LA POLITICA: CHE COS’E’? E COSA FA? – di Alessandro Moscè

Finita la tornata elettorale di maggio con l’insediamento del nuovo Governatore delle Marche, molti si chiedono cosa sia la politica e cosa faccia. Il termine (dal greco πόλις, polis, che significa città), viene utilizzato in riferimento alle modalità governative o anche ad un’attività di opposizione. Al di là delle definizioni, la politica in senso generale riguarda i soggetti di una società e non esclusivamente chi esercita una politica attiva: vuol dire quindi occuparsi del bene pubblico. E’ senz’altro più facile stigmatizzare le manchevolezze, le colpe, gli scandali. Luciano Bianciardi scriveva nel suo celebre libro La vita agra (1962): “La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere”. Gli italiani non sopportano le alchimie usate per garantire il potere solipsistico, autoreferenziale, eccessivamente pagato, colmo di contraddizioni e sprechi, nonché dei privilegi della “casta”. La politica è un coacervo di aspetti, tante facce mai di un’unica medaglia. Non tutto risulta oggettivamente alla portata della gente comune perché possano essere conosciuti gli strumenti di attuazione programmatica di un governo (locale, regionale e nazionale). Alcide De Gasperi diceva che “la politica è realizzare”. Ci sembra che questa prerogativa sia sempre meno incisiva nella povera Italia del Duemila. Le decisioni posticipate perché discusse allo stremo sono anche le meno convenienti. Quante storture vediamo ogni giorno? Quanti episodi di mal governo leggiamo sui giornali? Che fare perché le cose finalmente cambino? La soluzione deve essere trovata in una maggiore partecipazione e in nuove forme di costruzione non solo di stretta rappresentanza. Bisogna scegliere con più oculatezza i parlamentari, far prevalere il concetto di meritocrazia, vigilare con rigore. Ben sapendo che gli elettori puniscono il mal governo. Il negativo politico non può durare in eterno: il vuoto prima o poi qualcuno lo riempie. E quando un sistema istituzionale è fragile, l’ingovernabilità ne è la stretta conseguenza. Cosa sarebbe accaduto in Francia se non ci fosse stato il presidenzialismo? Facciamo gli scongiuri in attesa di sapere se la Grecia, con un debito pubblico così elevato, si salverà. L’Italia ha bisogno della crescita economica e della certezza degli investitori, perché non vengano qui, dall’estero, per acquisire brevetti e andarsene immediatamente. La politica, adesso più che mai, erompe con l’interrogativo amletico: che cos’è e cosa fa?

Alessandro Moscè

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