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Una notte d’estate con le poesie di Liliana Paisa

Buona serata con alcune poesie scritte dalla poetessa fabrianese Liliana Paisa, infermiera dell’Unità Operativa di Riabilitazione Intensiva all’ospedale Profili. Buona lettura!

UN ALBERO

Mi sono addormentata nell’attesa di un albero.
I sussurri delle primavere erano i miei
come i silenzi dell’inverno.
Sognavo nel sogno fatto di linfa e forse per questo
sentivo la pelle – foglia – l’impronta del verde
uscito dai cerchi.
Concentrico tempo tornato rugiada del corpo svegliato,
nuova corteccia.

I CERCHI

Il bambino guardava nei cerchi d’acqua e disse al giocattolo rotto:
le stelle non cadono da sole, c’è qualcuno che le spinge giù
ma il giù delle stelle non è dove stiamo noi, è oltre.
Il bambino mise la punta del dito nel cerchio d’acqua
e disse al suo giocattolo rotto: la pioggia cade all’insù e fa cerchi.
È lì che l’anima dei giocattoli va a stare. Forse è proprio lei
a spingere le stelle, forse per questo loro cadono negli occhi
sgranati dei bambini.
Il bambino guardava nei cerchi d’acqua e vide un ragazzo,
il suo giocattolo cresciuto troppo per restare tra le mani.
Era già luna piena.

L’ALBERO
L’hanno buttato giù.
Si staccavano pezzi di cielo dai rami,
i rami stessi. Dal nido – i resti di volo –
di memoria.
Si sentivano le storie nel tronco ferito,
forse gli antenati gridavano nei cerchi
le loro battaglie.
Forse sentivano il pianto delle foglie
mai germogliate nella nuova primavera.
Di notte i ragni hanno tessuto la tela
sulle ferite e si sentiva l’anima raccogliere
le ultime gocce di linfa.
La città si svegliò nel suo deserto
e d’allora cerca i suoi alberi scomparsi.

VIVERE SUGLI ALBERI
Vivere sugli alberi e addentare il giorno
prima di cadere.
L’erba alta, eden rovesciato,
gli uccelli di cristallo imparano i nuovi solfeggi
nei nidi fatti di vecchi gusci.
Vivere sugli alberi e aspettare che il giorno maturi
come le mele del passato.

HO UN ALBERO NEL PETTO
Ho un albero nel petto.
Respira nei miei respiri
come fossero i suoi frutti.
Sento le sue foglie diventare parole.
Le sue radici dormono nel mio dormire
e sognano.
Ho un albero nel petto
e ogni mattina raccolgo le mie parole
dai suoi rami.

GLI ALBERI PIANGONO
Gli alberi piangono altri alberi
e quando lo fanno smettono di farci ombra,
di essere nido, di essere ape.
Gli alberi piangono altri alberi
e quando lo fanno
l’aria cerca le particelle di respiro
nel sole affannato, nel vento confuso,
nella pioggia delirante con l’uomo dentro
che smarrisce la vita.

LO SPECCHIO
Ogni giorno piove dentro lo specchio.
Ogni notte stendo le immagini fuori
dalla sua cornice
sui fili della tela del vecchio ragno.
È un po’ come lavare l’abito di nozze
nel lavatoio del tempo.
Ogni volta una macchia sull’orlo di cenere,
sulle labbra riarse.

PROFUMI DI STELLA CADUTA
Profumi di stella appena caduta.
Per non perderti sono rimasta respiro
negli orizzonti, nelle perdute forme.
Mi vesto di luce nella tua iride
e rimango anima sospesa tra le comete.
Sognavo a metà i sogni tuoi.
I ricordi della Via Lattea erano i miei.
Le albe sprigionate dalla materia oscura
erano già tramonti sulla tua palpebra,
sulla mia immagine.
Nei riflessi senza nome,
la stessa simulazione di rimanere galassia.

CADONO PAROLE
Le parole cadono dagli alberi,
frutti rari.
Nell’erba alta – popoli smarriti e muti -.
Nessuno semina più la terra arsa dai silenzi.
Negli accordi segreti dormono gli indicativi presenti.
Chi passa vicino si ferisce nelle rimembranze.
Cadono parole nel vuoto dei popoli
e le mani dei vecchi le tengono,
storie di vita vera.

DORME LA POLVERE
Dorme la polvere nel tempo rimasto,
nel bisbiglio di vita divenuto eco
di ciò che era prima.
Crescono le foglie sul ramo spezzato,
sulla ferita lasciata dal taglialegna.
Il canto degli usignoli sazia l’aria
e non sappiamo se la nostra polvere
è quel truciolo rimasto nel cuore
delle attese.

SI SCIOLGONO I COLORI
Si sciolgono i colori tra le mani di carta
come il destino delle città antiche,
come il bisbiglio delle pietre appena svegliate
in una storia fatta d’acquarello.
Si vedono i corpi danzare – tele di sole assorbite
dalle acque – dal gesto d’amore rimasto nei sogni,
nei profumi del restare.
Sei fatta di tutte le pennellate d’azzurro
tu, anima ricamata sette volte al passato.

Liliana Paisa