BEATRICE MARINELLI, IL LAVORO DEL COMITATO PRO OSPEDALI PUBBLICI

Focus sulla situazione della sanità regionale e sul progressivo smantellamento e depauperamento di diverse strutture ospedaliere marchigiane che vedono purtroppo coinvolto anche il nostro nosocomio cittadino. Ne parliamo con la dottoressa Beatrice Marinelli, dirigente tecnico del Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche.

Beatrice, quando è nato il Comitato e con quali obiettivi principali?

Il Comitato Pro Ospedali Pubblici delle Marche nasce nel settembre 2018 dall’unione di comitati storici distribuiti sulle cinque province marchigiane, in seguito alla notizia di una riunione nell’agosto 2018 tra il Governatore Luca Ceriscioli ed alcuni sindaci del pesarese in cui a questi ultimi veniva annunciata l’imminente costruzione degli ospedali unici provinciali con unico pronto soccorso, ed alla derivante necessità avvertita in modo ancor più inequivocabile rispetto al passato, di unire le forze ed i cittadini di tutti i territori e di tutte le sensibilità di pensiero, nell’obiettivo di contrastare il progressivo smantellamento della sanità pubblica marchigiana, il disfacimento della rete ospedaliera della nostra regione ed il conseguente ricorso sempre più massiccio alla sanità privata da parte degli utenti.

Ogni territorio ed ogni città vivono una loro particolare criticità e problematica in materia di diritto alla salute. Come riuscite a far fronte alle tante richieste e con quanti sforzi?

La forza del nostro Comitato strutturato su base regionale consiste proprio da un lato nella presenza capillare su tutto il territorio marchigiano, che ci garantisce un costante aggiornamento sulle diverse e specifiche problematiche di ogni zona; dall’altro nella capacità di conservare uno sguardo d’insieme su una materia come quella sanitaria la cui competenza legislativa ed organizzativa sono prettamente regionali, in virtù della riserva di legge riconosciuta alle Regioni dal titolo V della Costituzione, così come modificato con la riforma costituzionale del 2001.

Quali sono i punti cardine su cui avete focalizzato la vostra attenzione come Comitato?

Questa sintesi è scaturita e cristallizzata nell’adozione da parte del Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche di quattro punti cardine che conciliano le esigenze particolari di ciascun territorio e la visione strategica complessiva regionale della nostra sanità; i quattro punti sono:

[1] la contrarietà agli ospedali unici provinciali;

[2] il mantenimento degli ospedali attuali con ripristino delle unità operative complesse ridotte o soppresse a causa delle scelte politiche adottate negli ultimi anni (es. ostetricia e pediatria di Fabriano) e con eventuale potenziamento di alcune specializzazioni laddove opportuno;

[3] la riapertura parziale dei 13 ospedali che nei soli ultimi 4 anni sono stati declassati in case della salute, ossia “cronicari”, divenuti di fatto ospedali “chiusi a porte aperte” privi delle funzioni essenziali tipiche della struttura ospedaliera;

[4] l’implementazione di piccoli punti di assistenza sociosanitaria (p.a.s.s.) nelle zone montane e più impervie.

Tutti i comitati aderenti al Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche hanno sottoscritto e condividono a pieno questi quattro punti fondamentali e da tempo portano avanti sui territori sia attività interlocutorie tra i cittadini e le istituzioni politiche regionali e nazionali titolate a normare e/o a controllare in ambito di sanità, sia iniziative informative e divulgative presso la cittadinanza in genere troppo spesso ignara di quanto sta accadendo alla nostra sanità ed ai nostri ospedali, ed inconsapevole che le lunghe lista d’attesa che incontriamo nella prenotazione di una prestazione per la quale poi molto spesso siamo costretti a rivolgerci al privato, sono dovute prioritariamente allo smantellamento ed alla chiusura di reparti o interi ospedali.

A Fabriano, ma anche in molti altri comuni della Regione, stiamo assistendo ad un progressivo smembramento e depauperamento della struttura ospedaliera. Abbiamo perso il punto nascita, registriamo problemi in numerosi reparti, ad esempio pediatria, per non parlare del pronto soccorso. La politica locale e nazionale hanno fatto tutto il possibile per fronteggiare questa emergenza?

