ANTONIO MERLONI, UNA VITA INTERA PER LA SUA FABBRICA

Fabriano – La città della carta ricorda Antonio Merloni l’imprenditore morto nel giorno della festa di Santa Lucia, patrona degli elettrodomestici. L’uomo, 93 anni, fondatore della Antonio Merloni Spa, il più grande contoterzista d’Europa nel comparto del bianco, era il terzogenito di Aristide Merloni. E’ stato anche sindaco di Fabriano per tre mandati consecutivi, dal 1980 al 1995.  Da oggi, lunedì 14 dicembre, la camera ardente nell’abitazione di famiglia. Domani, martedì 15 dicembre, le esequie alle ore 11 nella chiesa della Misericordia a Fabriano, poi la sepoltura nella tomba di famiglia nel cimitero di Albacina.

La storia della famiglia inizia con Aristide Merloni, senatore e capostipite della dinastia imprenditoriale fabrianese. Alla sua morte, i tre figli maschi si spartiscono l’eredità paterna, prendendo ciascuno una propria strada: Ester, la primogenita a fare da raccordo, fra i tre figli maschi, Francesco fonda la Merloni termosanitari, oggi Ariston Thermo Group; il fratello Vittorio dà vita alla Merloni elettrodomestici, poi Indesit company, oggi Whirlpool. Antonio, terzogenito, avvia la propria azienda nel 1968, Ardo, nel solco dell’esperienza paterna producendo bombole per Gpl. Diventa leader del mercato mondiale nel 1976. Il successo imprenditoriale conseguito non basta più. Si aggrediscono nuovi segmenti produttivi e nasce, nel 1989, la Antonio Merloni S.r.l., poi divenuta Antonio Merloni S.p.A. l’anno successivo. Il gruppo si specializza nella produzione di frigoriferi, congelatori, lavastoviglie, lavatrici e asciugatrici, per conto terzi e con il marchio Ardo, diventando il primo contoterzista d’Europa negli anni ’90. La crescita è inarrestabile. Nel 1995 la prima acquisizione: la Tecnogas S.p.a. di Gualtieri di Reggio Emilia, azienda italiana produttrice di forni e piani cotture. Nel 2000, si guarda oltre i confini italiani acquisendo in Svezia l’azienda Asko, produttrice di elettrodomestici di alta-altissima gamma nel Nord Europa. L’azienda, nel massimo dello splendore, arriva a contare circa 5.000 dipendenti sparsi in 10 impianti produttivi: 7 in Italia fra Marche, Umbria ed Emilia-Romagna; 3 all’estero in Finlandia, Svezia e Ucraina; 19 filiali in Europa e 2 negli Stati Uniti e Australia. Nel 2007 realizza un fatturato pari a 847 milioni di euro. Il mercato, però, inizia a cambiare. Gli elevati costi di produzione, legati essenzialmente alla manodopera, inducono i principali player del comparto degli elettrodomestici a spostare le produzioni conto-terzi in Nazioni a basso costo. Alla Antonio Merloni Spa iniziano a calare, vorticosamente, gli ordinativi. L’indebitamento finanziario, al contrario, vola. Dal record di fatturato del 2007, si passa alla crisi conclamata nel giro di appena 12 mesi. Il gruppo fabrianese viene travolto e, il 14 ottobre del 2008, si aprono le porte dell’Amministrazione straordinaria – Legge Marzano con conseguente nomina di tre commissari governativi: Massimo Confortini, Antonio Rizzi e Silvano Montaldo – perché il contoterzista più grande d’Europa è insolvente, avendo accumulato debiti per circa 543,3 milioni di euro.

Gli operai scendono in piazza. Si cerca di vendere a spezzatino a partire dal gennaio 2010: il 17 luglio è venduto il ramo bombole e serbatoi, denominato C&T, alla Gi&E degli imprenditori marchigiani Ghergo, per una cifra pari a 25milioni di euro; Il 9 agosto 2010 la Electrolux acquista lo stabilimento in Ucraina per 19milioni di euro; Il 20 agosto 2010 la Asko, per 10milioni di euro, finisce nelle mani della slovena Gorenje; Il 28 agosto tocca gli iraniani della Mmd acquistare la Tecnogas per 20milioni di euro. Per il comparto elettrodomestici – tre siti produttivi fra Marche ed Umbria e 2.400 dipendenti – nessuna proposta di acquisto. Si prova con un ultimo bando ad hoc. Si fanno avanti otto potenziali acquirenti. Nelle more dello spezzatino, il 19 marzo del 2010, viene sottoscritto l’Accordo di Programma per le aree colpite dalla crisi della Antonio Merloni. A disposizione ci sono 35milioni di euro, equamente distribuiti fra Marche ed Umbria, le due Regioni più colpite dalla vertenza Ardo. Fondi che servono per favorire nuove attività imprenditoriali facilitando la riassunzione dei lavoratori del gruppo fabrianese attraverso una serie di sgravi contributivi. Un’arma in più da utilizzare nella trattativa per giungere alla tanto agognata vendita del core business della Antonio Merloni. Lo scopo non viene raggiunto. Poi, l’imprenditore del paese vicino a dare una speranza, Giovanni Porcarelli da Cerreto D’Esi. Nel dicembre 2011, il comparto bianco della Antonio Merloni è venduto per 10milioni di euro, con l’assunzione di 700 tute blu. Le banche creditrici della precedente gestione della Antonio Merloni non ci stanno. Avanzano formale richiesta al Tribunale di Ancona per annullare questa operazione a causa dell’esiguo prezzo della cessione. I giudici, sia in Primo che in Secondo grado, danno ragione agli istituti di credito. Ma la Corte di Cassazione, ribalta i verdetti, dando ragione a Porcarelli. Il resto è storia attuale, con la JP Industries, divenuta ora Indelfab che è dichiarata ufficialmente fallita nelle ultime settimane.

Marco Antonini