IL MUSEO DEI MESTIERI IN BICICLETTA SI TRASFERISCE A GUBBIO

di Marco Antonini

Fabriano – La città della carta perde un valore aggiunto apprezzato da tanti. Il Museo dei Mestieri in Bicicletta lascia Fabriano e lo storico locale di via Gioberti, in centro, e si trasferisce a Gubbio. Ieri è stato firmato il contratto tra il proprietario della collezione, Luciano Pellegrini, assistito dall’avvocato Geremia Ruggeri e l’imprenditore Giuliano Trippetta, originario di Assisi, ma da una vita a Fabriano impegnato, tra le altre cose, nella gestione del monastero delle clarisse di corso Cavour una volta partire le suore, che inaugurerà una mostra allestita ad hoc, in Umbria, il prossimo 28 marzo. Il contratto prevede, per 8 anni, la permanenza delle 90 biciclette nella città dove è stato ambientato, per anni, il popolare “Don Matteo”, la fiction di Rai1 campione d’ascolti. Fabriano, così, perde un vettore turistico che garantiva almeno 7mila visitatori l’anno. “Il museo si trasferisce a Gubbio – dice l’avvocato Ruggeri. – C’abbiamo provato in tutti i modi a far rimanere la collezione in città, ma non c’è stata nessuna soluzione. Il proprietario, Luciano Pellegrini, ha optato alla concessione delle bici all’imprenditore Giuliano Trippetta invece che lasciarle in un magazzino. Speriamo – conclude – che l’esposizione venga valorizzata bene. Dispiace molto per Fabriano”.

Si chiude, così, un capitolo che andava avanti da mesi. E sicuramente domani arriveranno le polemiche per una perdita che, forse, si poteva evitare soprattutto in una città che sta cercando di puntare tutto sul turismo. “Mestieri in bicicletta” è una mostra di biciclette d’epoca usate per svolgere mestieri e attività commerciali. Sono pezzi originali che provengono da tutte le parti d’Italia, dal Nord al Sud. Si possono ammirare, solo per fare alcuni esempi, la bici dell’arrotino, il mezzo a pedali degli antichi barbieri che si spostavano di casa in casa e anche quella del lattaio. La mostra rivela in tutta la sua drammaticità lo sforzo, la fatica per risolvere i problemi della quotidianità e ricominciare a vivere, con il sudore del proprio lavoro, un’esistenza dignitosa nei periodi difficili del dopoguerra della prima e della seconda guerra mondiale. Non è stato possibile stabilire l’anno di costruzione delle biciclette poiché hanno subito continue modifiche per adattamenti voluti dai proprietari, ma rientrano nel periodo storico che va dalla fine degli anni ’20 agli inizi degli anni ’60 del 1900.

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