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25 novembre, insieme per dire basta alla violenza contro le donne

Il comprensorio fabrianese celebra oggi la Giornata nazionale contro la violenza sulle donne. Quest’anno la ricorrenza assume una rilevanza particolare perché sarà l’occasione per ricordare Concetta Marruocco, l’infermiera 53enne uccisa dall’ex marito nella sua abitazione di Cerreto d’Esi il 14 ottobre. Tanti gli appuntamenti. Gli ospedali e i Consultori dei Distretti di Ast Ancona hanno organizzato iniziative con l’obiettivo di incoraggiare le donne a rompere il silenzio e avvicinarle alla rete di servizi antiviolenza che offrono percorsi di accoglienza protetta e progetti di continuità assistenziale e di sostegno. L’ospedale Profili di Fabriano ha installato una panchina rossa e questa mattina distribuirà materiale informativo, per sensibilizzare tutti, cittadini ed operatori, a dare ognuno il proprio contributo per fermare la violenza contro le donne. Anche al Distretto Sanitario di Fabriano verrà allestito un punto per la distribuzione di materiale informativo che illustra i percorsi ospedalieri e territoriali dedicati alle donne vittime di violenza dove saranno presenti le volontarie dell’Associazione antiviolenza Artemisia.

“Quest’anno nelle Marche sono state già quattro le donne vittime di violenza, e l’anno scorso si sono rivolte ai nostri Centri Antiviolenza 705 donne, 42 in più rispetto all’anno prima – ha detto il vice presidente della Regione, Filippo Saltamartini. – Ci sentiamo impegnati a fare sempre di più per capire le esigenze reali delle donne che hanno subito violenza e maltrattamenti per accompagnarle in un percorso di ritorno alla vita”.

Anche la vicina Matelica, dove Concetta lavorava, scende in campo. Ast Macerata insieme ai dipendenti, infatti, ricorda affettuosamente Concetta Marruocco, “stimata infermiera in servizio presso il poliambulatorio di Matelica” organizzando l’iniziativa “Per la nostra amata Titti”. All’Ospedale di Matelica, oggi alle 10 si svolgerà un incontro per approfondire questa tematica.

A Fabriano oggi e domani iniziativa di Fidapa e Associazione culturale InArte. Organizzata una mostra collettiva in Via Bartolo da Sassoferrato 4 (salita della Cattedrale) con il patrocinio del Comune di Fabriano. L’inaugurazione alle 18.30. Sarà possibile visitare la mostra fino a domani, dalle 18 alle 20. A partecipare all’esposizione saranno gli artisti di InArte: le loro opere affronteranno il tema della violenza sulle donne attraverso diversi linguaggi espressivi e tecniche specifiche. Sempre oggi, alle 9,30 gli studenti del quarto e del quinto superiore, invece, si ritroveranno al Movieland di Fabriano per la proiezione del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi. A Cerreto d’Esi, città dove risiedeva Concetta Marruocco, l’appuntamento unitario di tutti i Comuni della zona. Alle 11,30 il ritrovo alla panchina rossa di via Gramsci. “Insieme ad Ambito 10, associazioni, movimenti e cittadini ricorderemo Concetta. Avremo, poi, un momento di riflessione nella consapevolezza che è necessario fare rete nel territorio per potenziare la risposta e la prevenzione alla violenza di genere” dice il sindaco, David Grillini. Nel pomeriggio, dalle 17,30 fiaccolata con partenza da casa di Concetta, via Ciccolini e diretto nella chiesa parrocchiale dove, alle 18,30 verrà celebrata la Santa Messa.

