezzi impiegati nella linea Albacina-Civitanova già oggetto di numerose critiche da parte dei pendolari costretti a lunghe soste per colpa del malfunzionamento dei regionali. “Un servizio essenziale che chiude – spiega Gabriele Santarelli, Movimento 5 Stelle – mentre entrano in funzione i nuovi treni diesel che ora, per essere manutenuti, dovranno arrivare ad Ancona. Viaggi a vuoto inutili e dannosi. Complimenti alle menti geniali che hanno generato questo piano infallibile a discapito dei cittadini”. Polemiche anche per i continui disagi lungo la linea Ancona-Roma. “Chi vive di treni locali o regionali ha una compagna di viaggio che, di solito, non lo abbandona mai: la pazienza. Disagi, ritardi, convogli vecchi ed obsoleti: la situazione del trasporto ferroviario locale è nota a tutti. In un rapporto di Legambiente che verrà pubblicato a gennaio, è stata stilata la top ten delle peggiori linee ferroviarie d’Italia. Al 9° posto, figura la tratta Orte-Fabriano, segmento centrale della strada ferrata che collega Roma ad Ancona. Chi percorre abitualmente questa linea è costretto a un vero e proprio martirio, perché il servizio è tra i più scadenti: treni malmessi e sporchi, ritardi spesso nell’ordine di ore, problemi di ogni sorta legati al binario unico per diversi km. Eppure questa tratta ha un’importanza strategica inestimabile: è l’unica diretta che taglia l’Appennino collegando l’Adriatico e il Tirreno. Inoltre, è la linea che collega con Orte la tratta Roma-Firenze a quella Adriatica con Falconara Marittima. C’è pure lo snodo importante per una città capoluogo come Perugia nel cambio a Foligno, che non va dimenticato. Insomma, un percorso che andrebbe valorizzato e reso all’avanguardia, ma che al contrario vive in uno stato di totale abbandono: tra Ancona e Roma, se si sale su un regionale veloce, il tempo sembra essersi fermato ai primi anni ’90. Il raddoppio della tratta Spoleto-Campello, avviato 15 anni or sono,  tra fallimenti e ritardi è ancora al palo. Così come quello della Foligno-Fabriano, rimasto di fatto solo su carta. Senza contare poi che tra Orte e Roma nelle ore di punta si accumulano ritardi di riflesso per i disagi che si creano sull’arteria Firenze-Roma: una tortura per migliaia di pendolari. A tal proposito, ho presentato al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Delrio un’interrogazione per capire se questa linea ferroviaria è ormai da annoverare come materiale da museo o se il governo ha intenzione di metterci mano, coinvolgendo le regioni interessate. Marche e Umbria sono regioni già di per sé collegate molto male a livello stradale, e i treni, con un servizio decente, potrebbero togliere diverse auto dalle tortuose strade appenniniche. Inoltre, questa linea è decisiva anche per il trasporto merci. Ho chiesto anche un cronoprogramma certo sugli interventi: vedere cantieri fermi lì da un ventennio è uno scempio da paese non civile”. E’ quanto afferma, in una nota, la portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati Patrizia Terzoni.

m.a.

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