EX MINIERA CABERNARDI DIVENTA MUSEO. BOLDRINI ALL’INAUGURAZIONE

Cabernardi e la sua miniera, ovvero il passato che ritorna alla luce! Verrà inaugurato domenica 5 luglio, alla presenza della presidente della Camera dei deputati, on. Laura Boldrini, il Parco archeominerario di Cabernardi, una pregevole struttura museale a cielo aperto che sorge in prossimità del piccolo centro del Comune di Sassoferrato, Cabernardi, appunto, sede tra il 1887 e il 1959, del più importante polo estrattivo dello zolfo d’Europa. Una realtà che faceva da traino all’economia di un’ampia zona, da Sassoferrato, ad Arcevia, a Pergola ed oltre, in cui operavano in media circa milleseicento minatori, in massima parte impiegati in un duro e rischioso lavoro nel sottosuolo alle dipendenze della “Montecatini”, la Società proprietaria della miniera dal 1917 fino alla sua definitiva chiusura. Uno storia dall’epilogo drammatico quella della miniera. Le avvisaglie della crisi arrivarono agli inizi degli anni ’50, allorché la “Montecatini” ritenne che il minerale fosse in fase di esaurimento. Diversa l’opinione dei minatori, duecentoquattordici dei quali furono protagonisti, nel 1952, di una clamorosa protesta, finita sulle cronache nazionali, che li vide caparbiamente “sepolti vivi” per quaranta giorni nelle viscere della terra per difendere il proprio diritto al lavoro. La definitiva chiusura del bacino minerario produsse nell’intera zona una grave crisi economica che causò il triste fenomeno dell’emigrazione, tanto che il Comune di Sassoferrato vide progressivamente dimezzarsi la popolazione residente, attestata all’epoca intorno alle 14 mila unità. Si comprenderà, dunque, come l’apertura del Parco, quale testimonianza di un passato ricco di fatica e di sofferenza, ma anche di benessere e di sviluppo economico e sociale, sia carico di grandi significati umani, a cominciare dal ricordo dei centotrentuno uomini che persero la vita durante il lavoro in miniera.

«Questa nuova realtà – osserva il sindaco, ing. Ugo Pesciarelli – non si configura soltanto come un omaggio e un ricordo del passato, ma come opportunità di rilancio, in particolare per i riflessi positivi che la realizzazione dell’opera, apprezzabile sotto il profilo storico-museale, potrebbe produrre ai fini dello sviluppo turistico della zona». Una realizzazione che il Comune di Sassoferrato e l’Ente Parco dello zolfo delle Marche hanno fortemente voluto, sfruttando le opportunità concesse dalla legge n. 93 del 23/3/2001 (art.15: “Disposizioni in materia di attività mineraria”), in merito alla quale svolsero un ruolo fondamentale alcuni parlamentari marchigiani dell’epoca, in primis il sassoferratese Primo Galdelli, il quale propose l’emendamento in “Commissione ambiente”, ottenendo la firma della sua collega Marisa Abbondanzieri, il parere favorevole di Valerio Calzolaio, rappresentante del Governo in seno a tale commissione, e, infine, l’approvazione all’unanimità da parte della stessa commissione in sede legislativa. Seguì, poi, il Decreto Ministeriale del 20/4/2005, con il quale veniva istituito il “Parco museo minerario delle miniere dello zolfo delle Marche” con la precisa finalità di assicurare il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio ambientale, etno-antropologico, storico-culturale e tecnico-scientifico dei siti, beni e tradizioni legati alla storia ed alla cultura mineraria. Oggi l’Ente Parco è costituito in Consorzio, il cui Comitato di gestione provvisoria è presieduto dal prof. Carlo Evangelisti, che comprende tredici soggetti istituzionali: Comuni di Arcevia, Novafeltria, Pergola, Sant’Agata Feltria, Sassoferrato, Talamello, Unità montane dell’Altavalmarecchia, del Catria e Nerone e dell’Esino Frasassi, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Provincie di Ancona e di Pesaro Urbino e Regione Marche.

Il nuovo Parco archeominerario di Cabernardi è una pregevole realtà architettonico-ambientale che si estende su una superficie di circa due ettari di terreno. Grazie ad un minuzioso e complesso intervento di recupero, eseguito dalla Ditta “Cav. Aldo Ilari snc” su progetto dell’ufficio tecnico del Comune sentinate e sotto la supervisione della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle Marche, parte dei manufatti, diversi dei quali totalmente coperti dal terreno e dalla vegetazione, che costituivano il nucleo operativo della miniera, sono ora nuovamente visibili. L’area è dominata dall’imponente pozzo “Donegani”, restituito al suo aspetto originario, da cui si calavano i minatori per accedere nelle estese e profonde gallerie scavate nel sottosuolo. All’interno del Parco si possono inoltre apprezzare i calcaroni, delle enormi vasche con un piano fortemente inclinato, dove veniva depositato il materiale grezzo estratto dal sottosuolo, da cui, mediante un processo di combustione, veniva prelevato lo zolfo in forma liquida. Visibili anche i forni “Gill”, manufatti in muratura di epoca successiva ai calcaroni, di cui avevano la stessa funzione, ma dotati di una tecnologia più avanzata. Perfettamente recuperate e percorribili anche la galleria di raccordo tra i citati forni e il “piano inclinato”, una passerella di collegamento tra i due livelli dell’area, attraverso cui venivano sollevati e fatti transitare i vagoni carichi di materiale inerte. Un altro “gioiello” riportato alla luce è il deposito del gasolio, una struttura seminterrata, di forma circolare, che è stata adibita ad auditorium, più precisamente una sala polifunzionale per conferenze, incontri e per l’accoglienza turistica, capace di ospitare oltre ottanta persone. Funzionale e adeguatamente descrittiva anche la segnaletica, realizzata sia all’interno, sia all’esterno del Parco. Dunque, una pregevole opera di recupero che consente di percorrere un suggestivo itinerario in un’area, circondata dal verde, attraverso cui il visitatore si trova ad essere idealmente calato in una realtà industriale di un’epoca ormai lontana. La realizzazione dell’opera ha comportato una spesa complessiva di 950 mila euro, di cui 680 mila stanziati dal Parco dello zolfo delle Marche, 150 mila dal Comune di Sassoferrato ed i restanti 120 mila dal Gal Colli Esini San Vicino. La nuova struttura completa significativamente l’altra realtà “storica” di Cabernardi, il Museo comunale della miniera di zolfo, dove sono raccolte numerosissime e significative testimonianze della vita di miniera. La cerimonia inaugurale del Parco archeominerario, tenuta a battesimo, come detto, dall’on. Laura Boldrini, si aprirà alle ore 10,30 di domenica. Nella circostanza interverranno, in qualità di relatori, il sindaco Pesciarelli, il presidente del Parco dello zolfo delle Marche Evangelisti e l’architetto Alessandra Pacheco della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Per celebrare l’evento è stato disposto uno speciale annullo filatelico.

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