News

Città da vivere, le poesie di Liliana Paisa

Fabriano – RadioGold pubblica alcune poesie scritte dall’infermiera del reparto di Riabilitazione Intensiva dell’ospedale Profili nonchè poestessa fabrianese Liliana Paisa (qui la sua storia). Un momento per fermarsi e pensare. I riflettori, oggi, si accendono sul tema delle città e su Fabriano.

IL SILENZIO DEI GESTI SOLITARI

Abbandono un gesto in mezzo alla strada.
Il traffico non si ferma,
non passa l’ambulanza.
La gente non si sente minacciata.
Allora dico: i nostri gesti sono invisibili.
Un giorno dopo faccio la stessa cosa,
la vita di questa città continua come niente fosse.
Il terzo giorno, un altro ancora.
Mi fermo in mezzo alla strada a riprendere tutti i gesti lasciati,
uno per uno.
Il traffico non si ferma, la gente non guarda,
l’ambulanza non passa,
la mia solitudine era invisibile.

SUL TETTO

Sul tetto di questa città hanno dipinto tutti la loro storia.
Io non ho avuto più spazio,
la mia storia è rimasta fuori città.
Sulle strade confuse i passi non riconoscono più la mappa.
E’ come nel weekend
quando la fortezza vende i biglietti ai turisti.

LA CITTA’

Sollevi i tuoi veli di nebbia e guardi il tempo addormentato
sulla testa di una statua, sullo zampillo di una fontana.
Gli alberi ti salutano donandoti le foglie dorate
mentre sui tetti i gatti fanno le fusa.
Sollevi i tuoi veli della domenica seduta sul cornicione
e forse pensi ai figli appena svegliati che gridano ai cieli
il nome rimasto nelle tue dimenticate filigrane.

FABRIANO

Porti la tua anima di carta
con filigrane dei voli incompiuti.
Inebrianti albe nell’aria dei respiri,
nei colori dormienti sulle tele di vita.
Porti la tua anima di carta
con i nomi di tutti padri e tutte le madri.

CITTA’ DI CARTA

Porti la tua anima di carta
sulle chiome degli abeti
e ritorni con le braccia piene di germogli.
Parti di notte alla raccolta di stelle cadute
sulle colline e ritorni al primo canto del gallo –
con le gocce di luce – rugiada.
porti la tua anima di carta,
abito di nozze. Tu, ambra delle nostre vite!

LA TUA SOLITUDINE

Portavi la tua solitudine al guinzaglio.
Lo facevano tutti, ma non per questo
ti vestivi di trasparenze.
Di domenica ti mettevi l’anima a rovescio
e respiravi l’aria sazia di preghiere
quando nel parco lasciavi libera la solitudine.
La guardavi come correva e da lontano
capivi le sue ferite.
Al ritorno dal parco a guinzaglio eri tu,
e la tua solitudine era vestita di bianco.