I MAESTRI REALIZZANO LE INFIORATE ARTISTICHE

Oggi, sabato 16 giugno, è il gran giorno delle Infiorate artistiche del Palio di San Giovanni Battista di Fabriano. I maestri infioratori della città della carta (foto), conosciuti e apprezzati anche all’estero, avranno tempo fino a domani, domenica, alle ore 13, per la realizzazione di questi tappeti floreali grandi circa 42 metri quadrati. Si potrà ammirare il lavoro degli artisti delle quattro Porte anche in corso d’opera: sono tanti, ad esempio, quelli che, nel corso della notte, andranno, come ogni anno, a vedere e sostenere i maestri infioratori impegnati nel lavoro di precisione. Le location: Porta del Borgo: Oratorio della Carità; Porta Cervara: chiesa San Filippo; Porta Pisana: chiesa Santa Caterina; Porta del Piano: Chiostro San Venanzio. I bozzetti sono stati realizzati dagli alunni del Liceo Artistico Mannucci di Fabriano dopo mesi di studio sul tema dei fabbri.

Gli autori dei bozzetti

Porta del Borgo: Leonardo Sassi

Nel bozzetto ho voluto rappresentare tre diverse visioni del fabbro, un artigiano, che sin dalle origini della nostra città ha assunto notevole importanza, a tal punto da essere inserito nello stemma comunale di Fabriano. In primo piano troviamo un’incudine ed un martello, i due oggetti più importanti nella lavorazione del ferro, che sembrano introdurci nella fucina di un fabbro mediante l’apertura del sipario. La prima visione del fabbro, lo ricorda quasi come una figura mitologica, molto imponente e caratterizzata da una grande forza fisica. Il fulcro del bozzetto si trova nel bassorilievo centrale da cui parte un vortice di aria e di acqua, che assieme a terra e fuoco rappresentano i quattro elementi utilizzati nella fucina del fabbro. Il fabbro riprodotto è Mastro Marino, che secondo la leggenda pose fine alla guerra tra i signori di Castelnuovo e Castelvecchio; il ponte sul quale è situato rappresenta un elemento di unione fra i due castelli. Oggigiorno, questo antico mestiere è ormai stato sostituito dagli operai che lavorano ogni giorno con impegno e dedizione nelle industrie, delle quali il nostro territorio è ricchissimo.

 

Porta del Piano: Charlotte Faderin, Nicola D’alterio, Veronica Lilli

Piano Nel medioevo il fabbro era associato dal popolo al mondo dell’alchimia e dell’occulto, data la capacità di trasformare “la terra” in armi e gioielli adoperando i quattro elementi della natura ARIA, FUOCO, TERRA, ACQUA, con la possibilità di lavorare sui metalli liberandoli e riducendoli in vene lucenti. Come è noto il processo di trasmutazione della materia si presta ad una interpretazione sia spirituale che materiale. L’idea di entrare in una miniera oscura e di cercare, al flebile raggio di una candela o di una torcia, le magiche sostanze che la terra conserva è un’esperienza emozionante. Nel nostro bozzetto abbiamo raffigurato contemporaneamente le varie visioni della figura del fabbro “Mastro Marino” rappresentandole mediante un unico personaggio. I tre punti focali nella fascia centrale del disegno sono, per l’appunto, le tre postazioni del fabbro. A sinistra a rappresentare l’occulto: un grande calderone e due torce incombenti sono inserite nello stesso ambiente cupo e sinistro nel quale vi è il fabbro. A destra l’atmosfera, antiquata e tetra. Libri e provette incarnano la visione medievale del fabbro- alchimista. Al centro abbiamo voluto raffigurare la vera identità del fabbro, abbinandolo ad uno spazio aperto, mentre padroneggia i suoi strumenti. Ad incorniciare le figure una parete di pietra ed un morbido panneggio che ricorda il sipario teatrale. A sostenere i tre ambienti vi è un ponte decorato con una fantasia geometrica dai colori complementari al panneggio. Tutta la scena è composta ricalcando il modello dello stemma di Fabriano, facendo particolare attenzione alla struttura e alle posizioni del personaggio centrale. Come si vede, ce ne è abbastanza per protrarre nei millenni il mito e il mistero che avvolge la categoria dei Fabbri, di creatori di spade, di magiche armature provenienti anch’essi dalle profondità della terra.

