A tu per tu con i fratelli Lo Gioco: Dopo la formazione a Fabriano abbiamo aperto una cartiera in Sicilia

Questa settimana raccontiamo la bellissima storia di due giovani imprenditori artigiani, Francesco e Giuseppe Lo Gioco, fratelli gemelli trentenni originari di Leonforte, un piccolo paesino dell’entroterra siciliano, profondamente innamorati della loro terra. Dopo la maturità classica si sono trasferiti a Catania per frequentare la facoltà di Beni Culturali. Nel 2016, dopo essersi laureati, hanno deciso di trasferirsi a Firenze, culla delle arti e del Rinascimento, per proseguire gli studi magistrali in Storia dell’Arte. Conseguito il secondo diploma di laurea, hanno trovato lavoro a Firenze: Giuseppe presso l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte, associazione che dal 2001 promuove il settore dei mestieri d’arte e le realtà artigianali di tutta la penisola, e Francesco presso l’Atelier degli Artigianelli di Firenze, che si propone di diffondere, attraverso corsi, laboratori ed incontri, i mestieri legati al mondo della carta. Grazie a un corso di formazione promosso dalla Scuola Internazionale dei Mestieri d’Arte nel complesso di Zona Conce, sono giunti a Fabriano. Li abbiamo raggiunti per scoprire l’evoluzione di questo loro viaggio nel mondo della carta.

Ragazzi, come è iniziata la vostra avventura nel mondo dell’artigianato artistico?

Il nostro viaggio nel mondo dell’artigianato artistico è incominciato proprio a Firenze: conoscere da vicino le realtà artigiane della città ha fatto nascere in noi la voglia di metterci le mani, di diventare noi stessi creatori di bellezza in qualche modo. Siamo entrati a contatto con il mondo della carta artigianale proprio nell’oltrarno fiorentino, dove, presso la piccola cartiera degli Artigianelli, abbiamo visto fare per la prima volta un foglio di carta a mano e ci siamo subito innamorati di questo mestiere.

Un’opportunità di formazione, offerta dalla Scuola Internazionale dei Mestieri d’Arte nel complesso di Zona Conce, vi ha portato proprio a Fabriano famosa nel mondo come Città della Carta.  Come era strutturato questo corso e che bilancio potete fare di questa esperienza?

Dopo un breve corso di formazione a Firenze, abbiamo deciso di formarci in maniera professionale a Fabriano, capitale della carta, attraverso un corso di formazione realizzato su misura per noi. Il corso si è svolto da gennaio a marzo 2022: durante quelle settimane si alternavano lezioni teoriche e pratiche, incontri con esperti del settore e visite ad aziende del territorio. Per noi è stato un percorso fondamentale perché ci ha permesso di conoscere da vicino il mondo della carta artigianale e capire come gestire il ciclo di produzione direttamente dalla voce di mastri cartai e filigranisti di grande esperienza. Abbiamo trovato tanta disponibilità e voglia di trasmettere un mestiere e passione.

Terminata la formazione avevate già individuato un progetto lavorativo in cui mettere in pratica quanto appreso?

Abbiamo dato seguito alla formazione fabrianese decidendo di impiantare una cartiera artigianale proprio nel nostro paese di origine, Leonforte. Abbiamo fatto una sorta di “emigrazione al contrario” e ci siamo portati con noi un mestiere antico, che da tante soddisfazioni e che si lega molto con il nostro territorio per la presenza di molta acqua. Abbiamo così aperto Crisa La Carta a Mano, una cartiera artigianale nel cuore della Sicilia.

Tecnicamente avete trovato difficoltà nell’intercettare fondi per la vostra start up?

Abbiamo partecipato al bando Resto al Sud e siamo riusciti ad ottenere il finanziamento senza troppe difficoltà. Sicuramente non è stata una passeggiata organizzare e far quadrare tutto ma, con impegno e perseveranza, siamo sicuri che anche gli ostacoli che sembrano più grandi sono affrontabili. Un aiuto più contenuto l’abbiamo avuto anche dal nostro comune di residenza tramite i fondi statali destinati allo spopolamento delle aree interne e provinciali.

Dopo tanti mesi lontani da casa per formarvi avete deciso appunto di rientrare in Sicilia, a Leonforte. Quanto è stato duro passare dalla teoria alla pratica e creare Crisa, la vostra cartiera?

È stato un bel cambiamento, siamo ritornati nel luogo in cui siamo cresciuti per guardarlo con occhi diversi. Certo, una cosa sono le idee, totalmente un’altra la realtà. Abbiamo vissuto con molto entusiasmo il passaggio dalla teoria alla pratica, se così possiamo dire, finalmente, passo dopo passo, abbiamo visto concretizzarsi il nostro progetto e per noi ogni step raggiunto era come un traguardo.

Una curiosità sulla scelta del nome, Crisa. Che significato racchiude?

Crisa è la divinità fluviale dell’antico fiume che scorre nelle vicinanze di Leonforte.  Dal greco Krysòs, dorato, il fiume è da sempre fonte di fertilità e ricchezza per l’intera valle. Gli arabi lo ribattezzarono col nome Dittaino, fiume che scorre nella valle dorata per il colore del grano che vi è coltivato in abbondanza. L’ingrediente principale per creare la carta è l’acqua e abbiamo pensato che non ci potesse essere nesso migliore tra la nostra attività e il territorio su cui si innesta. Ma il fiume Crisa è anche simbolo e motivo di fertilità, così lo abbiamo scelto anche per questo richiamo a produttività e abbondanza, un auspicio che speriamo ci accompagni negli anni.

La vostra è di fatto un’esperienza di contro-emigrazione, che consiglio potete dare ai giovani che desiderano trovare uno sbocco lavorativo non abbandonando il loro territorio d’origine?

A parlare è la nostra esperienza, se si vuole con sacrificio, passione e determinazione è possibile realizzare il proprio sogno, la propria idea imprenditoriale anche in un territorio svantaggiato. Certo questo non significa che non ci sono difficoltà, anzi. Pensiamo fortemente che un giovane deve essere libero di poter scegliere il proprio futuro, libero sia di restare nella propria città, nel proprio territorio, sia di andare a cercare il futuro altrove; purtroppo, spesso non si è liberi di scegliere ma ci si vede costretti a intraprendere per forza la strada dell’emigrazione verso le grandi città o all’estero per costruire un futuro. Profetiche le parole di Franco Armino: “L’emigrazione è un furto e i popoli costretti ad emigrare sono popoli derubati”.

Quale futuro per Crisa e quali progettualità avete in cantiere?

Siamo ancora all’inizio, vorremmo crescere pian piano, ma il nostro obbiettivo principale è di fare il nostro lavoro con passione e professionalità. Pensiamo che i risultati, se si lavora bene, pian piano arriveranno. Ci piacerebbe molto in futuro riuscire a fabbricare la carta con cotone italiano e, perché no, siciliano, realizzando così un manufatto completamente italiano.

Gigliola Marinelli