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Beko, l’affondo di Fiom Cgil. Sollecitata convocazione ministeriale

Fabriano – «Oltre alla riduzione dei costi, serve il rilancio con nuovi prodotti e processi che erano stati promessi. Beko si assuma le proprie responsabilità e dica come stanno le cose». E’ l’affondo di Pierpaolo Pullini, Fiom Cigl, che a distanza di alcune settimane dall’ultimo appello torna a chiedere nuovamente al Ministero delle Imprese di convocare un nuovo tavolo. «Serve un summit, sia territoriale che nazionale, per tutelare il lavoro e fare il punto. E’ quasi passato un anno dalla firma dell’accordo, ma ad oggi, Beko ha parlato prevalentemente di riduzione di personale e non di produzione» aggiunge il sindacalista, responsabile del distretto fabrianese della Fiom Cgil. Ad oggi sono uscite, tra licenziamenti incentivati e risoluzioni consensuali, 80 persone, a fronte di un target previsto dall’accordo sottoscritto al ministero, di un massimo di 64 tute blu nello stabilimento di Melano-Marischio. Ma c’è di più. «Vista la riduzione di personale la cassa integrazione dovrebbe essere pari a zero, ma così non è. Non abbiamo giornate intere di chiusure, ma decine e decine di persone in cassa, chi più chi meno, ma lavoro per tutti non c’è, mentre ci aspettavamo un periodo con la cassa azzerata e più lavoro» aggiunge. Anche su questo il sindacato chiede chiarezza perché anche nello stesso reparto può capitare di avere operai che usufruiscono di pochi giorni di cassa integrazione, altri che fanno anche un mese, con forti penalizzazioni dal punto di vista non solo economico. Ci riferiamo, ad esempio, ai lavoratori con ridotte capacità lavorative.

Oltre alle uscite a Melano-Marischio, sono stati individuati fino a 207 esuberi nelle funzioni impiegatizie tra gli uffici centrali e il centro Ricerca e Sviluppo con 73 uscite volontarie incentivate. «Agli impiegati non è stata l’opportunità di scegliere altre opportunità lavorative all’interno della multinazionale di conseguenza si sta perdendo la centralità dell’azienda, come territorio diventiamo sempre più marginali» l’affondo di Pullini. Per questo si chiede di tornare a parlare del caso Beko in sede ministeriale.

La Fiom ritiene preoccupante che l’azienda abbia dichiarato, al Mimit, di vedere una leggera crescita del mercato, ma un calo delle proprie vendite. «Sembra quasi l’ammissione di scelte commerciali sbagliate che rischiano di mettere in discussione la tenuta dell’accordo e che andrebbero corrette. Mancano gli investimenti e tutti proiettati troppo avanti nel tempo. Si parla di una fabbrica che sarà completamente digitalizzata, con tempi sconosciuti» conclude Pullini.

m.a.