La politica regionale da tempo rappresenta proprio la causa preponderante del depauperamento della rete ospedaliera sotto ai nostri occhi, perché dichiaratamente ormai da anni si pone come obiettivo primario da perseguire la riduzione degli accessi ospedalieri, dei posti letto e della ospedalizzazione. Tali scelte vengono giustificate con motivazioni sia economiche che politiche. Le giustificazioni economiche appaiono già a primo sguardo prive di qualsiasi fondamento, dal momento che le risorse statali trasferite dal livello centrale alla Regione per la sanità non sono affatto diminuite negli ultimi anni e anzi sono nuovamente aumentate, e dato che l’impegno di spesa pubblica in sanità del nostro Paese pari a circa 3.500 $ pro-capite risulta allineato ed addirittura inferiore rispetto alla media OCSE ed alla media europea (es. Francia 4.000 $ pro-capite circa, Germania 5.000 $ pro-capite circa). Le ragioni politiche sono invece legate essenzialmente alla necessità di implementazione del Decreto Balduzzi-Lorenzin, misura introdotta dal governo Monti in ottica di drastica riduzione della spesa pubblica anche in sanità, e che necessiterebbe come evidenziato a più riprese dal nostro Comitato al Ministero della Salute di immediata revisione e superamento. Tale provvedimento normativo, in ogni caso, pur orientando indubbiamente verso una contrazione del numero delle strutture ospedaliere ed imprimendo una spinta privatistica all’organizzazione sanitaria del nostro Paese, è e rimane un atto amministrativo (si tratta infatti di Decreto Ministeriale) ossia di mero indirizzo politico, il che consente alle regioni di interpretarne liberamente gli ambiti e le modalità di applicazione.

Secondo lei, le iniziative adottate dai vari comuni interessati da queste problematiche, dati alla mano, sono state convincenti o hanno penalizzato i vari territori nel perseguimento dell’obiettivo di salvaguardia delle proprie strutture sanitarie?

La visione localistica per affrontare le problematiche di cui stiamo trattando si è finora sempre rivelata insufficiente e debole, se non dannosa. Da anni sentiamo discutere delle condizioni svantaggiate di alcuni territori rispetto ad altri: l’entroterra rispetto alla costa, il sud delle Marche rispetto al nord. In realtà come già accennato i problemi che affrontiamo sono diffusi e comuni a tutte le aree seppur con specificità differente proprio perché sono la conseguenza di una visione strategica regionale errata, che punta alla cancellazione del policentrismo ospedaliero che fino a poco fa aveva sempre correttamente funzionato, ed all’affermazione di un accentramento dell’organizzazione sanitaria in capo a poche strutture, la cui localizzazione è stata stabilita oltretutto mediante un criterio baricentrico solo “di facciata”, e comunque fortemente inadatto a garantire un’equa ed universale accessibilità alle cure ed ai sevizi ospedalieri. Le istituzioni comunali dovrebbero quindi unire le forze, sull’esempio di quanto stiamo facendo noi cittadini attivi nei comitati, superando il campanilismo strisciante che ha condotto finora solo ad una guerra tra poveri, ad un dividi et impera che ha avvantaggiato la controparte, alla rivendicazione egoistica di reparti presso il proprio ospedale di riferimento a discapito degli altri, al consueto massiccio ricorso alla richiesta di deroghe riguardanti la propria struttura, mancando l’obiettivo che invece dovrebbe essere prioritario di realizzare una sanità pubblica realmente “per tutti”.

Quali recenti iniziative o magari progetti futuri avete in serbo? In quale modo proseguirete la vostra battaglia come Comitato?

Il Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche, oltre a raccogliere costantemente segnalazioni e testimonianze dei cittadini, organizza di frequente su tutto il territorio regionale incontri ed assemblee informative volte a rendere i cittadini edotti dello status quo e delle prospettive future della nostra sanità pubblica, illustrando le scelte ed i provvedimenti normativi regionali e nazionali e le loro implicazioni. Siamo stati l’unico comitato ad organizzare davanti a Palazzo Raffaello, sede della Regione Marche, sotto la pioggia ed in pieno inverno, un sit-in di protesta ripreso e riportato da molte testate giornalistiche e televisive locali, lo scorso 28 gennaio 2019 in occasione del passaggio ed approvazione in giunta del nuovo piano socio-sanitario, che giudichiamo irricevibile proprio su alcuni punti di vitale importanza, contenendo un inasprimento della linea politica sanitaria regionale recentemente posta in essere, un’ulteriore spinta all’accentramento delle strutture sanitarie, alla riconversione degli ospedali attuali in case della salute, all’aumento della presenza e delle rilevanza anche economica della sanità privata. Piano sanitario che a breve si pensa possa approdare anche in Consiglio Regionale per l’approvazione e che invece il Comitato chiede di rigettare, non votare e rinviare alla prossima legislatura, data l’imminente scadenza elettorale regionale nella primavera 2020. Anche di questo si è discusso recentemente nella partecipatissima Assemblea Regionale aperta del Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche che si è svolta lo scorso 9 novembre a Civitanova Marche, giornata in cui si sono riuniti i comitati delle cinque province aderenti al Comitato regionale, ciascuno relazionando le specifiche situazioni di carenze e disservizi nei diversi ospedali dei vari territori e convenendo su una linea unitaria di netto contrasto al modello di sanità voluto dall’attuale Giunta e di prosecuzione di un’azione sempre più determinante ed incisiva sulle importantissime scelte politiche prossime venture.

Gigliola Marinelli

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