CINGHIALI IN CITTA’, RISORSA E NON FLAGELLO

Una riflessione sulla problematica dei cinghiali nel comprensorio fabrianese.

di Ivo Amico

I cinghiali sono da tempo frequentatori del territorio urbano (sotto il parcheggio dell’ospedale, in via Molino, sono di casa). Ricordate il discusso intervento della precedente amministrazione, l’abbattimento di un bel numero di animali (con bella foto delle bestie sul cassone) a scopo dissuasivo e contenitivo? Pannicelli caldi. Il “crescete & moltiplicatevi”, per questo animale, purtroppo ibrido, è nell’inprinting. Per gli amanti del creato, questo è una risorsa e, non me ne vogliano, lo è anche per i cinghialai. Un po meno per gli agricoltori, piccoli o grandi che siano, per la loro onnivora voracità che non disdegna granturco o uva etc, ed è una disgrazia per i malcapitati coinvolti in urti e incidenti accidentali, spesso rovinosi.

Per mera curiosità, in un caso o nell’altro, informatevi sulle cifre (a 5/6 zeri) che la Regione, e quindi la fiscalità collettiva, ogni anno esborsa. Soluzioni? Non facili in nessuna regione della penisola, neppure in terra Toscana che vanta consolidate tradizioni. Poi, nel nostro Paese, dove per dogma la selvaggina è patrimonio dello Stato, farsi rifondere i danni è impresa non immediata, visto che “la culla del diritto” lo è anche per molti azzeccagarbugli che ingarbugliano ancor più il groviglio di norme interpretative e, talvolta, contrastanti. Vero è che ormai “i buoi sono scappati”, e responsabilità pregresse esistono, ma, allo stato, i soli in grado di contenere i numeri e i danni in misura fisiologica, sono i cacciatori, le squadre organizzate, i selettori e anche chi si dedica alla cosiddetta girata. Può non piacere ma questo è lo stato dell’arte.

Essenziale è che il legislatore imponga norme categoriche, senza indulgere (passatemi il termine) in “marchette”, con piglio cioè scientifico senza se ne ma in ossequio alle anime belle ; che le associazioni degli agricoltori siano finalmente chiare e decise (senza pittoresche adunate sotto palazzo Raffaello, che a nulla servono); che i responsabili delle aree a vario titolo protette, tralascino i voli pindarici in difesa degli improbabili numeri presenti nei loro territori; e, soprattutto i cinghialai, in qualsiasi forma di caccia consorziati, realizzino che i momento ludico è trascorso e, responsabilmente, diano il loro insostituibile e serio apporto perché realisticamente il cinghiale sia risorsa e non flagello per i più.

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