NOI E L’ISLAM, A FABRIANO L’INCONTRO PER EDUCARE AL DIALOGO

Un importante progetto interdisciplinare e trasversale con la finalità di promuovere il dialogo interreligioso tra i giovani elaborato dagli Istituti di Istruzione Superiori “Morea-Vivarelli”dal titolo “Sulla strada per Gerusalemme!” e coordinato dalle insegnanti Maria Cristina Corvo e Rosella Palanga. Mercoledì 11 marzo alle 17:30 nella splendida cornice dell’Oratorio della Carità di Fabriano il convegno “Noi e l’Islam” organizzato con il Patrocinio del Comune di Fabriano, in collaborazione con l’Ambito 10, l’Associazione Fabriano Incontra e gli Istituti “Morea-Vivarelli” ha visto la presenza della dottoressa Valentina Colombo, una tra le più significative studiose italiane di Islam, docente di cultura geopolitica dell’Islam all’Università Europea di Roma e membro del Comitato per l’Islam Italiano presso il Ministero dell’Interno. Significativa la presenza in sala del Vescovo della Diocesi di Fabriano-Matelica Mons. Giancarlo Vecerrica, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Fabriano Barbara Pallucca e di un’importante rappresentanza di studenti e donne islamiche per un dibattito che ha sottolineato l’importanza di instaurare un processo di educazione al dialogo, conoscenza ed incontro tra culture e religioni differenti. Tra i relatori anche l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Fabriano dott.Giorgio Saitta che ha sostenuto fortemente questo progetto, sottolineando l’impegno dell’Amministrazione Comunale nell’ambito dell’integrazione e dell’inserimento sociale di tutti i rappresentanti delle diverse culture e religioni presenti numerosi anche nel nostro territorio.

L’intervento della dottoressa Colombo ha posto l’accento sulla necessità di combattere l’anti-radicalizzazione non solo su web ma attraverso l’incontro ed il dialogo con i giovani. I ragazzi devono trovare nelle istituzioni un alleato e nelle scuole una possibilità di crescita, anche attraverso questi progetti, volti a far acquisire fiducia nella possibilità concreta di un’integrazione socio-culturale a 360°.I musulmani non sono un’ entità astratta- prosegue la Colombo-viviamo l’Islam nella vita di ogni giorno, pertanto non dobbiamo nascondere i problemi ed abbiamo tutti il dovere di agire abbandonando gli stereotipi: il dialogo interreligioso non può risolversi in incontri istituzionali fatti di fotografie nei giornali e strette di mano di circostanza. E’ essenziale il vero dialogo che nasce dall’incontro reale tra individui che non può essere disumanizzato attraverso il web. Nel mondo sono presenti più di un miliardo e settecento milioni di musulmani, con le loro diverse sfumature e sfaccettature impossibili da “inscatolare”in un unico contenitore. L’’islamofobia è una doppia trappola: per noi perché frutto di generalizzazioni e per i musulmani molto pericolosa in quanto li associa quasi sempre a vittime. E’ fondamentale aprire tutte le strade ed i cuori per un dialogo fattivo, nella consapevolezza che l’Islam fa parte di noi e solo con un processo di autocritica si potrà fare un passo in avanti per una riforma dell’Islam necessaria per instaurare un progetto di pace e condivisione tra culture e religioni differenti. In questo processo hanno un ruolo e responsabilità i mezzi di comunicazione: un’informazione corretta è necessaria per permettere al mondo islamico di farsi conoscere nella sua pluralità. Interessante anche l’intervento dell’architetto Angela Ruggeri dell’Associazione “Fabriano Incontra” che sta affrontando l’importante emergenza della tutela del patrimonio culturale, storico ed artistico nei paesi coinvolti nei conflitti, che in questi giorni stanno subendo pesanti danni da parte degli estremisti islamici. Secondo Valentina Colombo l’arte è la memoria e non si può distruggere così come la storia: non si può cancellare ogni traccia di ciò che gli estremisti non vogliono che gli appartenga. L’estremismo islamico trova terreno fertile tra la popolazione analfabeta e povera: il discorso alle Nazioni Unite di Malala, giovane pakistana vittima di un attentato talebano solo perché desiderava studiare, deve essere motivo di riflessione per tutti noi. L’Unicef segnala la presenza nel mondo di 31 milioni di bambine private di una qualsiasi forma di istruzione: nel discorso di Malala grande rilievo viene posto al dialogo tra culture fondato sull’istruzione che tenga conto dei valori universali che non hanno né colore né religione. La “Rivoluzione di Malala” potrebbe essere un punto su cui partire per una nuova primavera islamica. Madre Teresa di Calcutta avrebbe sicuramente definito Malala “una piccola matita nelle mani di Dio”. Di una matita non dobbiamo pertanto avere paura.

Gigliola Marinelli

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