Il negozio di Nicolina festeggia 100 anni di attività: Il racconto della pronipote Ines Mezzanotte
Per celebrare i 100 anni dall’apertura dell’attività commerciale di Nicolina a Fabriano, “bottega” storica della città della carta, abbiamo raggiunto la pronipote Ines Mezzanotte che prosegue, con entusiasmo ed orgoglio, la tradizione di famiglia e che ci racconta oggi le origini del negozio che ha vissuto tutte le vicissitudini storiche di Fabriano per un secolo.
Ines, partiamo da quel lontano 1925, anno di inizio attività del negozio di Nicolina. Vuoi raccontare ai nostri lettori la storia che ti è stata tramandata?
Nicolina nasce dal desidero e da un’intuizione imprenditoriale dei miei bisnonni, ma soprattutto da un bisogno concreto. Nel primo dopoguerra scarseggiavano tutti gli utensili necessari in casa e in cucina: era tutto da rifare. Questo Mario, il marito di Nicolina, dipendente delle cartiere Miliani, l’aveva ben intuito ascoltando le continue lamentele delle cartare. Erano i primi anni ’20 quando condivide ciò con la moglie Nicolina che decide quindi di avviare l’attività, di cui abbiamo però data certa solo a partire dall’iscrizione in Camera di Commercio, nell’anno 1925.
All’epoca cosa vendevano in bottega?
Quella di Nicolina all’epoca era una piccola bottega dove si vendevano piatti, bicchieri, casseruole, tutto esclusivamente in terracotta, per questo Nicolina era detta “la cocciara”. Tutti i prodotti provenivano dalla vicina zona di Fratterosa, dove piccolissimi artigiani partivano a notte fonda con i loro carretti trainati da asinelli per arrivare di primo mattino nella “piazza bassa”, la piazza del mercato. Proprio nell’attuale Piazza Garibaldi, prima Mario e successivamente i figli, si recavano quindi per ritirare la merce ordinata per posta, caricandola su una carriola che a gran fatica riuscivano a far risalire per via Ramelli, non ancora lastricata. Solo diversi anni dopo le consegne iniziano ad arrivare via treno, in grandi casse di legno, dove gli articoli venivano accatastati alla rinfusa e imballati con trucioli di legno. Nei racconti di mia mamma, allora bambina, vedere sbullonare le casse ed estrarre gli articoli era veramente entusiasmante, il momento più atteso da tutti. Era quasi paragonabile a una caccia al tesoro, poiché a quel tempo non era possibile visionare in anticipo quanto ordinato: un piatto era “un piatto”, un bicchiere era “un bicchiere”, indipendentemente dalla forma!
Poi la bottega si è ampliata diventando un vero e proprio negozio?
Negli anni successivi, dal piccolo locale con pavimento in terra battuta sottostante l’abitazione, la bottega si è pian piano allargata, acquistando i locali retrostanti della ex cooperativa dei ferrovieri. Con la seconda generazione, l’attività ha iniziato a trattare i primi articoli da regalo, giocattoli, pelletteria, stufe e fornelli a gas. Tutt’ora tanti clienti ci raccontano che da piccoli erano felicissimi di accompagnare i genitori a fare commissioni da Nicolina per potersi perdere nel mondo dei giocattoli, indicandoci con precisione quali scaffali fossero i loro preferiti! La peculiarità della nostra “bottega”, termine che utilizzavano i miei nonni, secondo me, è quella di essere sempre rimasta nei locali originari e aver preservato la gestione familiare. I figli maschi di Nicolina dovevano allora proseguire per la propria strada, uno meccanico, l’altro maestro. Però, complici gli eventi bellici, hanno finito per dedicarsi entrambi al negozio: nonno Elvio dedito a “fare i conti”, zio Arnaldo sempre dietro le quinte a organizzare merci, scaffalature, riparazioni. Le rispettive mogli, Lilia e Clara, si dedicavano al bancone, ad accogliere i clienti e a selezionare le novità. La merce viene tutt’ora in parte stoccata in alcune scaffalature costruite a mano da mio zio Arnaldo in quel periodo! Negli anni ’70 l’edificio è stato ristrutturato, ma per fortuna in famiglia nessuno ha mai amato l’estrema modernità, quindi il negozio conserva ancora tanti tratti caratteristici rimasti invariati dagli anni ’20. Addirittura in magazzino utilizziamo ancora parti del vecchio mobilio di Nicolina. A mio avviso è proprio questo l’elemento vincente!
