“DONNE CHE CURANO… LA FAMIGLIA”, LA SILVA DA CHICAGO A MONTECITORIO

di Marco Antonini

Fabriano – “Donne che curano… la famiglia”. E’ il titolo del convegno che si è svolto, nei giorni scorsi a Montecitorio, Camera dei Deputati. Presente, come moderatrice, con “Women for Oncology Italy” la dottoressa Rosa Rita Silva, (foto, a sinistra) primario di Oncologia all’ospedale Profili di Fabriano. Un convegno ricco di contenuti e di emozioni. Al centro la famiglia che si ammala insieme al congiunto malato. Tanti i temi trattati: dalla prevenzione alla cura del cancro, dalla migrazione sanitaria all’assistenza nella fase terminale. Argomenti di grande attualità per le famiglie italiane. Presenti istituzioni sanitari e associazioni di pazienti.

Agenda di lavoro piena per l’oncologa fabrianese. Recentemente, infatti, si è svolto a Chicago il Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica al quale ha partecipato anche la dottoressa Silva. Il Meeting accoglie quasi 40.000 medici provenienti da ogni parte del mondo e rappresenta l’appuntamento annuale più importante dove vengono presentati i dati della ricerca oncologica, alcuni dei quali, rivestono una tale importanza da cambiare la pratica clinica. Quest’anno il sottotitolo del congresso recitava: “Prendersi cura di ogni paziente, imparare da ogni paziente”, esprimendo quindi l’importanza del mettere al centro il paziente, ascoltare i bisogni per personalizzare il più possibile la cura. “Sono state tantissime le sessioni riguardanti tutte le sedi tumorali, ma mi soffermerei in particolare su alcuni studi che mi sono sembrati particolarmente rilevanti. In sessione plenaria è stato presentato un studio molto interessante dalla Scuola di Sanità Pubblica di Yale, riguardante le disparità razziali nell’accesso alle cure e nei risultati delle cure stesse. Dallo studio si evince – dichiara Silva – che gli stati americani dove è stata implementata la copertura del MedicAid (programma federale sanitario americano rivolto agli americani meno abbienti) attraverso l’Affordable Care Act (Obamacare) hanno visto ridursi le disparità razziali riguardanti la tempistica del trattamento oncologico. Ascoltando questa presentazione ho pensato che nonostante le difficoltà dobbiamo essere orgogliosi del nostro SSN, universalistico, che cura tutti coloro che ne hanno bisogno. Certamente è necessario che venga ulteriormente migliorato l’accesso e la fruibilità delle cure oncologiche in tutto il nostro paese. Uno studio particolarmente importante riguarda il trattamento del Carcinoma del pancreas in fase avanzata, malattia molto complessa e difficile da trattare”.

Il punto della dottoressa Silva

Lo studio POLO ha dimostrato come nei pazienti che presentano la mutazione del gene BRCA (associato come è noto al tumore dell’ovaio e della mammella) al completamento della chemioterapia, la terapia di mantenimento con un farmaco per via orale, chiamato Olaparib, consente di prolungare in maniera significativa il tempo alla Progressione della malattia. L’importanza di questo studio risiede nel fatto che per la prima volta è stato identificato in questa patologia un biomarcatore (BRCA) che può essere selezionato per un trattamento personalizzato. In realtà questa terapia sarà applicabile solo al 4-7% dei pazienti nei quali è presente questa mutazione ma è importante in quanto è la prima volta che nel tumore del pancreas viene validato un trattamento “ mirato” su una popolazione selezionata attraverso un biomarcatore. Vorrei segnalare un altro aspetto importante: non sempre le sperimentazioni cliniche portano a dei risultati positivi ed è importante che questi dati vengano comunque presentati. Mi riferisco allo studio Announce, anch’esso presentato in sessione plenaria, che andava a valutare l’efficacia di Olaratumab, un Ac monoclonale , associato alla chemioterapia, nei confronti della sola chemioterapia in pazienti con una patologia tumorale rara chiamata Sarcoma dei tessuti molli. Ebbene lo studio non ha dimostrato alcun vantaggio di questa combinazione e verosimilmente il farmaco sarà ritirato dal mercato. Un altro studio presentato nella sessione delle comunicazioni orali e che ha avuto grande eco anche in Italia è stato lo studio Monaleesa – 7. Lo studio era rivolto alle donne in premenopausa affette da Carcinoma della mammella in fase metastatica e indagava la combinazione Ormonoterapia e Ribociclib (Inibitore delle cicline, già utilizzato in post-menopausa) rispetto alla Ormonoterapia da sola ed ha dimostrato un vantaggio significativo in sopravvivenza. Questo dato rafforza il ruolo degli inibitori delle cicline nella terapia di combinazione con l’ormonoterapia , in particolare nelle donne più giovani.

Anche l’Italia è stata presente con alcuni studi in particolare nell’ambito del Carcinoma del colon retto,del carcinoma della mammella e del Carcinoma del polmone. Il nostro centro ha partecipato allo studio GIM 4 del GIM (Gruppo Italiano Mammella), presentato nella sessione orale riguardante il carcinoma della mammella operato. Lo studio era incentrato sulle donne in post- menopausa, operate radicalmente per tumore alla mammella, che eseguivano Ormonoterapia adiuvante post-chirurgica con l’Inibitore dell’Aromatasi Letrozolo, e prevedeva l’estensione del trattamento oltre i 5 anni standard, fino a 7-8 anni. I risultati di questo studio indicano che l’estensione del trattamento fino a 7-8 anni è una strategia che può essere presa in considerazione nelle pazienti con un rischio residuo elevato di recidiva di tumore della mammella. Concludo dicendo che il Meeting ASCO è un convegno di grande rilevanza scientifica, che dà la possibilità di aggiornarsi evidenziando le strategie di ricerca e i risultati della stessa e al contempo consente di incontrare colleghi di tutto il mondo con cui confrontarsi; ritorno a casa con un grande arricchimento professionale da condividere con tutti i miei collaboratori e mettere al servizio dei nostri pazienti.

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