Incontro Fondazione Il Vallato e Slow Food

Matelica – Lo sviluppo del territorio passa anche dalla valorizzazione dei suoi prodotti di eccellenza. Questo l’assunto scaturito a sintesi della serata dedicata al tema “Appennini in rete. La proposta di Slow Food”, tenuta venerdì 10 dicembre scorso al ristorante Secondo Tempo ed organizzata dalla Fondazione il Vallato in collaborazione con Slow Food Marche. L’appuntamento, rivolto ancora una volta agli imprenditori del territorio, con la presenza tra l’altro dei sindaci di Esanatoglia e di Gagliole e dei referenti della condotta Slow Food di Matelica, Sauro Magnatti e Daniela Cecoli, ha avuto come ospite Giocondo Anzidei, responsabile delle aree interne di Slow Food Marche, il quale ha offerto una panoramica del valore aggiunto delle eccellenze agro-alimentari. «I nostri territori montani si trovano ad un bivio dopo il sisma – ha dichiarato Anzidei – e se le nostre case verranno certamente ricostruite, più difficilmente lo saranno le nostre comunità, destinate a sparire se non saremo capaci di captare investimenti e risorse per il nostro territorio, che riportino qui giovani e lavoro. Questo passa per quattro fattori che noi di Slow Food sosteniamo fin dalla nostra fondazione nel lontano 1989: fare rete e dare valore a ciò che possediamo. Per farlo necessitiamo della produzione e della trasformazione in loco, ma al tempo stesso di vendere poi questi prodotti abbinandoli alla bellezza dei luoghi naturali arricchiti di un patrimonio culturale e storico-artistico eccezionale, oltre alla consapevolezza del valore di ciò che produciamo e che va venduto ad un determinato prezzo perché raccoglie e racconta’ ciò che vale un territorio». Nello specifico Anzideiha quindi dichiarato che «il recentissimo progetto di Slow Food Marche ha come scopo il censimento dei produttori Buoni, Puliti e Giusti secondo la filosofia che contraddistingue l’associazione a livello internazionale, per creare una rete di prodotti e produttori delle aree appenniniche che vadano ad arricchire la proposta dei presìdi già esistenti sul territorio. La rete regionale e nazionale sarà il veicolo e la garanzia per creare un mercato consapevole dove i produttori potranno e dovranno essere riconosciuti per il loro lavoro e come custodi della bellezza e della biodiversità dei nostri territori. valorizzazione dei prodotti presidio Slow Food delle aree interne: si tratta di creare un circuito di rete che permetta ai produttori di trovare nuovi sbocchi di mercato ad alto valore aggiunto, consentendogli di migliorare i margini di contribuzione, di fare crescere i fatturati e permettere alle aziende di innovare utilizzando le proprie risorse».

Presidii Slow Food proposti in tavola ai commensali sono stati il fagiolo di Laverino, il formaggio pecorino e la mela rosa dei Sibillini, il salame di Fabriano, tutti accompagnati da Verdicchio di Matelica e cucinati dal cuoco e ristoratore Claudio Zamparini, in stretta collaborazione con Slow Food.

Sul processo di marketing di valorizzazione dei prodotti è intervenuta poi la dott.ssa Anna Masturzo, spiegando ai commensali «che il giusto valore è determinato dalla percezione che si ha e che parte dalla consapevolezza dei produttori, degli abitanti di un territorio e quindi di coloro che scelgono di visitare un territorio e di acquistare i frutti di quella terra che ne raccontano la storia e la cultura. Non disponiamo delle risorse economiche di grandi brand commerciali, ma possiamo ottenere molto da una trasformazione culturale del territorio e dal passaparola. Su questo come Fondazione puntiamo e continueremo a lavorare».

Per l’imprenditore Giovanni Ciccolini, fondatore della Halley Informatica e promotore della Fondazione il Vallato, «serate come questa sono utili per mettere insieme gli imprenditori, che vivono per lo più in una propria solitudine, spesso senza neppure conoscere altri imprenditori del territorio: mangiare insieme spinge a far nascere nuove amicizie e a scambiarsi conoscenze ed esperienze utili alla crescita».

Soddisfazione per la riuscita della serata è stata espressa dal presidente della Fondazione il Vallato, Antonio Roversi, che è tornato a ribadire «l’importanza di fare rete e di puntare a far nascere un distretto agro-alimentare in grado di accrescere il valore dei nostri prodotti, a cominciare dal nostro vino, il Verdicchio, uno dei migliori al mondo, che continua ad essere venduto a prezzi relativamente troppo bassi rispetto a tanti altri vini di qualità inferiore».

cs

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