IN ARRIVO NELLE MARCHE OSPEDALE DA CAMPO DELLA MARINA MILITARE

A cura di Marco Antonini

Il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli ha chiesto alla Protezione civile nazionale la disponibilità di un ospedale militare da campo, a rafforzare la risposta della regione all’emergenza Coronavirus, nonché l’impegno a sbloccare l’arrivo dell’ospedale da campo cinese, attualmente fermo per problemi burocratici in Cina. La risposta di Borrelli non si è fatta attendere. Il capo della Protezione civile nazionale ha comunicato questa mattina alla Regione che sarà disponibile nelle Marche nel giro di 72 ore un ospedale da campo della Marina Militare. L’ospedale avrà 40 posti letto di degenza gestiti direttamente dal personale della Marina e 4 letti di terapia intensiva. I posti letto di terapia intensiva verranno gestiti da un pooml di medici e rianimatori che il Dipartimento nazionale di Protezione civile ha riservato per la Regione Marche a partire dal 2 aprile. La struttura sarà posizionata a supporto dell’ospedale di Jesi. La localizzazione precisa dipenderà dalla planimetria, che sarà comunicata a breve. Con l’occasione, Angelo Borrelli ha comunicato che si sta ancora lavorando per lo sblocco dell’ospedale da campo cinese destinato alle Marche e non ancora arrivato per problemi di autorizzazioni in Cina.

Le Marche oggi

Esaminati altri 548 tamponi nelle ultime 24ore che hanno evidenziato 126 casi di persone positive al coronavirus (circa 23%). Lo dice il quotidiano aggiornamento del Gores (Gruppo operativo regionale per le emergenze sanitarie”: finora le persone positive nelle Marche sono 3.684 su 10.979 test (33,55%). Nei due giorni precedenti le percentuali di tamponi positivi erano state del 33,8 e del 21,48%, dati altalenanti che, osservando complessivamente la curva di progressione dei contagi, non sembrano evidenziare almeno per ora una decelerazione molto significativa. Sono 1.165 nelle Marche al momento le persone ricoverate a causa del coronavirus: 167 quelle più gravi, degenti in terapia intensiva, 315 in semi-intensiva, 523 in reparti non intensivi, 160 in area post-critica e 2.086 i positivi in isolamento domiciliare. Lo fa sapere il Gores nel consueto aggiornamento quotidiano. Finora i morti con coronavirus nella regione sono 417 (quattro persone provenienti da fuori regione); sono invece guariti in 16 e 161 dimessi dagli ospedali dopo un ricovero connesso al Covid-19. In totale i positivi al coronavirus nelle Marche sono 3.684 (19.979 tamponi): 1.639 in provincia di Pesaro Urbino (circa 44,4%), 1.060 ad Ancona (circa 27,7%), 477 nel Maceratese, 246 in provincia di Fermo, 197 nel Piceno e 65 provenienti da fuori delle Marche. Tra quelli che hanno avuto contatti con persone positive ma non hanno fatto il tampone sono 6.522 quelli in isolamento in casa (1.677 con sintomi, 4.845 asintomatici), di cui 695 operatori sanitari.

Buoni spesa 

Dagli 875 euro a Monte Cavallo (122 abitanti nel Maceratese) ai 533.544 euro al capoluogo di regione Ancona (101.043 abitanti). Sono i due estremi nelle Marche della ripartizione tra i Comuni delle somme stanziate dal governo nell’emergenza coronavirus per buoni spesa a famiglie in situazioni di estremo bisogno, parametrate su numero di abitanti e indice di povertà. Per i capoluoghi, a Pesaro (94.969 abitanti) vanno 503.484 euro, a Urbino (14.361) 77.028 euro, ad Ascoli Piceno (48.169) 267.109 euro, a Fermo (37.440) 240.219 euro e a Macerata (41.514) 220.089 euro. Nel Pesarese il contributo più piccolo a Frontino (285; 2.417 euro), nell’Ascolano a Palmiano (185; 1.432). In provincia di Ancona a Poggio San Marcello (671 abitanti) 4.518 euro e nel Fermano a Monteleone di Fermo (370) 2.430 euro. Per altri centri più grandi: Fano (60.872 abitanti; 322.716 euro), San Benedetto del Tronto (47.330; 296mila), Senigallia (44.620; 236.555), Jesi (39.369; 211.898), Porto Sant’Elpidio (26.339; 193.406), Fabriano (30.500; 166mila)

Cna, lettera aperta alle Istituzioni: “Non lasciateci senza ossigeno”

