Sassoferrato – Nuove disposizioni per i campi fotovoltaici, il Comitato non si arrende
Sassoferrato – È di qualche giorno fa l’accordo, il decreto tra Stato e Regioni volto a definire le aree idonee per gli impianti fotovoltaici con moduli a terra. L’art. 7 del Decreto recita così: “Sono considerate non idonee le superfici e le aree ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Le Regioni stabiliscono una fascia di rispetto, dal perimetro dei beni sottoposti a tutela, di 3 chilometri per gli impianti eolici di 500 metri per gli impianti fotovoltaici”. È una novità significativa rispetto alla prima versione del decreto, dove si prevedeva che quelle aree tutelate «possono essere considerate non idonee», il che veniva interpretato nel senso che potevano anche essere considerate idonee. Questa interpretazione aveva provocato la protesta di molte Regioni e così si è giunti ad una più chiara, ed ora vincolante indicazione. Il testo precisa e richiede, inoltre, che, per la costruzione degli impianti, debbono essere privilegiate le «superfici di strutture edificate».
Ora, gli impianti fotovoltaici di Monterosso Stazione di Sassoferrato, approvati, “Sassoferrato 1” e “Sassoferrato 2”, si trovano ad una distanza abbondantemente inferiore a quella prevista per la fascia di rispetto di m. 500 dai Beni storici tutelati, in questo caso dalla Chiesa di Sant’Ugo. La Chiesa di Sant’Ugo, Patrono di Sassoferrato, è stato eretta nel 1731 ed è un luogo di culto e di devozione riconosciuto e frequentato da tutta la comunità sentinate. La Chiesa è inserita nel Catalogo dei Beni culturali, redatto dal Ministero della Cultura. Questa la scheda del Bene storico tutelato: Codice Catalogo Nazionale: 1100239024 – Bene individuo. Ente competente per la tutela: Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Marche; Ente schedatore: Soprintendenza per i Beni Archeologici e paesaggistici delle Marche; Proprietà: Ente ecclesiastico.
Il Comitato Monte Strega aveva sostenuto con forza, alla Conferenza dei Servizi che ha approvato gli impianti, che non si teneva conto della prevista fascia di rispetto, ma il nostro argomento è stato rigettato, insieme con altri pertinenti argomenti. Ora, alla luce di queste nuove disposizioni, riproporremo la questione alla Soprintendenza e alla Diocesi proprietaria, oltre ad inviarla, ad integrazione dell’esposto già presentato, alla Procura della Repubblica e al NTPC (Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale).


