Un mondo a colori, Fabriano Progressista: “Trovate le risorse”
Fabriano – Non si placano le polemiche sulla sede storica del Centro diurno Un mondo a colori di via Aldo Moro. Dopo il consiglio comunale che approvato, all’unanimità, l’atto per il recupero della struttura (ora gli utenti sono trasferiti al C’era l’Acca), Fabriano Progressista attacca e chiede di trovare subito le risorse necessarie per partire con i lavori di adeguamento: «Avete avuto complessivamente quasi 10 milioni di euro di avanzo di amministrazione negli ultimi 3 anni». Poi ricorda: «L’originaria proposta delle opposizioni proponeva alla maggioranza di abbandonare il progetto di ampliamento del C’era l’Acca e spostare le risorse nella ristrutturazione della storica sede. La Giunta si è opposta, ma per voce dell’assessore Serafini, ha prefigurato una fase due. Propone, oltre all’ampliamento già approvato e criticato da familiari e minoranza, la realizzazione di un secondo Mondo a colori nella sua sede attuale». Scetticismo dai consiglieri Armezzani e Arteconi. «Ciò non è stato mai approvata formalmente. Maggioranza e opposizione hanno dato una veste formale a questo impegno. È solo un passetto per tentare di venire incontro, in minima parte, alle preoccupazioni di utenti e familiari. L’impegno a realizzare un nuovo Centro diurno per ora è solo sulla carta» l’affondo dei consiglieri di Fabriano Progressista. Armezzani e Arteconi sottolineano: «Non ci sono ancora gli impegni di bilancio, come invece anche parte della maggioranza riteneva dovessero esserci nell’atto. Ci saranno a breve, assicurano, ma nelle discussioni fuori microfono compare sempre qualche indecisione». Il gruppo sollecita: «Trovate le risorse». Se ne parlerà nel prossimo consiglio comunale. Secondo Fabriano Progressista, «la Giunta ha deciso che il C’era l’Acca dovrà accontentarsi di spazi ridotti. Il Centro diurno che gli sarà costruito attaccato avrà una superficie di circa un terzo inferiore al vecchio Mondo a colori e resterà relegata ai margini del quartiere, con buona pace dell’integrazione con la città. I familiari restano scontenti».
m.a.

