Il messaggio pasquale del vescovo Francesco Massara
Carissimi fratelli e sorelle,
nel cuore della notte più buia, quando tutto sembra perduto e il silenzio del sepolcro
appare definitivo, accade qualcosa che cambia per sempre la storia: la pietra viene rotolata
via e il sepolcro è vuoto.
Questa immagine non segna la fine, ma l’inizio vero e nuovo di tutto. La Pasqua che
celebriamo non è il ricordo lontano di un evento passato, ma una Parola viva che
raggiunge anche noi, oggi, in un tempo segnato da ferite profonde. È una Parola che
scuote, interroga, invita a guardare la realtà con occhi nuovi, consegnandoci tre segni
decisivi: il sepolcro vuoto, la pace e il coraggio.
Il sepolcro vuoto
All’alba, le donne si recano al sepolcro per custodire la memoria di Gesù, rassegnate
alla morte come ultima definitiva parola. Ma trovano qualcosa di inatteso: il vuoto. E quel
vuoto, che a uno sguardo superficiale può sembrare assenza, è in realtà l’inizio di un
principio nuovo. È il segno che Dio ha riaperto la storia e che la vita è più forte della
morte.
Il rischio più grande per la nostra fede è l’abitudine: trasformarla in routine,
svuotarla della sua essenza vitale. L’annuncio pasquale ci scuote: «Non è qui». Gesù non
resta dove lo abbiamo lasciato, ma ci precede e ci invita a cercarlo sempre. Quando la fede
diventa solo tradizione da conservare, smette di trasformare la vita. Il sepolcro vuoto,
invece, ci rimette in cammino. Il Risorto non è rinchiuso in un luogo, ma vive nella storia,
là dove la vita lotta per rinascere. Anche quando vediamo solo cenere, sotto la superficie
continua ad ardere una forza che nessuna morte può spegnere.
E allora chiediamoci: quali sono le pietre che chiudono il nostro cuore? Quali pesi
impediscono alla vita, all’amore e alla speranza di passare?
La Pasqua è l’invito a lasciare che Dio rotoli via queste pietre. È il passaggio da un
cuore chiuso a un cuore vivo. Come Maria di Magdala, anche noi possiamo essere
attraversati dalla paura e dallo smarrimento. Spesso corriamo, inquieti, senza accorgerci
che la speranza è già davanti a noi. Eppure, che vita è senza la speranza che Cristo ci ha
donato? Senza di essa, tutto diventa una corsa affannosa verso qualcosa che non basta mai.
La pace
La Pasqua non è solo una festa del calendario, ma una realtà che interpella la storia.
In un tempo segnato da guerre, disuguaglianze e solitudini, l’annuncio della Risurrezione
non è una consolazione facile, ma la certezza che Dio non ha abbandonato il mondo.
Questo annuncio ci chiama a diventare costruttori di pace. Una pace che non nasce
da slogan o da equilibri fondati sulla paura, ma dalla giustizia, dal rispetto della dignità di
ogni persona, da scelte concrete orientate al bene comune.
Non può esserci pace senza giustizia, né fraternità senza verità. Ogni gesto di
giustizia, ogni atto di riconciliazione, ogni scelta di solidarietà è una pietra tolta dal
sepolcro del mondo, è un segno che la risurrezione è già all’opera nella storia.
Il coraggio
Viviamo tempi inquieti, attraversati da paure e incertezze. La tentazione più grande
è la rassegnazione: pensare che nulla possa cambiare. Il Vangelo di Pasqua ci mostra due
discepoli davanti al sepolcro: Giovanni si ferma sulla soglia, bloccato forse dalla paura di
quel vuoto. Pietro invece, nonostante il dolore del suo rinnegamento ancora nel cuore, ha
il coraggio di entrare. Anche noi conosciamo il timore davanti ai vuoti della vita: una
perdita, una delusione, un fallimento, un sogno infranto.
Ma è proprio lì che siamo chiamati a entrare, come Pietro, senza fuggire. È lì che
può nascere una luce nuova. Risorgere significa permettere a Cristo di abitare i nostri
vuoti, perché ciò che sembra fine diventi un nuovo inizio.
Affidando a Lui le nostre fragilità, riceviamo un senso nuovo e scopriamo il nostro
compito: essere testimoni del sepolcro vuoto, testimoni di una speranza viva.
Siamo chiamati a portare questa luce nelle famiglie, nelle comunità, nella società.
Non a fuggire dalla storia, ma ad abitarla con speranza, certi che in Cristo ogni cosa può
ricominciare.
Con questo spirito, mostriamo con coraggio il fuoco della Pasqua, perché il mondo
non ha bisogno solo di parole, ma di segni vivi di risurrezione.
Con affetto e benedizione, auguro a tutti voi una Pasqua luminosa, colma di fede, di
pace e di coraggio.
Il Vostro vescovo, +Francesco

