Cimitero Santa Maria e capannone via Le Povere, due questioni aperte

Non sono solo alcuni reparti del cimitero di Santa Maria, il principale camposanto di Fabriano, a dover essere rimessi in sicurezza affinchè, dopo più di un anno e mezzo, gli utenti possano tornare a trovare e dire una preghiera davanti alla tomba dei propri cari, ma anche l’ex casa del custode (foto). A richiamare l’attenzione su questa struttura è il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Balducci. “Nell’edificio sono ubicati gli ambienti per le attività tecnico-amministrative e gli spogliatoi degli operatori cimiteriali e la camera mortuaria. Con ordinanza del sindaco numero 147 dell’agosto scorso – dichiara – è stata dichiarata l’inagibilità parziale del fabbricato. Abbiamo protocollato un’interpellanza: sollecitiamo un intervento celere e specifico per evitare un’altra situazione simile a quella del reparto 8 inaccessibile dal giugno 2020”. Nel consiglio comunale dello scorso agosto il sindaco Santarelli aveva dichiarato che avrebbe informato i consiglieri circa “lo stato dell’arte del lavoro che è stato affidato al professionista esterno” riguardante il futuro di questo settore del cimitero. Attacca Andrea Giombi, Fabriano Progressista: “Ad oggi nessun aggiornamento è stato comunicato. La situazione dei cimiteri in città è drammatica, ciò lede la dignità della comunità, non solamente quella cristiana. Chiediamo di conoscere se l’Amministrazione intende provvedere e di conoscere i tempi e le modalità di intervento”. Nemmeno quest’anno, infatti, centinaia di famiglie hanno potuto raggiungere il reparto 8. Con un post sociale il sindaco Santarelli, nei giorni scorsi, ha fatto sapere che “l’obiettivo rimane quello di affidare i lavori il prima possibile per consentire alle famiglie di prendersi cura dei loculi dei propri cari”.

Un altro intervento urgente di cui si attende il via è quello che riguarda l’eliminazione dell’amianto dal centro di Fabriano. Da anni, infatti, si attende la demolizione del vecchio capannone in via Le Povere. I cittadini, riuniti in comitato, hanno già raccolto le firme per sollecitare l’intervento del Comune e c’è stato anche un sopralluogo delle forze dell’ordine. I residenti dicono basta ad una situazione di rischio per la salute. Una situazione che va avanti da quattro anni. Il 26 aprile del 2017, con comunicazione Pec dell’Asur veniva ordinata la rimozione della copertura in amianto. Un’ordinanza del sindaco dell’8 agosto dello stesso anno ordinava ai proprietari la rimozione entro 60 giorni, in quanto la struttura si trova in zona ad alta densità abitativa. In caso di mancata ottemperanza si sarebbe proceduto alla esecuzione dei lavori da parte del Comune con spese a carico dei proprietari. Si attende un intervento urgente che ancora non c’è stato. Al posto dello stabile in questione dovrebbe sorgere una piazzetta.

Marco Antonini

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