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PAOLO DA SAN LORENZO: IL RICORDO DEL CRITICO D’ARTE TARCISIO FIORANI

“Ironico, mordace, diretto, istintivo tanto nella vita quanto in pittura. Egoista, egocentrico e sfrontato ma al contempo sensibile, generoso e galante. Ha spremuto dalla vita tutto il succo possibile. E’ nato artista nella mano ma soprattutto nella mente, per lui esprimersi era il modo di manifestare la propria ansia di vivere, era alla ricerca di un mondo in cui sentirsi bene addosso e non angusto come il piccolo centro dove era nato ed aveva vissuto la sua infanzia. Il suo vissuto, spesso controcorrente e mai piatto o banale, ha certo lasciato un segno profondo nel suo modo di essere, di proporsi, di dipingere”. Questi alcuni passaggi della prefazione al catalogo “Fiore e Finestre” di Paolo da San Lorenzo scritta dal critico d’arte fabrianese Tarcisio Fiorani che, con generosità ed entusiasmo, ha accettato una mia intervista in ricordo di Paolo Eutizi, in arte Paolo da San Lorenzo, artista di Fabriano recentemente scomparso.

Tarcisio, quando ha conosciuto Paolo da San Lorenzo e come è venuto in contatto con il suo mondo artistico?

Nella profumeria che avevo a Napoli, comperavo le sue borse. E’ stato uno dei primi a mettere sulle borse il logo esterno con un cartiglio di metallo e quindi io vendevo queste borse perché avevano delle linee molto estroverse, estrose. Dopodiché, tornando a Fabriano, una sera ho visto un’insegna all’angolo di fronte alla “banca di vetro” di Paolo da San Lorenzo e mi sono chiesto:” Ma non sarà il Paolo da San Lorenzo delle borse?”. Era lui, che era diventato da stilista a pittore, e da lì è incominciato il nostro percorso artistico.

Paolo da San Lorenzo si è distinto per la sua molteplicità espressiva. Può tracciare un profilo dell’artista e dei differenti linguaggi da lui adottati nelle sue opere?

La molteplicità espressiva di Paolo da San Lorenzo è la rappresentazione del suo carattere. Aveva un carattere molto complesso e la sua espressione artistica era altresì molteplice, andava dal figurativo all’astratto, cercando sempre di esprimersi in tutti i modi. Ha cominciato a scrivere all’inizio anche diversi libri, alcuni abbastanza scabrosi, a suo tempo qualcuno messo all’indice. Ha scritto anche poesie, alcune tanto belle, è stato pure pubblicato un libro di sue poesie ma, soprattutto, ha trovato la sua dimensione artistica dal punto di vista della massima rappresentatività, anche della sua personalità, attraverso la pittura. In pittura ha avuto diversi cicli pittorici che io ho incanalato, dalla figurazione all’astrazione. Nell’ambito dell’astrazione diversi erano i suoi modi di espressione, diciamo che la sua personalità e la sua versatilità artistica andavano di pari passo perché, essendo un artista assolutamente istintivo, attraverso l’espressione dell’arte rappresentava se stesso.

Ha curato per l’artista diverse mostre, come è stato collaborare con lui e quale ricordo particolare le viene in mente oggi?

Diverse sono state le mostre che ho curato per Paolo ma non solo io, anzi, devo dire che soprattutto all’estero c’è stato un bravissimo gallerista “Palma Arte” che, attraverso un ciclo di fiere, curate da un’organizzazione apposita, ha girato praticamente tutta l’Europa con grandissimi risultati. Parlo di Olanda, Lussemburgo, Belgio, Francia è arrivato persino in Australia. Questi cicli europei sono stati continui, ricorrenti dove Paolo è stato apprezzato assolutamente molto più che in Patria. Ricordo un aneddoto che è stato il punto che mi ha fatto capire quanto Paolo fosse, allo stesso tempo, sfrontato e timido. Il top delle mostre che sono state fatte per Paolo è stato al Museo Moya di Vienna e lì, di fronte al sindaco di Vienna, all’ambasciatore italiano in Austria ed a tutte queste personalità Paolo si sentiva quasi in imbarazzo. I formalismi da un lato potevano fargli piacere, in effetti erano gratificazioni a quello che era il suo lato artistico, la sua personalità ma dall’altro lato si sentiva intimorito, timido, perché era fuori dal suo ambiente più genuino, più schietto, di dimensione più umana. Lui non è mai stato un artista costruito, è sempre stato assolutamente ed esclusivamente un artista istintivo. Lo chiamerei “un artista di altri tempi”.

