SALVARE L’ORATORIO BEATI BECCHETTI, IL SANTO SEPOLCRO FABRIANESE

di Marco Antonini

Una raccolta di firme per salvare e restaurare l’Oratorio dei Beati Becchetti di Fabriano. La struttura, all’interno del chiostro di Sant’Agostino, zona ospedale, versa in pessime condizioni. Il Fai, Fondo Ambientale Italiano, e il Rotary Club della città della carta: “Un luogo unico della nostra storia da recuperare e valorizzare, fa parte delle radici della nostra città”. Questo luogo è speciale. Può essere definito, infatti, il “Santo Sepolcro fabrianese”, una piccola Gerusalemme. La struttura risale alla seconda metà del ’300. Giovanni e Pietro Becchetti, eremiti agostiniani fabrianesi (entrambi proclamati beati), vissero nella seconda metà del secolo XV, presi dalla devozione per la passione di Cristo ottennero licenza dal Generale dell’ordine di recarsi a visitare i Luoghi Santi, che fin dall’età apostolica furono meta di pellegrini che volevano ripercorrere i passi di Gesù a Gerusalemme. Un buon numero di questi pellegrini creò rappresentazioni simboliche degli avvenimenti della Passione nel proprio paese d’origine, al fine di stimolare la devozione di coloro che non potevano fare il pellegrinaggio, nei secoli passati molto più difficile da compiere rispetto ad oggi. La devozione per i santuari della terra di Gesù, talvolta fu spinta, fino al punto di costruire architetture che rappresentavano più o meno fedelmente l’antica “Anastasis” o l’edicola del Santo Sepolcro. I beati Becchetti, per rinnovare il conforto e il godimento spirituale provati in Terra Santa ed offrire al misticismo popolare dei residenti dell’entroterra la suggestione e il dramma dell’ascesa al Calvario, commissionarono ad un architetto e uno scultore il tempietto presso la chiesa di Sant’ Agostino a Fabriano dedicato al Santo Sepolcro di Gerusalemme e le statue lignee, una rappresentazione della Sacra Rappresentazione composta dal Cristo Crocifisso, l’Addolorata, San Giovanni, la Pietà, la Vergine dormiente e il Cristo morto, splendido esempio di scultura lignea devozionale trecentesca. “E’ assai probabile – riferisce la professoressa Rossella Quagliarini, Fai Fabriano – che in origine accanto al ricco patrimonio plastico, si affiancasse anche un prestigioso patrimonio pittorico, come si può desumere dalla qualità dei reperti presenti sul posto, tra i quali il grande affresco sulla parete dell’altare, raffigurante un grande lignum vitae monocromato ed eseguito a punta di pennello nel suo disegno essenziale, presumibilmente, dall’importante pittore tardogotico Lorenzo Salimbeni da San Severino Marche”.

Ed oggi?

L’Oratorio, per secoli meta di pellegrini, è chiuso al pubblico dagli inizi del ‘900. Solo nel 1977 fu temporaneamente riaperto per salvare dal degrado le statue lignee superstiti ritrovate ammassate al suo interno poi restaurate e conservate nella Pinacoteca Civica Molajoli di Fabriano. Abbandonato per tanto tempo, ridotto poi a deposito dei morti della vicina camera mortuaria dell’ospedale (che è stata ricavata nella sua parte più vecchia, dai locali del convento annesso alla chiesa di Sant’ Agostino), l’oratorio è oggi in stato di semi rovina a causa dell’umidità e delle carenze manutentive, spogliato del crocifisso e delle statue, di fronte ai quali, i beati, hanno tanto pregato. “Non si sa perché questo insigne monumento di pietà, di eccezionale valore Nazionale ed Internazionale, sacro per ricordi e per memorie religiose, che sarebbe dovuto essere custodito e valorizzato, non solo è stato dimenticato, ma profanato e lasciato morire” la denuncia della professoressa Quagliarini. La struttura è stata oggetto di uno studio da parte della dottoressa Livia Faggioni, direttore di Istocarta, l’Istituto di Storia della Carta di Fabriano.

L’oratorio

L’oratorio dei beati Becchetti che sorge accanto alla chiesa di Sant’ Agostino a Fabriano, è a pianta rettangolare, con copertura interna poggiante direttamente sui muri perimetrali. Lo spazio architettonico si sviluppa su tre livelli. Il più alto denominato del Monte Calvario, raggiungibile attraverso dieci gradini, s’innalza di di 2 metri e 20 cm dal piano terra. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1768, fu restaurato, ampliato e manomesso nell’antica struttura. In origine, infatti, doveva svilupparsi su uno spazio più esteso. Da una ricostruzione, dovevano essere presenti cinque gruppi plastici dislocati su cinque altari (posti ad altezze tra loro diversificate): il primo, al quale si saliva per dodici scalini, dedicarono al Crocifisso, chiamando il monte Calvario, il secondo detto la valle di Giosafat, ricordava lo spasimo della Vergine, quando incontrò il divin Figlio tratto al supplizio, il terzo, il più basso degli altri cui si giungeva scendendo dieci gradini, era consacrato alla Madonna del Pianto, in memoria delle lagrime sperse dalla Vergine quando teneva in grembo Cristo deposto dalla Croce; nel quarto era venerata la Madonna delle Grazie; il quinto, eretto più tardi, custodì poi il corpo dei due fondatori. Ai due lati del Monte Calvario, erano due cappelline, una delle quali riproduceva il Sepolcro nelle stesse dimensioni di quello di Gerusalemme, l’altra, la tomba della Vergine, circondata da alcune statue di legno dorato rappresentanti le Marie (R. Sassi, 1993).

Il Rotary

Fai e Rotary invitano la cittadinanza a votare il “Luogo del cuore”. Per farlo basta accedere al sito www.iluoghidelcuore.it o compilare la cartolina apposita reperibile presso le filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo. “Per non perdere più questo luogo così importante per storia, cultura e arte, ora nel degrado e nell’abbandono, basta votarlo e farlo votare come Luogo del Cuore Fai 2019. Abbiamo questa grande opportunità, cerchiamo di sfruttarla” il commento del presidente del Rotary Fabriano, Leandro Tiranti che ha organizzato una conviviale, recentemente, proprio per sensibilizzare il Club a questa tematica.

Si può firmare per salvare questo luogo presso: Comune di Fabriano (Segreteria del Sindaco), Caffè Storelli, Bar del Centro Commerciale, Edicola Edicolè, Edicola La Rovere.

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