IL PROGETTO UMANITARIO DI RANIERO RACCONTATO IN REGIONE

Ancona – Questa mattina, 29 ottobre, nella sede regionale è stata raccontata dai protagonisti l’iniziativa benefica “Lasciamo l’impronta per i bambini del Perù”, un percorso avventura durato 6 giorni e 5 notti trascorsi nel deserto del Sahara da un gruppo di camminatori riuniti dal poliziotto fabrianese (leggi qui l’approfondimento di Marco Antonini)  Raniero Zuccaro. Dopo Milano-Milazzo in bicicletta, Ancona-Croazia in canoa, il Sovrintendente capo di polizia ha concluso da poco più di due settimane la traversata delle dune per la cento chilometri a piedi con la finalità di dare visibilità all’impegno in favore delle suore del Perù che assistono i bambini poveri. Ricordi, aneddoti ed emozioni sono stati raccontati in conferenza stampa alla presenza del presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, del vicario del Questore Luigi di Clemente, del Sindaco di Cingoli, Michele Vittori. “Straordinario impatto comunicativo dell’iniziativa di alta valenza umana e sociale – ha rilevato il presidente Ceriscioli – che supera i confini dell’individualismo e riesce a trasmettere valori fondamentali e mobilitare l’attenzione verso chi vive in condizioni estreme. Grazie a questo forte messaggio di solidarietà, all’impegno di donne e uomini attivi nel volontariato così vitale nella nostra regione, i bambini poveri avranno qualcosa in più. Un orgoglio avere qui chi fa della solidarietà un fatto naturale trasmettendo un messaggio di grandissima positività a tutta la comunità”.

Zuccaro ha riunito oltre trenta runners provenienti da Fabriano, Cingoli, Fano, Marotta, Senigallia e tante altre città d’Italia, compresi alcuni di fuori confine nazionale, per completare il servizio di fratellanza e assistenza che nelle precedenti missioni gli hanno permesso di costruire anche strutture didattiche. La finalità solidale del progetto ‘Lasciamo l’impronta’ è quella di raccogliere i fondi necessari per la missione di Pucallpa in Perù, luogo in cui mettere in funzione un laboratorio di sartoria per la casa famiglia nel villaggio e garantire la sopravvivenza alle ragazze-madri e ai loro bambini che abitano in questi luoghi. “La preparazione e gli allenamenti sono durati un anno – ha detto Zuccaro nel corso dell’incontro con i cronisti – durante i quali ci siamo cimentati in prove di ambientamento ed adattamento alla forte escursione termica che in Tunisia sulle dune del Sahara, passa dai circa 40° di giorno ai 10-12° di notte. Sgobbate tra caldo e sabbia in luoghi che all’apparenza sembrano ostili e invece ti insegnano l’indispensabile rispetto della natura, la capacità di adattarsi ad essa evitando che ti demolisca con le sue insidie. Un itinerario giocato tra canicola torrida, stanchezza e soprattutto la scoperta consapevole dei propri limiti sempre superati tenendo ben presenti il traguardo da raggiungere, a costo di qualsiasi sforzo necessario per la solidarietà e la speranza che si espanda all’in­finito e raggiunga il cuore delle persone. Un’orma, non una semplice impronta che rimane e si trasformi in un solco che permanga, lasciando traccia profonda dalle lontananze del Sahara ­al Perù, dove aiutare le suore sudamericane e i piccoli in stato di indigenza”.

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