25 novembre, a cura delle Segreterie regionali di CGIL CISL UIL Marche

In uno scenario internazionale dove le donne vedono minate vita e autodeterminazione dalle guerre e da regimi teocratici e dittatoriali, occorrono parole forti di concretezza per confermare la necessità di un impegno comune per la difesa della pace, della libertà, dei diritti, della parità, combattendo ogni rischio di arretramento verso una cultura patriarcale fondata sul possesso, sul controllo e sulla sopraffazione. Un appuntamento importante quello del 25 novembre, alla luce dei dati nazionali sulla violenza di genere: nel 2023 sono state 105 le donne vittime di femminicidio, di cui 4 nella nostra Regione, mentre 23 sono le donne uccise nelle Marche dal 2017 ad oggi. Ma il femminicidio è la manifestazione estrema di una lunga scia di violenza se pensiamo che solo nel 2022, 705 donne si sono rivolte ai Centri antiviolenza delle Marche. Quindi una Giornata Internazionale contro la violenza che non sia una celebrazione ritualistica ma la presa di coscienza e la mobilitazione di tutte e tutti contro un fenomeno sempre più pervasivo che non conosce limiti di età, di estrazione sociale, di origine geografica, come purtroppo ci dimostrano i recenti femminicidi, per cui diventa urgente un’assunzione collettiva di responsabilità per passare dall’indignazione all’azione. Più di metà delle donne ammazzate quest’anno (56) sono state massacrate da mariti, fidanzati, compagni ed ex per le “solite” ragioni, inaccettabili: gelosia, possesso, incapacità di accettare la separazione o le libere scelte delle partner, vendette, dimostrazione di potere, ritorsione. Ad esse vanno aggiunte le tante vittime di violenza sessuale e delle altre forme di violenza: dallo stalking, alle molestie verbali a quelle fisiche, fino alla denigrazione continua e il ricatto affettivo ed economico che genera dipendenze ed esclusioni. Preoccupa il dato che si è abbassata di molto l’età delle giovani donne vittime di violenza, un fenomeno quindi che investe sempre più adolescenti e ragazze.

Secondo Eleonora Fontana, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, Segretarie regionali di CGIL, CISL, UIL, “Le azioni e i provvedimenti normativi adottati fino ad oggi, non hanno determinato quel contrasto alla violenza contro le donne e i numeri, nella loro drammaticità, ci dicono che bisogna fare di più. Le emergenze, sanitaria prima, economica poi, hanno aggravato le diseguaglianze e le discriminazioni di genere, generando isolamento sociale, una delle principali cause delle situazioni di violenza. Occorre lavorare in rete e su più direzioni: sul piano culturale ed educativo per combattere gli stereotipi di genere, sul piano della repressione e della sicurezza per proteggere in modo più efficace le vittime, sul piano sociale ed economico per rendere le donne autonome dal punto di vista lavorativo sostenendo e valorizzando i percorsi di emancipazione. Per questo chiediamo alla Regione Marche di stanziare risorse aggiuntive per il reddito di libertà, un aiuto concreto alle donne vittime di violenza, che però ha visto diminuire le risorse destinate a livello nazionale così da non coprire le tante richieste.”

Se da un lato bisogna lavorare sull’inclusione lavorativa come fattore necessario di autonomia, dall’altro occorre riflettere sulle reali condizioni di lavoro di tante donne che, nella nostra regione come nel resto del Paese, si misurano con disoccupazione, precarietà, riduzione dei diritti e con condizioni economiche difficili che le rendono più indifese di fronte a ricatti, soprusi e molestie anche nei luoghi di lavoro. Il contesto del lavoro nelle Marche vede da anni le donne fortemente penalizzate, in termini di occupazione, di qualità del lavoro, di valorizzazione delle competenze. Molte donne hanno perso il lavoro (nelle Marche 6000 posti per le donne lavoratrici nel 2022) o si misurano con lavori poveri e la mancanza di sicurezza economica e di una rete di relazioni le espone ancora di più al rischio della violenza.

“Per questo – aggiungono Fontana, Ilari e Mazzucchelli – è necessario riconoscere il ruolo delle donne nella società così come nel lavoro, superando ogni forma di discriminazione e diseguaglianza, ma è altrettanto importante che il lavoro sia dignitoso e di qualità e possa avere adeguate tutele per tutte e tutti. In questi giorni sono tante le iniziative nei vari territori per affermare la necessità di porre fine alla violenza e alle molestie di genere e il Sindacato ribadisce il proprio impegno affinché l’ambiente di lavoro sia un luogo sicuro e rispettoso della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Rivendichiamo con forza il diritto delle donne alla libertà e al rispetto, nella vita privata, nella società e nel lavoro, e il diritto a una vita senza violenza”.

Marco Antonini