“FABRIANO CREDI NUOVAMENTE IN TE!”

A cura di Marco Antonini

Fabriano – Festa del patrono della città e Diocesi. Fabriano omaggia San Giovani Battista. In Cattedrale l’Amministratore apostolico, monsignor Francesco Massara, lo festeggia per la prima volta da quando, lo scorso luglio, è stato nominato dal Papa per la successione a monsignor Russo, Segretario generale della Cei. Alle 18 il pontificale a San Venanzio. Di seguito l’omelia integrale. 

Carissimi fratelli e sorelle,
l’annuale ricorrenza della festa liturgica del Santo patrono è sempre una felice occasione per ritrovarci in questa chiesa Cattedrale per vivere un momento di condivisione dei nostri ideali di fede e umanità. Quest’anno poi, più che mai, questa felice ricorrenza diventa occasione d’incontro dopo i difficili ed incerti tempi della pandemia che abbiamo vissuto. Quest’Eucarestia che vede insieme, seppur in modo contingentato, l’intera realtà ecclesiale della città e della diocesi di Fabriano, diventa opportunità privilegiata per risvegliare la nostra appartenenza ecclesiale e l’identità civile.

Pertanto, accompagnato dalla figura di san Giovanni Battista e stimolato dalla Liturgia della Parola, mi sono domandato: cosa dice oggi questa festa alla chiesa di Fabriano riunita dopo questo lungo tempo, ai sacerdoti, alle autorità civili e militari, ai priori e ai “portantini” dell’ente Palio di San Giovanni Battista? Ecco, credo che questa solennità ci dica oggi fondamentalmente due cose:

Innanzitutto, la figura di San Giovanni Battista è facilmente riconoscibile come modello di discepolato di Cristo e, per molti aspetti, è una vera icona missionaria. Il suo messaggio, infatti, è di perenne attualità: anche oggi il Signore ha bisogno di precursori, di testimoni che sappiano indicare le vie per costruire un mondo nuovo più umano e più fraterno, più rivolto a Dio con la fede e con le opere. Ciascuno di noi è chiamato a diventare profeta. Per questo, la liturgia odierna ci invita a riflettere sul nostro essere cristiani nel mondo di oggi. Qual è la nostra testimonianza di fede nella vita di ogni giorno? Qual è il nostro compito, la missione che Gesù ci ha affidato? Siamo chiamati a preparare le vie del Signore e essere suoi testimoni coraggiosi.

Forse a nessuno di noi sarà chiesto – come a Giovanni – di donare la vita in maniera cruenta, ma ad ogni battezzato è chiesto di annunciare Cristo e il suo Vangelo con la forza della parola e la testimonianza della vita. Ognuno di noi, infatti, deve indicare al mondo il Cristo vivente e operante nella storia di ogni tempo, e deve farlo soprattutto con una vita che sia sequela coerente, testimonianza incisiva e fedele della vita buona del Vangelo.

Tempi nuovi chiedono nuovi modi di vivere e annunciare il medesimo e immutato Vangelo di Gesù Cristo. Per fare questo è però indispensabile che anche noi come Giovanni Battista, prepariamo e disponiamo:
– un cuore deciso nel realizzare il progetto che Dio ha su di noi,
– un cuore umile, tanto da non considerarci neppur degni di sciogliere i legacci dei calzari di Gesù;
– un cuore fedele fino alla testimonianza coerente e generosa per vivere il Vangelo con tenacia a convinzione;
Giovanni Battista aiuti tutti noi a comprendere cosa significhi e cosa comporti essere profeti e testimoni per annunciare Cristo, aprirgli le strade del mondo e dei cuori degli uomini, testimoniare con la vita la propria fedeltà al mandato ricevuto. La Chiesa e il mondo hanno bisogno urgente di tanti uomini e donne che sappiano ripercorrere le orme del Battista come testimoni e profeti!

La seconda cosa che questa celebrazione ci suggerisce è che nelle nostre comunità civili e religiose manca spesso la profezia e ci riduciamo a vivere in contesti litigiosi e mediocri. Credo pertanto, che le parole di San Giovanni, ultimo tra i profeti e primo tra i testimoni di Cristo, oggi potrebbero essere queste: “Fabriano torna a Sperare!”

San Giovanni ci direbbe questa semplice esortazione indicandoci che il cuore di ogni cambiamento consiste nel riprendere il cammino senza indugio, senza paura, senza timore. La nostra città è oggi così tanto colpita da ben più gravi crisi e pandemie: pensiamo alla perdita di occupazione e all’allontanamento dei giovani; alla povertà e sofferenza fisica e psichica, così diffuse; all’incertezza del futuro e alle incomprensioni nelle relazioni.

Questa nostra città deve riaprirsi alla Speranza, al desiderio di ripartire, alla capacità di suscitare forme nuove ed originali di rilancio e di credere nuovamente in sé stessa. Deve riscoprire la fede in Dio, la fiducia nella Chiesa, gettare semi di Gioia per i nostri giovani che tanto amano questa terra e che tanto amano questa Chiesa.
Il coraggio di Zaccaria ed Elisabetta, anziani genitori di Giovanni, ha forgiato il carattere del figlio rendendolo capace di spendersi per i suoi ideali, per la sua fede nel Messia, per la giustizia e la verità sociale e religiosa. Giovanni non ha avuto paura di donare la tua vita, di offrire il suo sangue affinché Gesù annunciasse la Risurrezione dopo l’offerta totale di sé.

Il testamento di Giovanni – che noi dobbiamo continuare a testimoniare – è proprio questo: diffondere, offrire ai nostri figli il coraggio di osare per il Signore. Desidero, ancora, in questa bella occasione, ringraziare quanti, durante le giornate cupe e tristi della pandemia, hanno saputo dare speranza e conforto, senza chiudersi in sé ma aprendosi maggiormente agli altri. Ringrazio chi si è preso cura dei poveri, della gente sola, dei malati e degli anziani, chi ha sostenuto i giovani e i bambini portando gesti concreti dal sapore evangelico.

San Giovanni,
precursore del Signore
nostro patrono e nostro protettore
donaci sempre più il desiderio di seguirti
di imitarti, di donarci
come hai fatto tu
per Cristo e per gli ultimi.
Amen.

+ Francesco Massara,
Amministratore Apostolico

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