Chi era la tua bisnonna Nicolina, divenuta poi un personaggio storico del commercio fabrianese?
La mia bisnonna Nicolina era la nonna di mia mamma, originaria di Cerreto d’Esi, nata nel 1884 e scomparsa nel 1964. Prima di aprire la storica bottega, ha sempre lavorato come affermata sarta e svolgeva il suo mestiere insieme alla sorella Ines, insegnando l’arte sartoriale a giovani ragazze fabrianesi. Tuttora, qualche nostra cliente ci racconta con commozione di quando le due sorelle le confezionarono il vestito da sposa. Per quei tempi, Nicolina ha avuto sicuramente tanta intraprendenza, coraggio e dedizione, messe in pratica in questa idea imprenditoriale. Ebbe, certo, anche il supporto del marito Mario, che dopo il suo turno in cartiera la aiutava in bottega. Quello che sappiamo di Nicolina, anche grazie alla preziosa testimonianza dei nostri clienti, è che era una donna molto disponibile e caritatevole. Nel primo dopoguerra, infatti, la mia bisnonna accettava ben volentieri il baratto come forma di pagamento: tanti clienti vivevano nelle campagne prossime al fabrianese e, non avendo denaro, scambiavano prodotti agricoli e beni di sussistenza con gli utensili casalinghi. Negli anni a venire, con la ricostruzione, il benessere iniziò ad aumentare, il contante a circolare e Nicolina divenne nota per i suoi segni: “Niccolì me lo segni? Te pago appena posso!”.
Il negozio di Nicolina è stato sempre un punto di riferimento a Fabriano. Un “trovatutto” per casa e cucina che ancora oggi mantiene ben salda la sua clientela, è stato anche questo il segreto del suo successo?
Credo che il successo di Nicolina sia da ricercare nei principi che lei stessa ha tramandato a figli e nipoti e che io, solo dopo aver vissuto a lungo fuori città, posso ora riconoscere come caratteristiche di pregio, non scontate per un’attività commerciale. La disponibilità verso i clienti, l’onestà e l’ascolto. Da Nicolina non è strano che si entri solo per chiedere un consiglio o un suggerimento, né che lo si faccia per sapere come “accomodare” qualcosa che sembra non funzionare più o tantomeno per chiedere qualcosa di particolare che può essere appositamente ordinato. Di certo ciò che ha reso Nicolina un posto magico, è che conserva tuttora quel lento processo di ascolto, che magari negli anni ’20 era scontato, ma che poi si è perso. Sta nel piacere di servire senza fretta un cliente, sforzarsi di capirlo per riuscire a consigliarlo e spiegargli tutte le caratteristiche e la funzionalità di un prodotto. Trovo sia sempre più raro, soprattutto quando ci si interfaccia con la grande distribuzione, trovare qualcuno che conosca davvero ciò che ti sta vendendo. Ad oggi, nel concreto, i punti di forza di Nicolina sono sicuramente l’esperienza e l’assortimento della merce. Possiamo permetterci di presentare ai clienti una selezione di prodotti, escludendone altri, perché già sappiamo o riusciamo a intuire, quali sono quelli che valgono davvero. Grazie allo spazio a disposizione (anche se non è mai abbastanza) riusciamo a non deludere le aspettative dei clienti, con tanti prodotti di nicchia.
Sei una ragazza giovane che ha scelto di proseguire l’attività di famiglia. Come è nata questa tua decisione e che risposta stai ricevendo dalla clientela?
Ho sempre aiutato, quando potevo, in negozio, fin da piccola, tuttavia ho sempre dichiarato che la vita in negozio e a Fabriano non mi appartenevano. Ho vissuto fuori fino al 2020 tra università e primi lavori: Urbino, Verona, Milano, mi piacevano tutte! Con il Covid però sono tornata e in attesa di ripartire, sotto lockdown, ho abbozzato un e-commerce mettendo in pratica le tecniche apprese negli studi di laurea magistrale, tuttavia senza troppa convinzione: doveva essere uno stallo solo per qualche mese… Cambio di programma: mi sono incredibilmente appassionata a Nicolina, mi sono innamorata di Fabriano e ho ritrovato il mio equilibrio!
Dopo 100 anni Nicolina ha oggi un’insegna pubblicitaria. Che emozione è stata vedere in questi giorni una scritta che sancisce un legame forte con Via Mazzini 14, storica sede dell’attività?
