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IL METODO AFRICANO – di Laura Trappetti

E’ ufficiale: il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre. Prima lo era stato il 2014. Se le previsioni scientifiche per il 2016 si confermeranno , il caldo record sarà per tre anni di seguito. Molto spesso siamo portati a non farci coinvolgere troppo da certe notizie. Tutt’al più ci lasciamo sfuggire un non ci sono più le mezze stagioni. Di questo passo sene perderà anche una tutt’intera: l’inverno. Specie per chi vive in città, è difficile immaginare le conseguenze di questa tendenza se non verranno adottate misure drastiche e globali, è quasi solo una questione di come vestirsi. In campagna, invece, tutto appare molto più reale, grazie ai cicli della vegetazione che risultano tutti sfasati. Non spetta a me spiegare come cambierà il pianeta se non si porrà rimedio, l’argomento mi interessa molto e mi informo, ma in questa sede vorrei puntare l’attenzione sul concetto di misure drastiche e globali. Il clima che si respira (e parlo di quello delle relazioni umane, non di quello meteorologico) è talmente acido che immaginare che si possano raggiungere accordi condivisi fra tutto il mondo sembra fantascienza. Il livello di ostilità reciproca circolante ammorba l’aria in maniera quasi più devastante dello smog. Ci si insulta per niente e senza farsi scrupolo per la fragilità dell’altro: ragazzi che bullizzano altri ragazzi, disprezzo per la diversità, denigrazione dell’avversario e  i social, se solo non fossero arene virtuali, gronderebbero sangue peggio del Colosseo. Intendiamoci, l’uomo tanto buono non è stato mai, ma sembra che oggi non se ne provi neanche più vergogna. A Parigi durante la conferenza per l’accordo sul clima, pare che un traguardo seppur non vincolante, sia stato raggiunto attraverso il metodo africano dell’indaba, una tipologia tradizionale di negoziazione pubblica comune tra gli zulu e gli xhosa, nella quale dopo una breve esposizione del proprio punto di vista, ogni capo dichiara apertamente su cosa assolutamente non può cedere. Potrebbe essere interessante trasporlo nel nostro quotidiano. Non so se davvero ci siano punti di sostanza su cui non possiamo cedere, ma forse ci renderemmo conto della futilità di tante discussioni e il sistema nervoso ce ne sarà grato. Per una volta tanto: Africa aiutaci a casa nostra.