 

Porta Pisana: Alice Pallotti, Antonio D’angelo, Sonia Bevilacqua

 Il bozzetto raffigura nella sua parte centrale il fabbro, che nel folclore e nel pensiero popolare assume forti significati magici e simbolici. Da sempre considerato una figura potente e appartenente a quella categoria di uomini che devono al contributo divino, la loro capacità di cambiare la forma e le caratteristiche dei metalli, tramite il fuoco. I fabbri inoltre furono considerati guaritori e si credeva che potessero predire il futuro e compiere magie. Nello sfondo della composizione sono rappresentati: L’antro della fucina (generalmente tetro), che fu spesso assimilata a un posto magico, ove sull’incudine, come se fosse una sorta di altare, venivano fatti giuramenti solenni e in alcune realtà rurali, unioni in matrimoni. Il volto bellissimo di una giovane, illuminata dal bagliore del fuoco in una dimensione irreale, ingannevole nella sua natura, riferita alla leggenda della caccia alle streghe, connotata da simbologie legate a rituali magici per rafforzare l’alone che permea il fabbro relegandolo contemporaneamente verso il basso, in una connotazione reale e concreta come, in effetti i romani ne avevano concepita l’essenza di “Home Faber” produttore di oggetti civili. A completamento dell’opera gli elementi della natura indispensabili per la trasformazione della materia e alla tempra dei metalli: aria, acqua, terra e fuoco, interpretati in maniera simbolica e decorativa.

 

Porta Cervara: Ruben Gagliardini

Il progetto vuole presentarsi allo spettatore seguendo un intreccio atipico del mondo degli infioratori e la scena è divisa in tre fasi. Vi è il lato ovest del disegno nel quale un palazzo, che ricorda quello del Podestà, svetta fra colline rocciose e picchi; sopra esso c’è una fontana salmastra le cui dimensioni sono simbolo della sua importanza nel contesto fabrianese e dalla quale sgorga dell’acqua limpida, cristallina, che fra schizzi umidi finisce per avvolgere l’intera opera fino a divenire pergamena. Il primo elemento, cioè l’acqua, è stato analizzato e su di una pietra circolare fra le montagne sene riconosce la sua simbologia. Vi è il lato est della raffigurazione nel quale si intravedono tunnel sotterranei, un altro palazzo sormontato da una fontana e della carta, la famosa materia tanto amata, appesa su aste di legno che sembrano provenire altri posti. La costellazione di Seifç fissa la scena dall’alto e sembra narrare un’altra storia molto più lontana la cui data criptica è segnata in cielo, fra la luna e le stelle. Poi in basso vi sono montagne, rosse incandescenti e su di una pietra circolare un simbolo alchemico svetta innoquo. Il secondo elemento, cioè il fuoco, è stato ritrovato. Infine vi è ciò che accade al centro, dove l’occhio cade per primo e dove ognuno deve soffermarsi. Fra ponti cittadini e cinte murarie vi è una creatura, dal volto rotondo e corpo viola sporco; esso fissa oltre il quadro, è l’intermediario fra le due fazioni, l’est fuori dal tempo e l’ovest euforico. Ha il suo attrezzo principale, l’incudine, ma non il mezzo. Il martello è ormai sparito, il fabbro ha perso il suo ruolo, il suo contesto e la sua forma; e forse la verità risiede nella pietra sul ponte, due linee parallele simili a onde o forse vento.

 

Oggi, sabato 16 giugno, dalle ore 17,30 Borghi e Botteghe Medievali in Piazza del Comune. Domani, domenica 17 giugno, sono tanti gli appuntamenti in programma. Dalle ore 8 Raduno auto e vespe e moto d’epoca “Motori in fiore” in Piazza del Comune. Il raduno è organizzato dal Vespa Club Fabriano in collaborazione con l’Ente Palio di San Giovanni Battista e Moto Club Jolly Bikers ed è aperto ad auto d’epoca, moto d’epoca, vespe e moto moderne. Alle ore 14.30 Caccia al Tesoro “Tesori Medievali” per le vie del centro; alle ore 18 “Di corsa nel Medioevo”, Podistica aperta a tutti e alle ore 21.30 Corteo Storico processionale con più di 300 figuranti.

m.a.

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