L’EREDITA’ DELL’EXPO – di Alessandro Moscè
L’Expo chiude i battenti. E’ stato un successo straordinario con un consenso andato al di là delle previsioni. Con il picco dell’ultima settimana è stata toccata quota 23 milioni di visitatori. Ancora una volta la maggior parte delle visite si è avuta di sabato (240 mila persone), al secondo posto la domenica (170 mila). Nella settimana che va dall’11 al 18 ottobre, 1,1 milioni di persone è transitato tra i padiglioni di Expo. Durante il mese di settembre si sono toccati e superati i 4 milioni che hanno portato la cifra totale a ben 16 milioni. Ad ottobre la partenza è risultata più lenta, ma negli ultimi giorni si è registrato un vero e proprio boom. Dunque il flop che si temeva alla vigilia è stato ampiamente scansato. Un primo bilancio dell’esposizione internazionale lo ha fatto la Coldiretti attraverso i risultati di un sondaggio realizzato dalla società Ixè. L’85% dei visitatori ha complessivamente espresso un giudizio positivo di gradimento, nonostante le code che nella media hanno totalizzato sette ore di attesa. L’inconveniente non ha influito sulle scelte dei padiglioni stranieri preferiti, visto che al primo posto si trova il Giappone (21%) che fin dall’inizio della manifestazione ha totalizzato le code più lunghe. Dietro al Giappone la Cina (9% delle preferenze), il Kazakistan (8%), Israele e gli Emirati Arabi con il 7%. Architetture ardite, cibi, colori e suoni, ma non solo. A suscitare l’interesse di chi ha deciso di visitare e twittare Expo ci sono le grandi idee e i temi globali. Sembrava una fiera delle tipicità e invece la gente ci è andata per imparare come funziona il mondo. Non solo il cibo, ma tutti gli aspetti legati alla tecnologia hanno lasciato un’eredità da far fruttare. Si scopre che l’Asia piace molto agli italiani e che i contenuti popolari valgono più di quelli che arrivano dall’alto, perché diventano proprietà di tutti, come ha osservato Giacomo Biraghi, responsabile delle relazioni digitali di Expo. Ecco perché il frammento social più diffuso, il vero grande simbolo, è senza dubbio l’Albero della Vita. Una messa pagana che è entrata in messaggi, foto e video. Ad Expo si è guardato, salutato, conosciuto. Un’esperienza per cui il significato dell’esportazione ha valorizzato l’importanza capitale dell’internazionalizzazione italiana. Siamo ancora deboli su questo fronte: dobbiamo imparare a vendere meglio per mettere in piedi una sorta di tour senza soluzione di continuità. Expo rimarrà la cartina di tornasole, la bussola da seguire replicando i paesi meglio attrezzati che hanno esibito le loro capacità. Milano vetrina d’eccellenza per un Paese, il nostro, finalmente protagonista. Costruiamo il futuro sulla qualità e sull’innovazione. Le nuove generazioni ci credono.
Alessandro Moscè
