Beko, si ferma la produzione per due settimane. Il punto dei tre sindacati
Fabriano – C’è preoccupazione nello stabilimento Beko di Melano Marischio. Qui si ferma ancora la produzione, in particolare la linea elettrica, piani ad induzione, dal 21 maggio al 2 giugno. Chiesto nuovo tavolo ministeriale. Ieri le assemblee nel sito produttivo. Per il sindacalista Pierpaolo Pullini, Fiom Cgil «la perdita di produzione sarà di oltre 2mila piani cottura al giorno che andrà a neutralizzare la leggera ripresa di inizio anno. Ci sarà un massiccio utilizzo di ammortizzatore sociale, nonostante il piano di uscite sia stato realizzato al 150% (oltre 90 uscite a fronte di 62 esuberi dichiarati)». Pullini ricorda che «per il 2026 è stata annunciata ufficialmente la necessità di procedere ad una ricapitalizzazione di oltre 300 milioni di euro, dopo i 250 milioni del 2025. Questo dimostra che la scelta di disimpegnare dall’Italia, è solo una riduzione costi che rischia di non essere sufficiente per creare una vera prospettiva occupazionale». In fabbrica anche Isabella Gentilucci, Uilm Marche, per aggiornare i lavoratori dopo l’incontro al Mimit. «Abbiamo denunciato il ritardo degli investimenti, 110 milioni di euro spesi dei previsti 300 milioni del piano, insieme al calo dei volumi che non sta permettendo l’azzeramento della cassa integrazione nonostante il sito di Melano abbia raggiunto il numero di fuoriuscite previste». La sindacalista ricorda di aver chiesto all’azienda «un uso più equo della cassa, sia nello stabilimento che nella sede impiegatizia, oltre ad un maggiore impegno nelle ricollocazioni interne. La situazione è preoccupante e va monitorata anche da Regione e Ministero». Uilm chiede al Mimit di riconvocare un tavolo di settore per discutere di interventi strutturali. Dalla Fim Cisl Marche è Giampiero Santoni a fare il punto. «C’è forte la preoccupazione tra i lavoratori. Permane a Melano l’utilizzo della cassa integrazione con una riduzione media al 25% della forza lavoro. A questo si aggiunge il grosso ritardo negli investimenti». Situazione difficile anche a Fabriano città nella sede impiegatizia: «Non ci sono investimenti, ma una vera e propria riduzione di posizioni. Il piano occupazionale – aggiunge Santoni – non è completato, solo in 90 hanno deciso di lasciare l’azienda, facendo rimanere molti impiegati al 90% di utilizzo di cassa. Abbiamo apprezzato le dichiarazioni dell’assessore regionale Consoli che, contrariamente a quanto comunicato dal ministero, chiede chiarimenti in merito agli investimenti comunicati con molta superficialità nell’incontro al Mimit».
m.a.

