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L’AMBASCIATORE DELL’ALGERIA AL CENTRO CULTURALE ISLAMICO DI FABRIANO

L’ambasciatore dell’Algeria, Abdel Amid Bereqsi, ha visitato, venerdì 19 maggio, il Centro Culturale Islamico della Misericordia Fabriano di via Cavallotti 84. E’ stato il presidente Kader Mekri, ad accogliere l’illustre ospite, assolvendo al compito di illustrare obiettivi e fini del Centro Culturale Islamico “di ascolto, confronto, conoscenza, studio, preghiera e aiuto – ha riferito Mekri – vuole essere punto di riferimento principale per la comunità islamica della città e territorio”. L’ambasciatore ha visitato la struttura composta dalla sala Conferenze e Riunioni, sala Studio per adulti, ragazzi e bambini, l’ufficio per l’amministrazione e quanto altro serve a garantire una fruibilità trasparente adeguata di una struttura di recentissima costituzione, ma già pienamente operativa. Recentemente sono iniziati i corsi di lingua inglese, francese ed araba, partirà a breve un corso di primo soccorso ed altre iniziative sono in itinere. L’ospite dell’Algeria, oltre che dal sindaco uscente Sagramola, è stato accolto salutato delle autorità militari e religiose di Fabriano.

 Il Centro

Il presidente dell’associazione, Kadel Mekri, ha ribadito che “La cultura arabo-islamica non ha nulla a che fare con gli estremismi tristemente noti in altre parti del mondo”. Previste, infatti, attività di ogni genere: dal doposcuola, allo sportello di ascolto, ai corsi di lingua. L’obiettivo è quello di integrare la comunità. “Il circolo – ha detto il presidente – si finanzia grazie alle donazioni dei tesserati. Chi frequenta la struttura dovrà rispettare le regole e se così non fosse saremo i primi a intervenire”. “Vogliamo – hanno riferito alcuni soci – che la città conosca le nostre buone intenzioni”. Previsto anche uno sportello di ascolto. “La nostra storia – ha detto il vescovo Stefano Russo – ci dice che è possibile una convivenza pacifica e come cristiani non possiamo che farcene promotori. Ciò non può che spingerci a ricercare e coltivare i motivi di unione piuttosto che quelli di divisione. Alla base di tutto deve esserci la volontà di conoscersi e di accogliersi, al di là della propria appartenenza religiosa. In chi sta dando vita a questo centro culturale c’è la volontà dichiarata, di mettersi in dialogo a 360° oltre che con chi è di altre convinzioni, anche con le istituzioni ed il territorio in genere. Siamo chiamati a “vivere” il nostro tempo nell’atteggiamento della responsabilità e del dialogo.”

m.a.