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Don Vincenzo Bracci compie oggi 70 anni: Cristo mi ha scelto, sostenuto e guidato

Quarant’anni di conoscenza, dapprima come insegnante di religione al Liceo Scientifico “Vito Volterra” di Fabriano, un rapporto che si è evoluto in un’amicizia solida e leale quello che mi lega profondamente a don Vincenzo Bracci. Una guida spirituale, una presenza discreta e costante, un faro nei momenti della vita in cui la Luce si adombra e che don Vincenzo riesce a riaccendere grazie alla lettura della Parola ed alla preghiera. Teologo specializzato in Liturgia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, attualmente Abate Priore Conventuale presso il Monastero di San Silvestro di Monte Fano, oggi  don Vincenzo festeggia i 70 anni. E proprio per questa ricorrenza abbiamo scambiato le nostre solite “quattro chiacchiere” che condividiamo con gioia con voi fedelissimi lettori.

Don Vincenzo, impossibile a dirsi ma festeggi 70 anni. Domanda di rito, è tempo di bilanci?

L’unico bilancio su cui sto riflettendo, nel silenzio della mia stanza e alla vigilia dei miei 70 anni, parte dalla mia consacrazione monastica: “Cristo mi ha scelto: ecco la convinzione profonda che mi ha sostenuto e guidato!” Ho fatto l’esperienza del Signore come unico mio bene. Con tutta sincerità in questo momento sento di voler fare mie le parole di un grande teologo del nostro tempo nel giorno della sua consacrazione a Dio: “Emettendo il voto di povertà, capii come mai prima di allora, quanto il denaro possa essere un mezzo per servire e glorificare Dio. Facendo il voto di castità, compresi più che mai a quale punto l’uomo e la donna posso completarsi ed elevarsi a Dio. Con il voto di obbedienza compresi meglio la libertà che Dio concede a colui che lo serve”.

Vorrei ripercorrere con te il tuo percorso e la tua formazione. Quando hai compreso che il tuo cammino doveva essere a servizio di Dio e della Chiesa e quali studi hanno seguito questa scelta?

Ho compreso fin dalla mia giovinezza che il Signore mi chiamava ad una donazione totale a Lui. Sono stati fondamentali gli incontri con dei monaci che mi hanno dato una vera testimonianza di vita e che mi hanno fatto innamorare di Cristo, del Suo Vangelo e nella Chiesa, in particolare, della vita monastica Benedettina. A seguito della maturità ho iniziato gli studi di Teologia nel Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. A seguito degli studi in Teologia, ho continuato il percorso formativo sempre a Sant’Anselmo con la specializzazione in Sacra Liturgia che poi è diventata “l’amore della mia vita”. E’ questa, “credo”, l’essenza del monachesimo: “Gridare alla vita al mondo che Cristo è il nostro unico bene e nient’altro al di fuori di Lui”.

Molti di noi ti hanno conosciuto, giovanissimo, come insegnante di religione. Che ricordi hai di quel periodo della tua vita e che rapporto hai costruito con i tuoi allievi?

L’insegnamento è stato per me un dono del Signore che è servito per crescere e rafforzare il mio carattere e la mia personalità aprendomi gli occhi alla realtà a 360 gradi. Dai giovani ho colto molti insegnamenti di vita e non a caso un mio confratello anziano mi disse: “La tua più grande parrocchia, ancora più grande di San Benedetto e Santa Teresa a Matelica, è la scuola”. I giovani mi hanno insegnato molto in tutti i campi della vita anche nello sport: pattinaggio su ghiaccio e sci. Ho avuto l’occasione di portarli, durante le vacanze estive, da Leader in Inghilterra per lo studio della lingua inglese. Non potrò mai dimenticare questo frammento della mia vita.

Ricordo che all’epoca erano i primi anni in cui gli studenti potevano scegliere di non frequentare l’ora di religione cattolica optando per una materia differente. Eppure, anche chi inizialmente aveva rinunciato a questa possibilità, sovente bussava di nuovo alla porta per ascoltare te. Che lettura davi a questo comportamento dei ragazzi?

Certamente qualcosa hanno apprezzato del mio insegnamento e anche della mia figura umana. Mi ricordo che la mia dirigente, professoressa Piera Picchi, era orgogliosa di me che tutti gli studenti del Liceo Scientifico si avvalessero dell’ora di religione. Ringrazio il Signore per avermi donato questi talenti e soprattutto per avermi dato la forza di donarli anche i miei giovani. Al termine del mio insegnamento siamo rimasti in contatto con tanti e tante a tal punto che tutt’ora mi chiedono di celebrargli il Matrimonio e a volte i battesimi dei loro figli. Sono commosso che, dopo anni, ancora sento questa “Fecondità Spirituale” perché mi hanno scelto anche come loro Direttore Spirituale.

Parliamo dell’Eremo di Monte Fano, spesso descritto come “un gigante di pietra calato dal cielo”. Un luogo frequentato assiduamente non solo dai fabrianesi ma meta di visite guidate, con gruppi provenienti da tutta Italia e non solo. Perché il Monastero ha ancora questa potenza attrattiva nei fedeli?