È stata un’emozione incredibile… e chi mi conosce sa che non mi emoziono facilmente! Era qualcosa che desideravo da tempo. Quale occasione più opportuna del centenario? È così che ho convinto mia mamma. Se Nicolina non aveva mai avuto un’insegna non voleva dire che non ce la dovesse avere. D’altronde c’era una rientranza nel muro, quindi l’insegna probabilmente era già stata predisposta, ma mai realizzata. Non è stato facile perché la desideravo proprio così, in stile Nicolina, dipinta su muro come si usava un tempo. Ho fatto molte ricerche prima di riuscire a trovare Carlo, che è proprio un pittore di insegne. In città siamo già conosciuti e questa non è stata una scelta tanto pubblicitaria, quanto invece spirituale, oserei dire. Per di più, dare un po’ di colore e di brio alla vietta che “ci ospita” da un secolo mi sembrava il minimo!
La tua presenza ha portato una ventata di novità in negozio. Prima di tutto i social, con video e dirette gestite da te con entusiasmo e tanta voglia di fare. Possiamo dire che con Ines l’attività di Nicolina ha coniugato la tradizione con l’innovazione?
Sebbene la tradizione sia per me alla base di tutto, è imprescindibile oggi come oggi innovarsi. Grazie ai social riesco ad avere un rapporto vicino e quotidiano con i clienti, posso conoscerli, ascoltarli meglio. Con alcuni, persone che non conoscevo affatto, negli anni si è creato un bellissimo rapporto e penso che senza i social questo non sarebbe stato possibile. Altri sono venuti a sapere di noi proprio grazie ai social e vengono qui appositamente, da fuori città. Il fatto è che purtroppo oggigiorno il tempo risulta essere la risorsa più scarsa: siamo sempre tutti di corsa, io in primis, così mi sono resa conto che è difficile avere modo di entrare in negozio e rimanerci il tempo che basta per curiosare e scoprire tutte le novità. Mi piace vedere i social di Nicolina come uno strumento di intrattenimento e condivisione più che prettamente per vendere, un plus per i clienti, ma anche per me che riesco meglio a confrontarmi con loro per capirne gusti ed esigenze.
Viviamo come dicevi sempre di corsa, spesso si predilige per comodità dirottare gli acquisti nelle grandi catene di distribuzione. Poi si entra da Nicolina e si scopre la bellezza del negozio di vicinato, con una storia così densa di ricordi ed una giovane ragazza che ci riporta al presente. Sei soddisfatta di questa tua scelta?
Non potrei essere più soddisfatta. A lungo sono stata titubante, ma ora sento che è la miglior decisione che potessi prendere! Nella soddisfazione, sicuramente anche ottenere i complimenti di tanti clienti fa la sua bella parte. Credo che i negozi del centro svolgano un’importante funzione in quest’epoca così frenetica, caratterizzata da una scarsa condivisione sociale, in particolare per questa comunità fabrianese un po’ disillusa e un po’ giù di morale. È bello osservare persone che si incontrano in negozio, che magari non si vedevano da tempo, stupirsi, salutarsi, chiacchierare. Ancor più bella è l’atmosfera informale di chi entra, sapendo di potersi sentire a casa, senza soggezione, senza disagio nel rapportarsi con noi! Ho comunque tanti progetti in mente per Nicolina, che spero mi diano modo di esserne ancora più soddisfatta.
Lascio a te in chiusura un saluto ai clienti di Nicolina in occasione dei 100 anni di attività. Cosa avrebbe detto oggi Nicolina dopo tanti anni di lavoro?
Ogni tanto mi piace, fantasiosamente, immaginarmi Nicolina. A volte mi vedo davanti il suo viso esterrefatto di fronte a tutta la strada che la sua storica attività ha conseguito, sbalordita dall’evoluzione della sua piccola bottega, divertita nell’assistere a tutte le discussioni tra me e mia mamma (che io faccio impazzire, pensandone cento al giorno e combinandone meno di una). Sicuramente oggi Nicolina saprebbe esprimere meglio di me la sua gratitudine a tutti i nostri clienti per essere stati al nostro fianco in questo viaggio lunghissimo e straordinario, per averci scelto, sostenuto e reso parte della loro quotidianità, generazione dopo generazione. Spero che chiunque sia entrato almeno una volta nella bottega di Nicolina, cittadino e non, possa leggere questo articolo e ricevere tutta la nostra riconoscenza.
Gigliola Marinelli
Foto di copertina: Mauro Angelini/ Foto Angelini
Nella foto: L’iscrizione alla Camera di Commercio di Ancona del 1925

