OMICIDIO SASSOFERRATO, LE MINACCE E IL PORTONE INCENDIATO

Anche minacce, scenate e un portone incendiato nel giallo di Sassoferrato. In attesa dell’esito dell’autopsia che verrà effettuata oggi pomeriggio all’ospedale Profili di Fabriano e dei funerali che avranno luogo entro venerdì, gli investigatori ricostruiscono gli ultimi mesi della vittima e del presunto killer che si trova ancora in carcere che attende l’esito dell’udienza per la convalida del fermo. La situazione, racconta il Corriere Adriatico, è precipitata da dicembre, da quando “il professore aveva iniziato a frequentare l’ex moglie di Dimasi. Perché più volte gli avrebbe fatto capire chiaramente che non gradiva vederlo insieme alla sua ex, anche se da settembre non vivevano più insieme. L’agguato – riferisce il quotidiano marchigiano – non è un lampo di violenza che s’è acceso dal nulla. Ci sarebbero state avvisaglie che ora i carabinieri di Fabriano stanno cercando di rendere nitide, sentendo testimoni”

Il rogo

C’è un episodio su cui ancora si deve fare chiarezza: più di un mese fa, infatti, ci fu un principio d’incendio in un portone esterno della villa di famiglia di Vitaletti nella periferia di Sassoferrato.  Preso di mira il portone della sorella, ma chi non conosce la villa poteva scambiarlo per un ingresso comune in quanto struttura bifamiliare.

L’interrogatorio

Davanti al pm il muratore, assistito dall’avvocato Carmenati, aveva confessato, giurando di essersi difeso. “Mi ha aggredito lui – avrebbe detto – poi gli ho tolto il coltello con cui mi aveva ferito, volevo solo fermarlo”. Anche un’ora prima del delitto è stato segnalata una scenata nell’abitazione dell’ex moglie che non l’ha fatto entrare per vederei bambini scatenando l’ira dell’uomo che prese a calci la porta. L’arma del delitto non è stata ancora trovata.

Il sindaco

“Riservato, sereno, stimato da tutti non solo a Sassoferrato”. Così il sindaco Ugo Pesciarelli ha ricordato Alessandro Vitaletti. L’intera comunità è sotto choc. “Una tragedia senza precedenti – ha detto. – I riferimenti morali che abbiamo avuto in questi anni sono stati superati e assistiamo a una crisi di valori spaventosa con esiti imprevedibili che ci lasciano senza parole”.

Gli studenti 

Psicologhe e pedagogista vicino agli alunni della seconda e terza A della scuola media di Serra San Quirico. In questi giorni si sta lavorando per superare questa drammatica vicenda. I protagonisti sono i ragazzi che parlano, disegnano, scrivono e passano molto tempo in cerchio, come a farsi forza l’uno con l’altro. “Siamo ancora senza parole – hanno detto i docenti.–  A noi spetta il compito di insegnare agli alunni che il dialogo è l’unico strumento per superare un momento difficile della vita”.