Paolo da San Lorenzo ha mai dato il giusto valore alle sue opere?

E’ proprio per questo forse, per il suo vivere e valutare le cose al di sopra delle righe, Paolo non ha mai dato il giusto valore alle sue opere. In Patria e nel circondario dove lui ha lavorato per tanti anni, le sue opere venivano vendute in certi momenti anche per pochi soldi, cedute per poche lire e questo ha fatto sì che nei luoghi vicino al suo studio la sua opera non fosse particolarmente apprezzata. Come sappiamo, le opere se costano poco valgono automaticamente poco e quindi in questo caso c’era questo grosso contrasto tra il valore che aveva Paolo all’estero con le sue opere, che è poi il valore reale, e quanto fosse poco considerato in Patria dove lui, vendendo le opere occasionalmente, ma molto frequentemente per pochi soldi, non veniva considerato quanto avrebbe dovuto esserlo.

Secondo lei Fabriano ha riconosciuto il valore di questo suo artista o vale anche in questo caso la famosa espressione latina “Nemo propheta in patria”?

Fabriano non ha mai dato il giusto valore alle sue opere, anche per colpa di Paolo, perché vendendole a poche lire per chi non ha approfondito la materia della pittura, come capita nella maggior parte dei casi, le opere automaticamente valgono poco. Inoltre erano anche facilmente reperibili in quanto Paolo ha prodotto molto. Questo non è certo un difetto, se consideriamo che uno degli artisti che ha prodotto di più nell’arco del ‘900 è stato Picasso che non ha certo un valore ridotto, tutt’altro. Vero è anche però che quasi tutti a Fabriano hanno dentro casa un quadro di Paolo da San Lorenzo.  Da un lato, forse perché costava poco, è stato possibile acquisirlo da moltissime persone, questo ha anche contribuito a farlo conoscere ed a renderlo abbastanza famoso nell’ambiente e nel circondario. Ci troviamo quindi in una situazione abbastanza ambigua, dove dal punto di vista della considerazione viene ritenuto non un grande artista perché le sue opere venivano vendute per poche lire, dall’altro canto però è stato cercato ed acquisito da tanta gente che ha molte delle sue opere in casa e in maniera molto diffusa.

Oltre all’artista ricordiamo l’uomo, sicuramente fuori dal comune. Chi era Paolo da San Lorenzo?

L’uomo e l’artista si sovrappongono, perché l’estrosità di Paolo come artista raffigura l’estrosità di Paolo come uomo, dal punto di vista del suo carattere. Paolo amava il gioco, amava le donne. L’uomo era molto generoso, preciso, ma anche amante della vita ed ha bruciato le tappe della vita, ha vissuto per parecchi anni sopra le righe. E’ stato artista vero, sia nel fare le sue opere sia nell’affrontare la vita, cercando sempre il massimo dell’energia vitale che lo portava a vivere qualunque evento e situazione in maniera sfrontata. Era un artista uomo ed un uomo artista a tutto tondo, nella vita come nelle sue opere.

In che modo la nostra Città potrebbe onorare oggi la memoria di questo suo artista?

Gli artisti si onorano con delle mostre che possano rappresentare, nell’arco di una manifestazione, tutto quello che può essere stato il percorso artistico. Nel caso di Paolo, fare una mostra antologica dove esporre le opere meno conosciute, più intime, che sono quelle che rappresentano meglio il suo vissuto ed il suo modo di intendere la vita. Nelle poesie che ha scritto aveva anche una profonda sensibilità che esprimeva attraverso certe opere non tutte perché, come tutti gli artisti, aveva opere fatte per il mercato e opere fatte per se stesso, più sentite. Cercare di fare una bella mostra che rappresenti il Paolo a 360 gradi e meno conosciuto dal grande pubblico sarebbe un modo per valorizzare al massimo l’uomo come artista, al di là di quello che è normalmente conosciuto.

Gigliola Marinelli