IL (DIS)VALORE DELL’AUTORITÀ

Nella società italiana, si sente un profumo refrattario, diverso da quello che l’inverno può emanare. Un profumo forte, che non si disperde, ma rimane addosso alla gente. Questa “essenza” è per l’appunto il disagio antropologico, entrato nel vortice umanistico denominato “società orizzontale”. Ovvero, l’esaltazione spropositata dell’individuo verso i propri diritti, senza tener conto della soggettività implicita nelle responsabilità. La denigrazione di quelle figure mediazionali simboliche come la scuola, il datore di lavoro, la vita affettiva ecc… La figura di un individuo da perpetuo contraddittorio, dove il dovuto è necessariamente d’obbligo, e dove volge il capo per la “funzione sociale”… la quale, dovrebbe essere un solido collante per il patto sociale e ne ricopre il rispetto e le funzioni delle varie istituzioni… diviene un soggetto individualista, ripiegato “su se stesso”. Avvertendo in una qualsiasi figura di spicco, un senso di disagio, un declino orientativo verso le ideologie e le istituzioni disciplinari. Il percorso da intraprendere per il giusto progredire di una società… anche per una giusta educazione al senso morale… è il promuovere secondo le proprie possibilità, la collaborazione di “ognuno” per l’emancipazione del singolo, la crescita progredisce ovviamente emancipando ogni singolo individuo. Con lo svolgersi di un’educazione ritmata metodicamente e necessariamente ragionata, si può estrapolare dal proprio “io” la negatività costituita da un’eticità morale distorta. Un conto è l’etica morale assimilata dal neomoralismo, un conto è la pratica etica morale quotidiana. Non si può indicare l’autorità con il nome di legittimità o potere, si instaura un discorso fuorviante, andrebbe contestualizzata in un concetto etico che si instaura tra più soggetti. Di certo non è sintomo di proprietà assoluta avere l’autorevolezza in certe situazioni, o in compartimenti ricoperti da varie figure preposte nell’adempimento dei doveri, ricordandosi che l’autorità viene assoggettata da un diritto legittimato per adempiere un determinato potere. Ogni individuo che ricopre un certo grado di autorevolezza, è dovuto nel rispetto delle parti a un dovere morale ed a un’effettiva adempienza nel potere democratico e riconoscere l’importanza che un’analisi dell’autorità, di cui l’individuo riveste nell’etica, porta a potenziare il concetto di una determinata coerenza morale delle singole azioni.

Paolo Gionchetti

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