IL PIANETA CHE CI FA SENTIRE MENO SOLI – di Alessandro Moscè

Un’altra terra, un pianeta cugino, forse gemello, “vicino” e con tutte le condizioni, potenziali e necessarie, per aver ospitato o per ospitare a tutt’oggi la vita: un sole simile al nostro, un anno lungo quanto quello terrestre, una forza di gravità, una temperatura, un clima e un terreno favorevoli alla presenza di acqua. È questa la storica scoperta annunciata la settimana scorsa dai dirigenti della Nasa con parole cariche d’emozione.  Si tratta di “Kepler 452b”: questo il nome dato dagli astrofisici, e si trova a 1.400 anni luce da noi. Orbita attorno alla sua stella ogni 385 giorni. “Siamo più vicini a rispondere alla domanda che l’umanità si fa da millenni, e cioè se siamo soli nell’universo. Oggi è la vigilia dell’osservazione di un pianeta simile alla terra”, ha annunciato John Grunsfeld, direttore delle Missioni Scientifiche della Nasa. Ci sorprende e ci fa sognare l’idea che questo pianeta posso essere abitato da persone come noi, che potrebbe, un giorno, essere addirittura raggiunto e che possa essere la meta di un viaggio esplorativo, di nuove conoscenze, di fratellanze. Gli anni su “Kepler 452b” sono della stessa lunghezza di quelli sulla terra, hanno spiegato. “Ha trascorso miliardi di anni intorno alla zona abitabile della sua stella. “Kepler 452b” ha un’età di 6 miliardi di anni e riceve il 10% in più di energia dalla sua stella rispetto al nostro pianeta. La sua dimensione è compatibile con quella della terra così come il suo sistema solare. La stella attorno alla quale orbita ha caratteristiche simili a quelle del sole: è del 4% più grande e del 10% più luminosa. Il pianeta orbita intorno alla sua stella ad una distanza di circa 150 milioni di chilometri. Non è ancora accertato che “Kepler 452b”, grazie agli effetti gravitazionali e di variazione della luminosità, sia effettivamente roccioso: la Nasa stima tuttavia le probabilità in poco più del 50%. Siamo dunque meno soli nell’agorafobico universo. Ma in fondo lo abbiamo sempre sperato, lo abbiamo sempre saputo che non potevamo ritenerci unici e irripetibili. Gli stessi cattolici non hanno mai pensato che Dio abbia creato un solo uomo in un solo pianeta. Gli atei diranno che l’umanità procede per linee scientifiche. Gli agnostici una volta tanto strizzeranno l’occhio incuriositi da una straordinaria scoperta.

Alessandro Moscè

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