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Fabriano, emergenza cinghiali: Parla Giancarlo Sagramola

Tante le segnalazioni giunte dai cittadini fabrianesi che lamentano una sempre maggiore presenza di cinghiali, anche di grandi dimensioni, sia nelle ore diurne che notturne. In zona Campo Sportivo, nei pressi della pista ciclabile ed in via Aldo Moro gli abitanti sono molto preoccupati per questi avvistamenti anche in pieno centro abitato di ungulati, spesso in branco. Stesso problema segnalato anche nella zona del Cimitero delle Cortine, lungo le rive del fiume Giano, soprattutto nel tratto sotto l’Ospedale Profili ed in Via del Molino. I cinghiali causano anche incidenti stradali ed un pericolo per la circolazione, tanto che giorni fa un ungulato è stato investito da un’autovettura nelle vicinanze del passaggio a livello di Ceresola. Ne parliamo con Giancarlo Sagramola, ex sindaco di Fabriano e Presidente dell’Unione Montana dell’Esino-Frasassi, per sapere se è possibile tentare di risolvere questa criticità che desta grande preoccupazione nei cittadini. La questione cinghiali non è semplice da dirimere ed approfondire-dichiara Sagramola- in quanto il cinghiale è un animale resiliente e molto intelligente, si adatta a tutti i climi e le stagioni, riesce a trovare luoghi dove sopravvivere sfruttando anche poche risorse all’interno di un territorio, pur essendo abbastanza stanziale, è capace di percorrere anche 20-30 km per procacciarsi quotidianamente il cibo. La sua presenza nei centri abitati è dovuta in particolare alla possibilità di trovare facilmente cibo (spesso rifiuti abbandonati) e luoghi dove andare a riposare durante il giorno, possibilmente frattoni o boschetti,meglio se in prossimità di fiumiciattoli o rii. La nostra città- prosegue Sagramola- ha un fiume che la attraversa da ovest ad est ed in genere con poca acqua (per loro è una autostrada), quindi transitabile facilmente per i loro spostamenti, i confini della città si intersecano con la macchia mediterranea e le sponde del Giano ai lati dello stesso sono spesso incustodite, facilitando il loro ingresso all’interno del centro abitato verso parchi e giardini. Gli animali non possono essere abbattuti all’interno dei centri abitati è troppo pericoloso per la sicurezza pubblica usare armi per ridurre la loro presenza. Alcuni comuni hanno cercato di usare trappole, un sistema molto complicato, perché l’animale è intelligente e difficilmente si fa catturare percependo la trappola degli odori connessi alla presenza umana per sistemarla. Ci sono tentativi fatti in numerose città ed i risultati sono relativi e molto difficili da conseguire. Cerchiamo di capire come i sindaci possano intervenire per contenere l’invasione di questi animali selvatici nei centri abitati. “I sindaci sono da tempo in cerca di soluzioni- aggiunge Sagramola- che vanno dallo scacciarli dai rimessaggi, dalle aree non custodite dall’uomo (frattoni, boschetti o incolti abbandonati nei pressi degli abitati), azioni che comunque possono essere eseguite solo con la presenza delle forze dell’ordine (Carabinieri Forestali e/o Polizia e Vigili Urbani), isolando l’area ed il percorso da far seguire agli animali per indirizzarli verso le aree esterne all’abitato. Questa azione, attivata nel periodo della caccia, può consentire l’abbattimento in sicurezza.Un’operazione di questo tipo fu fatta alcuni anni fa durante il periodo della caccia al cinghiale- conclude Sagramola-soluzione che non piacque ad alcune persone ma che per alcuni anni ha garantito una certa tranquillità. Fino ad ora in questo campo non ci sono soluzioni univoche ma, di volta in volta, bisogna essere in grado di capire il comportamento degli animali ed agire di conseguenza.

Edoardo Patassi