Questo è un appello. Alla politica, alle istituzioni e a tutti gli stakeholder del credito e della finanza. Abbiamo bisogno di ossigeno. E ne abbiamo bisogno subito. Siamo allarmati per la crescente mancanza di liquidità delle imprese, poiché nelle centinaia di telefonate che stiamo facendo per essere vicini ai nostri associati, oltre il 30% di loro ci dicono in maniera molto esplicita che la situazione è diventata ormai insostenibile. Ad oggi il Decreto “Cura Italia” ha preannunciato a più riprese misure spendibili sul piano della liquidità aziendale, ovvero moratoria di sei mesi e fondi di garanzia per nuove pratiche, ma nei fatti nel primo caso ci si è imbattuti spesso nell’impreparazione di alcuni Istituti di credito e nel secondo caso la CNA ha dovuto far intervenire il suo confidi di riferimento “Uni.co.” per assistere alle imprese con consulenza mirata. Il ricorso al Confidi come soggetto garante, ma anche erogante, oggi pare quanto mai necessario per recuperare quel margine di manovra nella liquidità, che si sta riducendo ogni giorno che passa, in assenza o forte contrazione nell’operatività aziendale. Abbiamo rilevato purtroppo tanti casi in cui alle legittime richieste delle imprese per far fronte ai debiti commerciali da saldare, le banche si sono attenute spesso ad un rigore procedurale e meritocratico che riteniamo deprecabile, poiché in evidente controtendenza rispetto alla direzione auspicata anche dal Governo, ovvero alimentare attraverso i loro canali il tentativo di innestare una politica monetaria espansiva, per fronteggiare la fase contingente in attesa della ripresa. Se togliamo l’ossigeno alle imprese, muore tutta la nostra economia. Nel lavoro quotidiano che svolgiamo emerge chiaramente come fra le imprese ci sia un forte senso di responsabilità, in particolar modo verso la forza lavoro. Ma il problema è comune: con c’è più tempo. L’attività imprenditoriale, sia artigiana sia della piccola industria vive di numerosissime collaborazioni concatenate. Se viene meno questo tessuto, siamo tutti più deboli e fragili.

Ogni giorno lavoriamo per migliorare metodo e merito delle misure che andremo a proporre al Governo, facendo attenzione a non ripetere gli errori commessi fino a oggi. Al netto dell’imprevedibilità del fenomeno al quale stiamo assistendo, è bene precisare infatti che non saranno sufficienti misere indennità peraltro non ancora elargite, non accetteremo meri interventi tampone fiscali e contributivi, ma sarà necessario cogliere l’occasione per avviare una riforma complessiva e strutturale, contrasteremo le permanenti farraginosità procedurali in ogni ambito a partire dal credito, chiederemo il potenziamento dei fondi e il rispetto delle semplificazioni annunciate nell’accesso agli istituti di integrazione salariale, solleciteremo il ricorso ai canali ufficiali senza creare confusione con annunci e documentazioni smentite o rivisitate. L’Italia sta vivendo una fase di estrema emergenza e c’è assoluto bisogno di una catena di comando chiara, coerente e univoca, ancorata ai valori democratici e al dettato costituzionale. Il rischio è quello che inizi a serpeggiare il virus del caos, con effetti devastanti per la convivenza civile e il tessuto sociale del Paese. Alle banche chiediamo di non contribuire ad aggravare la gigantesca crisi, negando al sistema produttivo l’accesso al credito indispensabile anche per far fronte ai pagamenti in scadenza.

Coldiretti Marche, cibo di qualità anche alle famiglie povere

Il cibo a chi ne ha più bisogno ma sempre all’insegna della qualità e del chilometro zero. Le aziende marchigiane di Campagna Amica lanciano la “Spesa Sospesa a domicilio” con la quale i cittadini potranno contribuire agli acquisti alimentari delle famiglie meno abbienti. L’11,7% dei marchigiani era a rischio povertà anche prima del Coronavirus. Lo dicono i numeri dell’indagine Bes 2019. Lo stesso report indica che quasi un marchigiano su quattro non ha persone su cui poter contare, mentre l’Istat ci ricorda che il 13,5% dei corregionali vive in condizioni di povertà e che questa percentuale è aumentata negli ultimi anni. Numeri che rischiano di aggravarsi a causa dell’emergenza Coronavirus con il conseguente blocco delle attività economiche per fronteggiare e limitare il contagio. Ecco il perché della “Spesa Sospesa a domicilio”, un ulteriore segno di vicinanza dell’agricoltura verso la comunità. L’iniziativa prende spunto dalla tradizione partenopea del caffè sospeso e darà la possibilità agli acquirenti che si rivolgono alle oltre 60 aziende in tutta la regione che stanno consegnando i prodotti di Campagna Amica a domicilio, di lasciare qualche euro in più agli agricoltori stessi. Il ricavato sarà poi trasformato in spesa alimentare da girare alle associazioni benefiche che si occupano delle famiglie povere.

Sindacati del credito su emergenza Covid-19

Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori del credito Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin delle Marche, in occasione del pagamento delle pensioni e delle operazioni di fine mese, ricordano a tutti i clienti delle banche:

– Che rimanere in casa è lo strumento di tutela individuale dei cittadini, è doveroso osservare le disposizioni di legge a tutela della salute pubblica di non uscire se non per le necessità essenziali ed urgenti, pertanto ricordano che è reato recarsi presso gli sportelli bancari se non in presenza di una necessità essenziale, si rischiano ammende per tentare di effettuare operazioni che si possono fare a distanza o presso sportelli automatici al di fuori delle filiali bancarie.
– Che tutte le banche operano ESCLUSIVAMENTE su appuntamento ed è bene che, prima di uscire di casa, si telefoni al proprio istituto bancario per illustrare le problematiche e fissare un appuntamento. Inoltre nelle filiali è in atto un contingentamento dell’afflusso e se non si rispettano gli orari del calendario degli appuntamenti si rischiano assembramenti che potrebbero essere oggetto di controlli da parte delle forze dell’ordine.
– Che all’interno dei luoghi di lavoro devono essere rispettate le distanze di sicurezza stabilite dalle disposizioni di legge e dai protocolli sottoscritti a livello nazionale. I lavoratori del credito effettuano un importante servizio per la collettività ma devono essere rispettate, a tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori del settore e di tutta la clientela, le norme di sicurezza.

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