IL MONDO IN UNA SCARPA – di Laura Trappetti
Io e Giovanni abbiamo la stessa età, ci siamo conosciuti molti anni fa facendo teatro. Giovanni Moschella è un bravissimo attore, un regista, un insegnante che non si dimentica facilmente, uno di quelli che si definirebbe impegnato e se questo vuol dire essere intelligenti, sensibili, attenti ai malesseri della società e aver voglia, con quello che fai, anche il teatro, di provare a metterci una pezza, allora certamente lo è. Per me è anche impegnato perché ama il suo mestiere, ci crede e lo porta avanti con tutto il rigore e la disciplina che l’arte merita, ché insomma non è tutto lustrini e pallettes, intrattenimento, ma anche sudore. Ci siamo sentiti in questi giorni per fissare le date e i punti salienti di un seminario intensivo di formazione teatrale che, nell’ambito del progetto Canoni In-Versi del Bagatto, realizzeremo il 19 e 20 dicembre. La sinossi che racconta il laboratorio e che mi invia è densa: “”Dove sono gli assenti? Quelli che hanno lasciato tutto. Scarpe abbandonate. Vestiti bagnati. Nello spazio vuoto. Devono ancora arrivare? Li stiamo aspettando? Oppure hanno imparato a volare?” La mia associazione mentale è immediata: la marcia delle donne e degli uomini scalzi, i piedi nudi dei profughi sul pontile del porto di Lampedusa, le migliaia di scarpe in Place de la Republique a “marciare” per il clima, laddove il terrore vuole giustificare l’esclusione delle persone. Così penso alle scarpe, un po’ come ci pensa meglio di me Rumiz, quando racconta dell’insulto alle sue scarpe, quelle che poi gli hanno permesso di andare per il mondo e narrarlo, il giorno in cui la sua maestra gli disse che “scriveva con i piedi”. E’ che siamo molto distratti, pensiamo di avere tutto e non ci rendiamo conto che se non siamo piantati su gambe buone, se non infiliamo i piedi in buone scarpe, ci perdiamo molte cose del mondo, non siamo in grado di camminare ed è solo camminando, andando un po’ più piano che ci si accorge dei tanti senza scarpe che ci camminano accanto. Nino Manfredi cantava “basta ‘a salute e ‘n par de scarpe nove, pòi girà tutt’er monno”; certo, per chi ce l’ha e gli altri? Io sto cercando di camminare di più, ho fiducia nei miei piedi, nelle strade poco battute. A piedi vedo di più e inquino meno.
Laura Trappetti

