La nudità dello specchio, le poesie di Liliana Paisa
Fabriano – Dal libro “Pensieri bianchi” pubblicato nel 2009, pubblichiamo alcune poesie scritte da Liliana Paisa, infermiera della Riabilitazione Intensiva dell’ospedale Profili. Un viaggio nell’interiorità con la poestessa fabrianese che ha ottenuto molti riconoscimenti nei concorsi nazionali. Buona lettura.
SILENZIO
Silenzio!
La natura sta consumando
l’energia statica.
Una lampada ingoia la luce,
l’angolo si riempie di rughe.
I baci nel fazzoletto e tu,
fra gli effetti del grigio
stai mangiando la mela.
IL VUOTO
La scarpa destra sta contaminando
la scarpa sinistra.
Non provare il salto dei piedi nudi.
Nell’aria rimane
il nostro inquinamento.
DONNA – OMBRA
Per lo stesso peccato!
Tu che rotolavi il corpo
nell’alba dell’uomo.
IL SEGNO PERSONALE
Il segno personale sta nel buco della tasca.
Ogni buco è stampato al mercato.
Non può essere tolto o cambiato.
Nati nel vortice dei sogni pagati,
con il nome di codice a barre
per consumare tutto quello che ci consuma,
e alla fine solo per un respiro.
ABITANTI DELLE OMBRE
Siamo abitanti delle nostre ombre,
delle parole già esaurite
per un dipinto nel sole.
Colori sciolti nascondono la mano,
quella che inganna la tela.
LA NUDITA’ DELLO SPECCHIO
La nudità dello specchio mi intriga ogni giorno di più.
Non sarà per la stanchezza dell’immagine,
dei riflessi che mordono l’istante?
Provo a girarlo,
le dimensioni delle cose rimangono sotto la pelle,
attaccate alle mie ossa,
disciolte nel mio sangue – una cicatrice sul granello di terra-
AL CANCELLO SENZA NOME
La catena della sopravvivenza:
otto ore precise nei sei giorni precisi.
Nel settimo giorno le mani si lasciano andare
nella piccola carezza, nel significato della propria casa.
C’è bisogno di più case, quelle per i sogni irreversibili,
per il riposo delle partenze e case per la solitudine.
Staccato dalla catena guardi i tuoi giorni integrati
in una casa senza porte, senza finestre,
con le entrare uguali alle uscite.
Al posto del nome sta scritto: globalizzazione.
Comincia la stagione degli incubi,
con il pane quotidiano nei ritratti,
nell’immagine sfocata.
Le ragioni crollano sulla libertà di sapere tutto questo…
CIGHID – ROMANIA
“Attenzione, Donne!
Da oggi il vostro grembo appartiene al regime comunista.
I figli sani avranno solo un nome -Ceausescu-“
Le donne guardavano il sole. Non entravano più
nel vestito rosso. L’aria copriva la paura che spiava
nel buco della serratura.
La maledetta paura che spogliava i sogni e che nel vuoto rimasto
metteva la medaglia del partito.
“Attenzione, Donne!
Le lacrime dei vostri figli verranno misurate al buio,
gettate insieme all’innocenza”.
Le donne guardavano il sole.
Il dolore era già nel midollo delle loro povere ossa.
Si sentiva il grido nella culla, nei tramonti caduti,
nel grembo afflitto dalle ferite.
Loro chiudevano gli occhi
dalla stessa parte dell’apocalisse.
TEMPO SCADUTO
Conservati nelle vertebre
di un tempo scaduto,
adottiamo il salto mortale
per salvare la nostra visibilità
che già appanna le dimensioni
di un altro spazio.
UN’ALTRA ALBA
In mondo si divide;
cromosomi in delirio
per la solitudine del grembo
che spaventa l’alba addormentata
nella culla.
L’ANIMO
Una bibbia ancora non scritta
il mio animo inizia col peccato del respiro,
col silenzio degli angoli
dove un ragno ritira la sua tela
e la storia di una donna.
Liliana Paisa

