Salvare l’Oratorio dei Beati Becchetti di Fabriano
Salvare il Santo Sepolcro Fabrianese e sollecitare una presa di posizione di Comune e Ast: è l’obiettivo dell’ex sindaco Roberto Sorci impegnato nella battaglia per riportare la proprietà dell’Oratorio dei Beati Giovanni e Pietro Becchetti, nel chiostro di Sant’Agostino, al Comune di Fabriano. C’è da risolvere il problema dell’accatastamento. Sorci denuncia: «Anche l’atto numero 342 del 5 giugno 2009 del Direttore della Zona Territoriale 6 di Fabriano, Guido Papiri, conferma la proprietà comunale. E’ urgente regolarizzare la situazione e salvare uno dei simboli della città prima che sia troppo tardi». Prosegue, intanto, l’interlocuzione dell’Amministrazione comunale con Ast.
La struttura risalente al ‘300, per tutti il Santo Sepolcro fabrianese, una piccola Gerusalemme, è sconosciuta ai più e chiusa. Sorge accanto alla chiesa di Sant’ Agostino, nel chiostro che in passato si percorreva per raggiungere la vecchia camera mortuaria.
Ci troviamo all’interno dello spazio dell’ospedale Profili, nella parte più antica. Giovanni e Pietro Becchetti, eremiti agostiniani fabrianesi, vissero nella seconda metà del secolo XV. Presi dalla devozione per la passione di Cristo ottennero licenza dal Generale dell’ordine di recarsi a visitare i Luoghi Santi. Al ritorno costruirono un’architettura che rappresentava più o meno fedelmente l’antica “Anastasis”, l’edicola del Santo Sepolcro. I due beati, quindi, per rinnovare il conforto spirituale provato in Terra Santa, commissionarono il tempietto presso la chiesa di Sant’ Agostino dedicato al Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’affresco “L’albero della vita” e le famose statue lignee. Per secoli è stato meta di pellegrini. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1768, fu restaurato, ampliato e manomesso nell’antica struttura. In origine doveva svilupparsi su uno spazio più esteso. Agli inizi del ‘900 è stato chiuso al pubblico. Solo nel 1977 fu temporaneamente riaperto per salvare dal degrado le statue lignee ritrovate ammassate al suo interno poi restaurate e conservate in Pinacoteca.
All’interno dell’Oratorio si trovano cinque altari: il primo, con dodici scalini, è dedicato al Crocifisso ed è chiamato Monte Calvario e s’innalza di 2 metri e 20 dal piano terra. A dominare la scena è l’affresco dell’Albero della vita, opera tardo gotica di Lorenzo Salimbeni, in pessime condizioni a causa della forte umidità e che necessita di intervento. Ai lati ci sono due cappelline rappresentanti una il Sepolcro e l’altra la tomba della Vergine. Il secondo altare ricorda l’incontro della Vergine con Gesù durante la Via Crucis ed è chiamato Valle di Giosafat; il terzo è dedicato alla Madonna del Pianto e ricorda le lacrime versate al momento della deposizione; il quarto è consacrato alla Madonna delle Grazie. Nel quinto altare, aggiunto in seguito, furono sepolti nel 1565 i due beati. Questa struttura potrebbe diventare una spinta per il turismo: non solo un viaggio nel mondo della città della carta, ma anche nella spiritualità vista la presenza di chiese ricche di capolavori. Senza dimenticare, l’anno prossimo, il millenario di San Romualdo (fondatore dei Camaldolesi) sepolto a Fabriano, altra occasione di crescita per il territorio.
m.a.