Mi conforta sapere che il mio monastero viene connotato come “un gigante di pietra calato dal cielo”. Certamente non sono io e la mia comunità a renderlo tale ma Cristo che vive in noi che lo rende luce per la società civile. Nella nostra “povertà” spirituale cerchiamo, nel nome di Cristo, di renderlo più accogliente possibile e attraente in tutti i modi affinché chiunque venga trovi Cristo al centro di tutto e di tutti. Il monastero di San Silvestro, essendo casa madre della congregazione Benedettina Silvestrina, è conosciuto in diverse parti del mondo: USA, Australia, Sri Lanka, India, Filippine e Repubblica democratica del Congo. Nell’ultimo viaggio in Congo ho potuto constatare con i miei occhi l’affetto spirituale che i congolesi hanno con San Silvestro.

“Perché la pace che ho sentito in certi monasteri o la vibrante intesa in tutti i sensi in festa sono solo l’ombra della luce”. In questi versi del brano “L’ombra della luce” il cantautore Franco Battiato, che spesso trovava rifugio nel monastero di Monte Fano, sintetizzano perfettamente le sensazioni che si provano in questo luogo sacro. Che ricordi hai di questo grande musicista e delle sue residenze in monastero anche con Juri Camisasca?

Juri Camisasca è stato un nostro monaco per dieci anni completando i suoi studi teologici. Attraverso lui, abbiamo avuto l’opportunità di avere come ospite Franco Battiato e con lui anche le due cantautrici Alice (Carla Bissi) e Giuni Russo. Franco Battiato mi ha colpito per la sua ricerca, lo definirei un viandante cercatore di Dio; amava molto la Spiritualità in particolare quella Benedettina e soprattutto il Canto Gregoriano che, estraendo alcuni frammenti delle partiture, lo possiamo trovare in alcuni suoi brani musicali. Partecipava attentamente alle nostre Liturgie e lo vedevo contento e pieno di nuove energie per il suo carisma musicale.

Nelle tue omelie, ma anche nei nostri dialoghi, ricorre spesso un ricordo del tuo viaggio nel 2022 nella Repubblica Democratica del Congo. Quanto questo viaggio ha segnato la tua vita sacerdotale?

La povertà che ho visto mi ha sconvolto: di bello c’è, però, che la Regola di San Benedetto e il carisma di San Silvestro siano arrivati fino a qui, donando alla popolazione forza e fiducia. Qui la gente, nonostante viva in una situazione di povertà, è sempre sorridente, con occhi pieni di luce e di vita. I bambini erano curiosi nel vedere me, unica persona “bianca”. Mi chiedevano caramelle! Gli unici aiuti che ricevono sono dalla Chiesa Cattolica e dalle Confessioni Cristiane. Confidiamo molto nel futuro di queste giovani chiese e noi Silvestrini, in particolare, del nostro monastero di Butembu (RDC – Repubblica democratica del Congo).

Don Vincenzo, sei molto social. Quotidianamente condividi pensieri, spunti di riflessione ma anche le nostre attività ed iniziative a favore del territorio. E’ possibile secondo te comunicare la Parola di Dio ed evangelizzare anche adottando questi nuovi mezzi che ci offre la tecnologia? 

Anche questo fatto di essere social è dovuto al legame dei giovani con me. Il fatto è questo, quando ho celebrato il mio venticinquesimo di ordinazione sacerdotale non riuscivo più a trovare due miei amici di Roma. I ragazzi mi suggerirono con insistenza di creare un profilo facebook per ritrovarli. E così fu. Cerco di usarlo con discrezione, esclusivamente per evangelizzare e per seguire i fatti locali e del mondo; e come monaco, diceva Karl Barth: “Il Cristiano deve avere su una mano la Parola di Dio e sull’altra il giornale” e vedere e capire i fatti del mondo alla luce della Parola di Dio. Facebook mi ha aiutato a ritrovare anche altri miei ex alunni che vivono in altre parti del mondo.

Percorrendo settimanalmente la strada che conduce a Monte Fano, purtroppo si nota una certa trascuratezza soprattutto riguardo la manutenzione del manto stradale. Avvicinandosi la stagione invernale, caro don Vincenzo, approfittiamo per fare un appello?

Certamente per l’importanza di questo luogo la strada che abbiamo non è molto adeguata. Sono contento con i miei confratelli e per la popolazione intera se potesse avere una maggiore manutenzione perché frequentata, oltre che dalle auto, anche da bus turistici e scolastici. Siamo contenti che nel tempo invernale, in particolare quando c’è la neve, ci sia importante premura di sgombrare la strada e, quando c’è il gelo, a distribuire il sale per evitare incidenti. E coloro che passeggiano abbiano la premura di non camminare in mezzo alla corsia stradale ma usare il lato pedonale!

Lascio a te, in chiusura, un augurio per la nostra comunità di fedeli, per i monaci di San Silvestro ed anche per te stesso. Cosa riservi nelle tue preghiere per tutti noi?

Un augurio che faccio alla nostra comunità civile ed ecclesiale è che possiamo crescere nella pace e nel rispetto reciproco e, per quanto riguarda me e la mia comunità monastica, prego affinché il Signore possa mandare nuove vocazioni alla vita religiosa (maschile e femminile) e alla vita sacerdotale diocesana. Vorrei concludere con questa preghiera e augurio. Il mondo di oggi ha bisogno di questa testimonianza e quanto più seriamente vivremo questa nostra vocazione, tanto più la nostra testimonianza sarà più verace. A questo sento che Cristo mi chiama: a questo la Chiesa mi ha consacrato con la vita monastica e l’ordinazione sacerdotale e pregate per me! Perché possa andare sempre avanti credendo, sperando, amando sempre di più che il Signore mi conservi il gusto appassionato del mondo, insieme ad una grande dolcezza e mi aiuti ad essere umano sino alla fine.

Gigliola Marinelli