IMPRENDITORIALITA’ NELLE MARCHE, APPUNTAMENTO A FABRIANO

L’avvio di nuove imprese costituisce una delle principali espressioni della vivacità imprenditoriale di un territorio. Le Marche, in questa ottica, hanno registrato un indebolimento della propensione imprenditoriale, ancor più evidente nelle aree interne. Sorprende, però, la vivacità imprenditoriale dell’area devastata dal terremoto da cui bisogna ripartire. È iniziata così, lunedì 30 settembre, a Fabriano, la conferenza stampa anche anticipa la presentazione del Rapporto sull’imprenditorialità nelle Marche, giunto alla quinta edizione. In primo piano la differenza nella propensione imprenditoriale fra le aree costiere e le aree interne e fra i centri urbani e le aree periferiche. L’incontro, a cura della Fondazione Aristide Merloni, in attesa del convegno vero e proprio che avrà luogo domani,  venerdì 4 settembre, alle 16,30, presso il Padiglione Save the Apps, al Palazzo del Podestà. In sintesi sono tre i punti che verranno approfonditi nella città della carta: la maggiore vivacità di attivazione imprenditoriale nei settori high-tech è confermata dall’elevato numero di start-up innovative; il notevole gap di genere nell’attivazione di nuove imprese. La propensione imprenditoriale femminile, infatti, è la metà di quella maschile; la maggiore vivacità imprenditoriale nelle attività manifatturiere. Gian Mario Spacca, vicepresidente della Fondazione Merloni, evidenzia che “le Marche pagano un gap importante nel campo delle nuove tecnologie. Le infrastrutture digitali sono vitali per l’imprenditoria e si è visto che dove sono al passo con i tempi le prime, la vivacità imprenditoriale migliora sensibilmente. Oggi, forse, manca lo stato di necessità che si è registrato dopo la guerra e c’è benessere che per certi versi sopisce lo spirito. Nelle aree terremotate questo dato, invece, non c’è. Si nota – dice l’ex governatore delle Marche – una voglia di reazione che rappresenta una leva sulla quale ripartire, puntando su specifici settori. Gli incentivi vanno bene, ma devono essere accompagnati da un sostegno alle start-up che possa andare oltre la loro nascita”. Al Palazzo del Podestà ha preso la parola il presidente della Fondazione, Francesco Merloni. “Sono molti i settori economici che possono contribuire al rilancio delle Marche – dichiara – dove vi è stato, al pari dell’Italia, un calo della propensione imprenditoriale, benchè si registri una sostanziale tenuta. Ma prima di parlare di aziende, occorre che si punti l’attenzione sul ruolo dell’imprenditore. Senza di essi cade il presupposto di tutto: è quindi fondamentale la loro presenza sul territorio”. L’ingegnere pur evidenziando come “le Marche non sono ancora la Regione d’Italia dove si registra la quota manifatturiera più alta” pone un interrogativo: come sostenere la nuova imprenditorialità?”. Secondo Merloni, infatti, “ci sono gli incentivi, ma manca il sostegno durante la crescita, manca l’assistenza. Su questo occorre lavorare cercando di puntare maggiormente sullo sviluppo di una mentalità scientifica”. Alcuni numeri che accompagnano i lavori. Merloni mette sul piatto due start-up che si sono affermate: la Civitanavi System, che ha dato vita a giroscopi che possono essere utilizzati anche nel sottosuolo e che occupa 50 ingegneri e la HP Composites, attiva nel ramo della lavorazione delle fibre di carbonio, che occupa 600 persone. “Due esempi virtuosi – conclude – che testimoniano come nelle Marche ci sia lo spirito del voler fare e che deve essere incentivato di più”. Donato Iacobucci del Centro per l’innovazione e l’imprenditorialità, anticipa alcuni dati contenuti nel Report. “Mi ha sorpreso il dato emerso sulla vivacità imprenditoriale delle aree colpite nel sisma. Tutti noi – dichiara – ci attendevano un calo marcato nel 2017 e 2018, invece così non è stato. Dobbiamo ripartire da qui, da questo segno positivo e da quei settori come la manifattura che, nonostante incida per circa il 20% sul Pil regionale, rappresenta il 90% dell’export regionale e l’80% nella ricerca e sviluppo. Un settore tradizionale al quale sono legate le aree servizi alle imprese, in larga parte le nuove start-up a livello regionale”. Iacobucci evidenzia anche come sia da potenziare l’imprenditoria femminile, la metà di quella maschine, e fare il possibile perché si sviluppino nuove start-up oggi focalizzate nelle Marche più nelle aree urbane e costiere che nell’entroterra.

