SALVATOR ROSA E I SUOI CAPOLAVORI IN CATTEDRALE

Salvator Rosa è stato uno dei più importanti artisti del XVII sec, nativo di Napoli, uno dei maggiori esponenti del barocco napoletano, divenne famoso per la sua geniale e realistica pittura rappresentativa di battaglie, paesaggi e scene di genere, ma anche di opere di contenuto morale e religioso, dovute queste ultime soprattutto grazie alle frequenti commissioni in Roma. Artista a tutto tondo, mostrò notevoli doti non solo come raffinato pittore, ma anche come poeta e musicista, le sue Satire in terzine sono una brillante riflessione sulle arti. La testimonianza della sua vena pittorica in Fabriano, la vediamo entrando in Cattedrale San Venanzio nelle pareti laterali della prima cappella a destra, dove troviamo San Nicola da Tolentino e San Girolamo. Siamo intorno al 1639 forse durante il primo soggiorno romano dell’artista, prima di trasferirsi a Firenze presso la corte dei Medici. Siamo in pieno clima artistico espresso dal forte realismo drammatico assimilato dalla scuola partenopea di Jusepe Ribera, detto lo Spagnoletto al quale il Rosa si era accostato nel corso della sua iniziale attività. Lui pittore di genere e di paesaggio, rappresenta il Santo eremita San Girolamo come un vecchio maestoso reso spettrale dalla luce, con il manto rossastro colto in un’espressione di forte spavento al suono della tromba del giudizio. Intensità, verismo e risalto plastico, c’è questo gioco di luce e ombra, chiaroscuro elemento portante della sua arte che ne esalta la drammaticità, ma anche la solennità. Salvator Rosa in questo periodo era attivo in Roma al servizio di cardinali Brancaccio e poi Chigi, quest’ultimo anche mercante e amatore d’arte. Realizzò quest’opera per Fabriano proprio nell’anno in cui espose una mostra al Pantheon, lui artista di talento che abbandonò la natia Napoli segnata dal passaggio di Caravaggio e di caravaggisti, per l’Urbe in cerca di una vita culturale e artistica più intensa ed incline alle sue ambizioni.

Francesco Fantini

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