Spettacolo dal vivo nelle Marche: grave incertezza e mancanza di programmazione. La denuncia di SLC CGIL
Artiste e artisti professionisti della scena teatrale marchigiana, rappresentati da SLC CGIL,
denunciano con forte preoccupazione la situazione di grave incertezza e difficoltà strutturale in cui
versa il settore dello spettacolo dal vivo nelle Marche.
La presa di posizione del sindacato Cgil
Mentre numerose Regioni italiane si apprestano a pubblicare i bandi pubblici per il sostegno e la
promozione dello spettacolo dal vivo, la Regione Marche non ha ancora reso noti gli esiti dei bandi
relativi all’annualità 2025. Bandi che, peraltro, sono stati emanati a annualità già conclusa,
mettendo in seria difficoltà i professionisti del settore e tutte le maestranze coinvolte. Lo
stanziamento previsto, inoltre, ha fatto ricorso a risorse non direttamente allocate dalla Regione.
In queste condizioni risulta impossibile programmare le attività, lavorare con criteri di
professionalità e garantire dignità, continuità occupazionale, libertà espressiva e pluralità di
partecipazione a chi opera nello spettacolo dal vivo.
Le indicazioni e gli impegni più volte discussi con il precedente Assessorato alla Cultura sono stati
disattesi, determinando una grave disparità di trattamento per le lavoratrici e i lavoratori dello
spettacolo dal vivo nelle Marche rispetto a quanto avviene nel resto del Paese.
Una situazione già insostenibile è stata ulteriormente aggravata dalla crescente concorrenza
esercitata dal settore amatoriale, anche attraverso bandi pubblici come Marchestorie, nei quali si
registra una preoccupante commistione tra progetti professionali e iniziative riconducibili al teatro
amatoriale. Una commistione che sottrae risorse pubbliche a progetti professionali capaci di
generare sviluppo, continuità occupazionale e una reale proiezione della Regione Marche in un
contesto nazionale, oltre ad attrarre pubblico sovralocale.
In particolare, il bando Marchestorie ha destinato 500.000 euro di fondi pubblici per la sola
annualità 2025, a cui si aggiungono i costi per comunicazione e promozione, per la realizzazione di
progetti “una tantum”, rivolti a un pubblico chiuso, privi di prospettive di circuitazione e senza
adeguate garanzie sul rispetto delle condizioni contrattuali e delle tutele previste per il lavoro
professionale nello spettacolo. Il rischio concreto è quello di disperdere risorse pubbliche senza
produrre un reale aumento dell’occupazione, della ricchezza territoriale né della qualità delle
proposte culturali.
«La Regione Marche sta lasciando il settore dello spettacolo dal vivo in una condizione di totale
incertezza – dichiara Carlo Cimmino, Segretario regionale SLC CGIL – senza tempi certi, senza
programmazione e senza un reale riconoscimento del lavoro professionale. Pubblicare bandi a
annualità conclusa e non rendere noti gli esiti significa impedire a lavoratrici e lavoratori di
vivere del proprio mestiere».
«Chiediamo con urgenza un cambio di rotta – prosegue Cimmino – che restituisca centralità allo
spettacolo dal vivo professionale, garantendo trasparenza, risorse strutturali, rispetto dei
contratti e una netta distinzione tra attività professionali e amatoriali. Senza queste condizioni, il
rischio è la desertificazione culturale e occupazionale di un intero settore».

