VECERRICA: “SVEGLIAMOCI! DOBBIAMO PASSARE DAL TORPORE AL FERVORE”

Cattedrale gremita, mercoledì 19 novembre, per il nuovo appuntamento con il Mercoledì della Fede. Ospite il Vescovo ausiliare di Bagdad, Mons. Shlemon Warduni, per una toccante testimonianza sulla difficile situazione dei cristiani in Iraq. Don Giancarlo Vecerrica, nel suo saluto introduttivo, ha sottolineato come questi incontri “ci parlano di felicità e ci spronano a rimboccarci le maniche per passare dal torpore al fervore. Gli appuntamenti diocesani sul tema delle Beatitudini – spiega ancora – ci servono per non restare indifferenti davanti all’ingiustizia.” Il Presule ha ripetuto più volte che è arrivato, anche per la chiesa d’occidente, il tempo della testimonianza. Una confidenza a voce alta. Mons. Warduni si presenta a San Venanzio commosso, con il pensiero agli anni felici in cui anche a Bagdad o a Mossul le chiese erano piene di fedeli e si poteva celebrare l’Eucaristia con gioia. “Entrare in questo luogo sacro con così tanta gente – racconta – mi dà forza e mi fa sperare che i cristiani impegnati con le Beatitudini pregheranno anche per la pace in Iraq e per i cristiani perseguitati di quella terra.” Una notizia molto spesso ignorata, eppure, oggi, Isis crea disperazione e terrore in tutto lo stato mediorientale e non solo.  I cristiani sono in Iraq dal tempo degli Apostoli ma oggi sono costretti ad andarsene altrove. E la Chiesa si sta spopolando. Chi rimane ha paura e viene ricattato: se non si converte all’Islam arriva la morte. “Noi vogliamo essere coraggiosi e seguire Cristo anche a costo della vita – urlano alcuni testimoni nella terra bagnata dal sangue della violenza – ma la guerra sta portando male su male. Speriamo che tornerà la luce del cuore – confida Warduni – grazie ai nostri martiri che hanno dissetato questa terra dove una volta c’era armonia anche tra cristiani e musulmani.” Gli iracheni non stanno bene e, per questo, serve l’aiuto di tutti. Da quando Mossul e Ninive sono state prese di mira per attacchi continui ed è stata attaccata la moschea di Giona, i cristiani si interrogano su come sopravvivere e se l’Islam permette  o condivide questa posizione di devastazione operata da Isis. “In una notte sono scappate 120 mila persone per paura di essere ammazzate o obbligate a diventare mussulmane da gente cannibalesca. E non si guarda in faccia a nessuno: colpiti bambini, adulti e anche anziani. Alcuni sono stati seppelliti vivi, i piccoli sono morti di fame e di sete, le donne violentate. E l’Onu? E l’Europa? Noi – dichiara l’ausiliare di Bagdad – preferiamo Cristo. Prendete il nostro petrolio ma lasciateci in pace. Si, l’oro nero c’ha portato solo disgrazie.” Poi l’affondo che scuote le coscienze: “Vogliamo sapere cosa abbiamo fatto di male. La nostra pazienza – spiega Warduni – sta per terminare, cosa facciamo? Morire con dignità, per noi in Iraq, è meglio che vivere con umiliazione. Isis è una minaccia per l’umanità.” Così, tra bombe, sangue e minacce la Chiesa irachena è vicina ai suoi fedeli e i pochi rimasti lì riescono ad andare avanti grazie al sostegno concreto che arriva dalla Santa Sede. Il vescovo lancia, poi, un appello ai politici di tutto il mondo: “Basta vendere le armi.” Dello stesso pensiero il Sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola: “Basta produzione armi e basta alla logica della forze e del denaro che impoveriscono l’uomo e fanno vincere il demonio.” Nelle ultime settimane anche l’opinione pubblica di tutto il mondo si è mobilitata. Il sito francese Hozana.org ha lanciato un’iniziativa che in poche ore ha riscosso grande successo in tutta Europa: una catena di preghiera internazionale a sostegno dei cristiani che in Iraq sono perseguitati. “L’idea – riferisce Famiglia Cristiana – è semplice: creare una catena a cui invitare amici e parenti e chiedere di mostrare la propria solidarietà al popolo iracheno inviando una foto in cui ognuno è ritratto con il simbolo dei cristiani perseguitati e con una candela. Le foto sono state raccolte sui social network e dalle adesioni ricevute è nato il video #LightForIraq (Una luce per l’Iraq). Le foto diventano spezzoni di video in cui persone di tutto il mondo, e in tutte le lingue, recitano il Padre Nostro.

Marco Antonini