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Punto nascita di Fabriano, la riflessione di Vinicio Arteconi dopo il Consiglio di Stato

Di Vinicio Arteconi, medico e consigliere comunale Fabriano Progressista

Con la sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata l’11 giugno 2024, sembra volgere a conclusione, purtroppo nefasta, la diatriba sulla soppressione del punto nascita nella struttura ospedaliera della Città di Fabriano. Il Consiglio di Stato ha accolto nella loro interezza le tesi già sostenute dal Tar. Per cui la vicenda giuridica ci dice che le motivazioni poste alla base della battaglia legale risultano essere infondate. In estrema sintesi la nostra città non è meritevole di possedere un “ Punto Nascita” perché le nascite annuali non raggiungono il numero che autorizza a pretendere tale servizio. In punto di diritto nulla da eccepire, mentre se ci sforziamo di vedere il tema da un’altra prospettiva alcune domande dovrebbero comunque essere poste ai nostri legislatori:

E’ forse ipotizzabile che la denatalità della nostra città sia anche figlia di questa impostazione “ragionieristica” della sanità?
E’ forse ipotizzabile che il fenomeno della denatalità sia fortemente connesso alla crisi economica che vive il nostro territorio?
E’ forse possibile ipotizzare che il solo parametro funzionalistico in ambito sanitario neghi i fondamentali della nostra Costituzione?

E’ Forse ipotizzabile che l’industrializzazione della sanità violi non solo l’articolo 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, ma anche il “diritto al lavoro”, “i diritti inviolabili dell’uomo”, “la pari dignità”, “l’inviolabilità della la libertà personale”, “il bene vita come diritto indisponibile”, cioè tutti aspetti strettamente connessi alla sanità.

E’ bene riflettere tra ciò che intendiamo quando parliamo di “diritto positivo” vale a dire di quell’opera legislativa scritta dall’uomo, e quando invece parliamo di “Giusnaturalismo” o “Diritto Naturale” vale a dire quell’etica, quella morale che preesistente vive nelle nostre coscienze. Allora dobbiamo chiederci se quando parliamo di “diritto alla salute” dovremmo riferirci all’opera legislativa della nostra politica o al “Giusnaturalismo”?

Insomma quando agiamo per tutelare la salute dei cittadini le scelte dovranno essere “Giuste per legge” o “Giuste per natura”; per me la domanda è retorica, ma per i nostri “manager di reparto” evidentemente no. Infatti ad onor del vero secondo la legge dovrebbero essere chiusi tutti i punti nascita al di sotto dei 1000 parti con deroga a 500 per le aree svantaggiate, ma come tutti sanno questo non è avvenuto, non solo la maggior parte di essi sono dislocati sulla costa, mentre la chiusura doveva servire per ottenere una più razionale distribuzione dei punti nascita sul territorio regionale. Ciò dimostra chiaramente che quando la politica vuole si applicano ampie deroghe e che si può anche non tener in alcun conto le esigenze del territorio. Infatti in questa vicenda sono intervenuti negli anni diversi attori politici, ma pur cambiando l’orchestra la musica è stata sempre la stessa.

Mi permetto inoltre di far notare che nella sentenza si dice che a Fabriano è ancora in funzione l’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia che a buon bisogno potrebbe garantire il trasporto della gestante al punto nascita più vicino dimenticando però che non esistendo più la reperibilità questo non può essere garantito. Ricordo al Sindaco che ad inizio consiliatura la capigruppo votò all’ unanimità la creazione di due commissioni straordinarie per il monitoraggio della Sanità e del Lavoro che non sono state nominate e quindi mai riunite. Avrebbero avuto proprio il compito di monitorare questi due temi sensibili. Avremmo potuto essere avvisati della notifica della discussione del ricorso al Consiglio di Stato. Non è stato ritenuto necessario informare il Consiglio e la cittadinanza se non a sentenza pronunciata. Ora si cerca di fare un po’ di teatro per appropriarsi di un tema sul quale anche in campagna elettorale ha sempre affermato di essere impotente, cercando di nascondere anche l’ignavia del PD locale che all’ epoca del Presidente Regionale Ceriscioli non proferì parola. Ho inoltre più volte richiesto, inascoltato, di confezionare un protocollo d’intesa tra comuni montani e regione da consegnare al Consiglio di Stato per sostenere le ragioni del nostro territorio. Vorrei anche riaffermare la necessità e l’urgenza di procedere il più celermente possibile verso la creazione di un’Area Vasta Montana che superi i confini delle attuali Province per raggiungere quella massa critica che ci permetta di rivendicare in ogni settore, non solo sanitario, il rispetto dei nostri diritti.