“LA REGIONE DELLE CONTRADDIZIONI DOVE I CACCIATORI DETTANO LEGGE”

Posticipare l’apertura della caccia al primo di ottobre. E’ la richiesta che la Lac Marche aveva fatto all’assessore regionale alla Caccia Moreno Pieroni, vista l’eccezionale siccità che ha colpito anche le Marche. ”Tutte le specie animali selvatiche sono in estrema difficoltà per il prosciugamento delle sorgenti d’acqua di montagna. Gli animali devono spostarsi in massa nei fondovalle, verso i fiumi, la cui portata è però anch’essa ridotta ai minimi storici” ricorda la Lac. ”Condizioni climatiche estreme – continua l’associazione – che stanno mettendo a dura prova soprattutto le specie selvatiche che raggiungono il limite meridionale del proprio areale”.

La Regione

Il calendario venatorio delle Marche “è stato riconosciuto come il migliore in Italia per la sua strutturazione equilibrata”. Così l’assessore regionale alla Caccia Moreno Pieroni, che spiega: “La Regione aveva già previsto un orario ridotto per un totale di ore complessive inferiore e con un periodo di riposo nelle ore centrali, quelle più calde, importantissimo per molte specie. Questo a testimonianza dell’attenzione della Regione nel rispetto di un prelievo sostenibile e coerente con la normativa”. Il calendario è la sintesi di un documento unitario proposto dalle associazioni venatorie: apertura generale il 17 settembre, si conclude il 26 novembre; preaperture il 2, 3, 6, 9, 10, 11, 13 settembre per alcune specie. La caccia al cinghiale inizia intorno alla metà di ottobre. Il Piano faunistico venatorio viene per la prima volta elaborato dalla Regione Marche a seguito del trasferimento delle competenze in materia di fauna e caccia dalle Provincie alla Regione.

La battaglia politica

“Le Marche hanno chiesto lo stato di calamità naturale per la siccità. Questo porterebbe a pensare che chi governa le Marche sia consapevole di cosa comporta, come conseguenze sul territorio e sugli animali che lo vivono, questa emergenza. Ma non è così per quanto riguarda la caccia che è considerata come qualcosa di fondamentale e immodificabile.” Ad intervenire è il consigliere regionale Sandro Bisonni che su questo argomento ha presentato una mozione in Consiglio regionale proprio allo scopo di vietare la caccia da appostamento sino a quando persiste il deficit idrico, di posticipare all’inizio di ottobre l’apertura della stagione venatoria, di ridurre il periodo di caccia o limitare il carniere, di posticipare l’apertura della caccia per le specie oggetto di ripopolamento, di monitorare la fauna selvatica stanziale o nidificante, di vietare la caccia nelle aree forestali che hanno subito incendi. Mozione che è stata respinta dall’Assemblea legislativa nonostante l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, abbia invitato, visti i recenti eventi climatici avversi per la fauna, ad adottare identici provvedimenti cautelativi per evitare che gli animali particolarmente vulnerabili dopo le avversità atmosferiche possano subire danni. “Ma la Regione non ne tiene assolutamente conto – prosegue Bisonni – e per l’avvio della caccia tutto deve restare immutato come se l’estate appena passata non sia stata una delle più aride degli ultimi decenni, che gli incendi che hanno danneggiato il nostro territorio non siano avvenuti. Importante è solo inseguire un pugno di voti (quello dei cacciatori) senza pensare al bene comune che è il nostro ambiente e che un insieme di piante e animali dove entrambi contribuiscono alla sua bellezza e al suo equilibrio.”

 

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