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Sala gremita per Fabio Macaluso: al via il nuovo progetto di Fondazione Carifac

Fabriano – Fondazione Carifac ha inaugurato ieri, giovedì 5 marzo, il nuovo contenitore culturale
“ZC Lab | Trame di cultura” con la presentazione del volume “Volevo un tè al limone. La mia vita
da bipolare” di Fabio Macaluso, edito da Marsilio e recentemente selezionato tra i finalisti al prestigioso
Premio Strega.

L’incontro, ospitato presso la sala conferenze dell’Ente, ha riscosso un ampio successo di pubblico, a
conferma del forte interesse della comunità verso iniziative culturali di alto profilo, capaci di affrontare
temi di grande attualità sociale.

L’evento è stato il primo appuntamento del ciclo di eventi denominato “Letteratura, storia e arte
del Novecento”, un progetto promosso dal Comitato Scientifico della strumentale Carifac Arte per
valorizzare il polo culturale polivalente di Zona Conce come spazio di confronto, crescita e dialogo
intergenerazionale.

In apertura, i saluti della Presidente di Fondazione Carifac, Rosa Rita Silva, che ha sottolineato
come l’iniziativa sia pienamente coerente con la mission dell’Ente, impegnato a promuovere l’offerta
culturale e la partecipazione della cittadinanza, evidenziando l’alto profilo del progetto capace di stimolare
riflessioni sui grandi temi del contemporaneo. La Presidente inoltre, richiamando la sua esperienza
professionale, ha paragonato lo stigma della salute mentale a quello vissuto in passato dall’oncologia,
auspicando che occasioni come questa possano “aprire uno squarcio nel buio” e contribuire alla crescita
culturale e alla qualità della vita della comunità locale.

A seguire, il Presidente di Carifac Arte, Geremia Ruggeri, ha presentato ufficialmente il progetto “ZC Lab”,
definendolo come nuovo strumento per rafforzare la riconoscibilità nazionale di Zona Conce quale spazio di
contaminazione tra arti e mestieri, luogo aperto di cultura e incontro.

Alessandro Moscè, membro del Comitato Scientifico di Carifac Arte, ha poi illustrato il programma del
ciclo di incontri, che proseguirà nei prossimi mesi a Zona Conce con altri autori di rilievo del panorama
culturale italiano, permettendo di approfondire il Novecento dal punto di vista artistico, storico e letterario,
attraverso la comparazione tra varie discipline che hanno attraversato il secolo scorso come strumento di
comprensione del presente.

L’autore, presentato da Giorgio Saitta, Presidente dell’Associazione Oncologica Fabrianese, che ha
evidenziato il valore sociale di una testimonianza capace di parlare a tutte le generazioni, è stato moderato
dallo stesso Moscè, che ha definito il volume di Macaluso una “novel non fiction”, un diario autobiografico
che mette a nudo lo stato d’animo senza filtri “decorativi”, sottolineando come la letteratura diventi un
“viatico” per far uscire allo scoperto il mondo interiore.

Durante l’incontro, l’autore Fabio Macaluso ha condiviso la sua esperienza con il disturbo bipolare,
descrivendola come una “malattia bugiarda” caratterizzata da fasi euforiche ad “altissimo funzionamento”
e fasi depressive paragonabili a un “predatore invisibile che ruba l’anima”. Ha sottolineato l’importanza
della psichiatria, da lui definita “l’aristocrazia della medicina” per la sua vicinanza alla personalità e alla
sensibilità umana. Il racconto, scritto in condizioni di ordinarietà, nonostante i passaggi duri di sofferenza, si
chiude con un messaggio di speranza: “È un libro di servizio”, ha concluso Macaluso, “un regalo per dire a
chi soffre che dalla malattia mentale si può uscire e tornare ad una vita piena e felice”. Ha ribadito
l’importanza della terapia, del supporto psicologico e familiare, ricordando il ruolo decisivo dei suoi genitori
nel percorso di guarigione.

L’incontro si è concluso con un confronto con il pubblico, durante il quale alcuni psichiatri presenti hanno
discusso la rilevanza della psicoeducazione e dei trattamenti basati sull’evidenza scientifica. (cs)