“L’attivazione in Vallesina è una duplicazione non coerente con le linee guida regionali approvate”
Fabriano – L’attivazione dell’indirizzo “Viticultura ed Enologia”, già presente a Fabriano, in Vallesina andrebbe contro la delibera dell’Assemblea legislativa delle Marche numero 39 del 4 ottobre 2022. Per questo dalla città della carta si chiede un passo indietro. Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato l’attivazione del nuovo indirizzo tecnico Agrario per l’Istituto Coppari Salvati di Jesi. La sede sarà il professionale di Monte Roberto. A seguito della riunione del consiglio provinciale di Ancona, quindi, è arrivato l’ok a un terzo indirizzo agrario tra Ancona e Fabriano. Il dibattito politico è aperto. La decisione ha creato non pochi malumori.
Contro questa decisione, i capigruppo, in Consiglio comunale a Fabriano, aveva espresso parere negativo in quanto «duplicazione non coerente con le linee guida regionali approvate». Il Consiglio aveva richiamato la regione, la provincia e l’Ufficio Scolastico regionale «al rispetto dei principi di razionalizzazione e di equilibrio territoriale dell’offerta formativa». Aveva chiesto di sospendere la decisione «con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare l’esperienza e l’identità formativa dell’Istituto Tecnico Agrario Vivarelli di Fabriano». Un atto di indirizzo chiaro, con il consigliere di maggioranza Giancarlo Sagramola come promotore, che evidenziava, tra le altre cose, come «la distanza geografica tra Fabriano e Monte Roberto è estremamente ridotta e la creazione di un ulteriore indirizzo di “Viticoltura ed Enologia” a così breve distanza rappresenterebbe un evidente caso di duplicazione dell’offerta visto che il Vivarelli rappresenta un presidio formativo e culturale di rilievo per l’intero comprensorio montano».
Sulla vicenda prende posizione anche il sindaco di Cerreto d’Esi, David Grillini: «Esprimiamo preoccupazione poiché temiamo che possa comportare un deflusso di iscrizioni dall’Istituto di Fabriano, aggravando ulteriormente la già critica situazione di decrescita demografica e di spopolamento dell’area montana. Tali dinamiche rischierebbero di produrre un ulteriore depauperamento del territorio».
Marco Antonini