La regione

Rilancio delle aree colpite dal sisma, l’assessore regionale, Manuela Bora: “Il Rapporto della Fondazione Merloni certifica il successo della strategia regionale che sta puntando sulla vivacità imprenditoriale dei territori”. Ammontano a 48,7 milioni di euro i contributi concessi, fino a oggi, dalla Regione Marche, a favore di 327 imprese localizzate nelle aree del cratere sismico e che sosterranno oltre 132 milioni di investimenti. Il dato viene ricordato dall’assessora alle Attività produttive, Manuela Bora, che sottolinea come “i risultati attesi, legati al rilancio delle zone terremotate, iniziano a concretizzarsi. Lo stesso rapporto della Fondazione Merloni, sull’imprenditorialità nelle Marche lo rilevano. Le due realtà citate (Civitanavy System e HP Composites – N.d.R.) rappresentano un esempio delle diverse start up che si sono affermata anche grazie al sostegno pubblico”. Bora sottolinea, poi, che “la vivacità imprenditoriale delle aree colpite dal sisma, evidenziata dal Rapporto, conferma l’efficacia della strategia messa in atto dal Governo regionale per la ripresa e il rilancio del tessuto produttivo di questi territori. Risultati che ci incoraggiano a proseguire lungo questa direzione”. L’assessora ricorda, a questo proposito “gli ulteriori 8,4 milioni disponibili per l’avvio di una nuova piattaforma tecnologica di ricerca collaborativa nell’area del sisma, che ha l’ambizione di diventare un polo di eccellenza nel campo dei nuovi materiali avanzati ed ecosostenibili. Ma non solo. I programmi di investimento, che verranno realizzati – attraverso la collaborazione tra imprese, università ed enti di ricerca – prevedono l’applicazione di soluzioni tecnologiche innovative per lo sviluppo dei sistemi di tracciabilità del ciclo di vita del bioprodotto, la progettazione del fine vita dei prodotti, il riutilizzo, riciclo e recupero delle risorse. La scelta si inserisce nell’ottica dei principi dell’Economia circolare e i risultati della ricerca potranno essere trasferiti, soprattutto a vantaggio delle micro e piccole imprese, alle diverse filiere presenti sul territorio, che vanno dall’edilizia alla plastica, dalla farmaceutica alla moda”. Grazie anche alla costante azione di ascolto e confronto con le comunità locali, continua l’assessora Bora, “la Regione Marche è riuscita a intercettare, con successo, le esigenze di rilancio di un territorio che, seppure colpito profondamente dal sisma, ha saputo reagire con una forte spinta propulsiva. In particolare la Regione punta sull’effetto leva del settore manifatturiero innovativo, anche grazie a tecnologie hi-tech e alla digitalizzazione dei processi produttivi, che si dimostra un driver di sviluppo in grado di generare nuova imprenditorialità. A tal fine, la Regione ha attivato strumenti dedicati a sostenere le nuove imprese, non solo nella delicata fase di avvio, ma anche in quella dello sviluppo e del consolidamento sul mercato”. La strategia di rilancio dell’area del cratere è stata “a tutto campo”, con l’avvio di tre bandi sulle tematiche inerenti la realizzazione di nuovi impianti produttivi e l’ammodernamento di quelli esistenti, l’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche nei prodotti e nelle lavorazioni delle filiere del Made in Italy, lo sviluppo ed il consolidamento di nuove imprese sociali per efficientare i servizi innovativi a favore delle fasce più deboli della popolazione. Attivando risorse aggiuntive rispetto agli stanziamenti originari, si è proceduto a scorrere le graduatorie a favore delle imprese del sisma per la digitalizzazione dei processi produttivi (Impresa e lavoro 4.0) e l’industrializzazione dei risultati della ricerca.

m.a.

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