LA GRANDIOSITÀ DEI MUSEI CAPITOLINI

La nascita dei Musei Capitolini in Roma risale al 1471, quando Papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue bronzee, che costituirono il nucleo iniziale di una collezione meravigliosa, testimonianza della grandiosità dell’Impero romano. Intorno alla metà del ‘700 venne fondata la Pinacoteca Capitolina, che presenta una collezione notevole ordinata cronologicamente dal tardo Medioevo al ‘700, con importanti tele del Guercino, di Guido Reni, di Dosso Dossi, del Rubens, tra le opere più importanti il balestriere di Lorenzo Lotto. Caravaggio è il protagonista con il rivoluzionario e per certi aspetti scandaloso, ambiguo e diabolico San Giovanni Battista, un vero capolavoro, e con la Buona Ventura, una scena di strada, di teatro popolare rappresentata con eccezionale realismo. All’interno, raccolte di busti di filosofi romani, l’armoniosa statua del Galata morente,dedicata a re Attalo I a ricordo delle sue vittorie sui Galati invasori dell’Asia Minore. Nella luminosissima Esedra, di grande impatto troneggia la statua equestre dell’imperatore Marc’Aurelio nell’atto di parlare al popolo, qui troviamo anche la gigantesca testa di Costantino parte di un monumento che si trovava nella basilica di Massenzio. Nel Palazzo dei Conservatori vi è la celebre Lupa, bronzo capitolino divenuto simbolo della città di Roma nel XV secolo quando alla scultura greca vennero aggiunti i gemelli Romolo e Remo. Il colossale Marforio,una delle statue parlanti di Roma forse una personificazione del Tevere o una raffigurazione del dio Marte è adagiato in uno dei passaggi esterni del palazzo. Espressività, intensità e perfezione contraddistinguono la testa di Medusa del Gian Lorenzo Bernini.  La Medusa, nelle intenzioni di Bernini, è una raffinata metafora barocca sulla scultura e sulle virtù dello scultore che ha il potere di lasciare “impietrito” dallo stupore chi ammira la straordinaria abilità del suo scalpello. Fino al 10 Gennaio possiamo anche visitare l’interessante ed inedita mostra allestita all’interno:“Raffaello, Parmigianino, Barocci, metafore dello sguardo”, Raffaello, di cui è presente il celebre suo autoritratto degli Uffizi, visto attraverso gli occhi di due suoi illustri colleghi:il Parmigianino e Federico Barocci. Sguardi incrociati, il Parmigianino descritto come Raphael Redivivus in quanto si dice essere trasmigrata in lui l’anima dell’urbinate, Barocci, nativo di Urbino; che invece declina l’eredità raffaellesca in una sintesi tra tradizioni culturali diverse sposando uno stile legato al Manierismo. Notevole la collezione dei disegni esposti, rappresentativi al meglio della tecnica sopraffina geniale e raffinata dei tre grandi pittori.

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