DON UMBERTO: “NON TORNIAMO AD ESSERE QUELLI CHE ERAVAMO”

di Marco Antonini

Fabriano – La messa in diretta streaming, le catechesi, la liturgia penitenziale. Anche don Umberto Rotili, parroco della chiesa Madonna della Misericordia di Fabriano si è dato da fare, nei mesi del Covid, per far sentire la sua presenza ai parrocchiani. A distanza di alcuni mesi dall’avvio del lock-down che ha cambiato la società, ho incontrato il sacerdote scrittore (leggi qui la prima parte dell’intervista) per una riflessione.

Siamo in emergenza Covid. Il distanziamento sociale ha rallentato il virus, ma ha azzerato i rapporti che sono stati sostituiti solo dai social. Come è stato il tuo rapporto con la fede? Quali sono state le preoccupazioni e le paure dei fedeli a contatto con te in questo periodo e che “antidoto” ha la Chiesa?

Questo periodo mi ha reso molto più attento alle piccole cose… A riprendere i miei spazi, le mie passioni, a poter pensare in maniera più assidua ai miei sogni ancora da realizzare e acciò che ho fatto finora della mia vita… Alle tante mete raggiunte e tanti obiettivi conquistati, di cui vado molto fiero… Questo, però, se da un lato è stato il positivo, dall’altro per un tipo come me questi mesi di isolamento sono stati tremendi, perché mi è mancata tutta quella parte di relazione sociale e di movimento a cui sono stato sempre abituato. Riguardo la fede, sicuramente ho pregato di più, sono entrato molto di più dentro me stesso, ho raggiunto rapporto con Dio sempre più intimo… Ammetto che non sia facile poterlo mantenere sempre… è stata anche la grande preoccupazione di tanti miei parrocchiani! Per questo abbiamo creato la possibilità di essere collegati in streaming sia per le messe, che per le catechesi e per i momenti di preghiera… La gente aveva bisogno di riconoscere i luoghi familiari, le persone familiari e sentirsi uniti, anche se a distanza.

Non ci sarà il centro estivo alla Misericordia, ma che altre iniziative in cantiere?

Purtroppo tutte le attività saranno fermi fino a fine agosto, ma gli spazi gioco sono aperti… Sto pensando a come poter realizzare qualcosa insicurezza che possa in qualche modo permettere a chi non lascerà Fabriano per tutta l’estate, di avere comunque uno sfogo. Credo che la cosa più brutta di questo periodo sia la mancanza totale di offerta. Vorrei riproporre i talkshow filosofici che sono stati sospesi a motivo del Covid e magari poter recuperare qualche concerto o spettacolo teatrale all’aperto…

Stai già mettendo le basi per il nuovo anno pastorale che prenderà il via a settembre? Come sarà?

Sì, le iniziative che ho in mente sono tante, soprattutto per poter ricreare una comunità attiva e intraprendente come piace a me… Sto cercando di rimettere mano al progetto catechistico, cercando di cambiare anche lo stile di quelle cose che non si è mai avuto il coraggio di fare e che questo periodo invece ti sto obbligando a ripensare. Vorrei dare ancora di più l’immagine di Parrocchia secondo il pensiero del Concilio Vaticano secondo e il mio pensiero personale. Una comunità di persone dove ognuno trova il suo ruolo e il suo spazio, ognuno, infatti, può diventare responsabile dei propri doni e metterli a servizio.

Nell’immaginario di tutti c’è l’immagine del Papa che percorre da solo, sotto la pioggia, il sagrato di San Pietro prima della grande preghiera in piena pandemia. Come hai vissuto questi mesi di chiusura? Sono serviti per cambiare rotta in qualcosa?

L’immagine del Papa che sale da solo le scale di Piazza San Pietro in Vaticano è un’immagine che porterò sempre nel cuore. Mi ha commosso profondamente, mi sono piaciute tanto le parole che ha pronunciato, il Vangelo che ha scelto e commentato. È stato un segno che rimarrà nella storia. Sono contento di aver fatto parte e mi sento onorato, seppure avrei preferito non ci fosse, di essere stato “protagonista” di questo momento storico che verrà ricordato ovunque. Tutto questo è fondamentale perché non si torni a come eravamo, ma si progredisca evolvendo in qualcosa di nuovo. Se il nostro auspicio è tornare come eravamo, abbiamo fallito completamente: dobbiamo tendere a diventare persone nuove, migliori, evolvere. E non tornare ad essere quelli che eravamo e che di certo, non siamo più…

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