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Turismo ed accoglienza a Fabriano: L’Intervista a Viviana Cattelan

Una nuova “luce” illumina il centro storico della città di Fabriano, grazie ad un’iniziativa imprenditoriale che sta già ottenendo entusiastici riscontri. Abbiamo raggiunto Viviana Cattelan, direttrice della Fondazione Ermanno Casoli e titolare della Residenza La Ceramica, boutique hotel di proprietà della famiglia Casoli aperto dal 2008, dove i primi di settembre è stato inaugurato “Luce”, caffetteria, light lunch, wine& cocktail bar.

Viviana, parliamo di Luce, un nuovo spazio che arricchirà l’offerta della Residenza La Ceramica. Come è nata l’idea?

L’idea di Luce nasce dal desiderio di restituire questi spazi alla città. Luce sorge negli ambienti al piano terra della Residenza La Ceramica, che nei secoli hanno avuto diverse vite: prima convento, poi fabbrica di ceramiche artistiche fino agli inizi del Novecento. Oggi la Residenza La Ceramica custodisce questa memoria e non volevamo che restasse legata solo all’esperienza degli ospiti dell’hotel. Vogliamo che diventi un luogo aperto anche ai fabrianesi, dalla colazione al pranzo veloce fino all’aperitivo serale. È un modo per creare un punto d’incontro che unisce turisti e cittadini. Siamo inoltre molto orgogliosi che lo staff dell’hotel e di Luce sia composto da giovani del territorio, guidati da Andrea Rossi, direttore dell’hotel. La loro energia e il loro entusiasmo sono parte essenziale del progetto.

Chi ha seguito il progetto a livello architettonico e come sono stati rivisitati e trasformati gli spazi del vostro Boutique Hotel?

Il progetto è stato curato dallo studio STARTT che ha recuperato le spazialità nude di questa stratificazione, mantenendo viva la memoria del luogo e valorizzandola con un linguaggio contemporaneo. Gli spazi sono scanditi da diverse volte e culminano nel patio, che un tempo era il chiostro. A dialogare con l’architettura ci sono anche le opere dell’artista marchigiano Edoardo Piermattei, pensate appositamente per questo contesto: interventi che reinterpretano, con materiali e colori, la ricchezza decorativa degli stucchi e degli affreschi degli artisti del passato. Ogni ambiente ha una sua identità e accompagna gli ospiti in un percorso che va dalla grande sala d’ingresso fino agli spazi più raccolti del patio e del loggiato.

Una particolarità, che rende ancor più meritevole questa ristrutturazione, è l’aver condiviso il progetto con importanti realtà imprenditoriali del territorio, a partire dai materiali prodotti dall’azienda Diasen. Come avete vissuto queste collaborazioni?

Per noi è stato naturale coinvolgere imprese locali. Gli interni di Luce sono stati realizzati con i materiali innovativi dell’azienda Diasen di Diego Mingarelli, che qui a Fabriano trovano per la prima volta applicazione in uno spazio pubblico. Pavimenti e pareti esprimono qualità non solo estetiche, ma anche funzionali. Accanto a Diasenhanno lavorato altre aziende del territorio – Stella Costruzioni, Sotek, MC2, Aquilanti Falegnameria – dando vita a un progetto corale. È la dimostrazione che architettura, arte e imprese possono fare rete e restituire alla città un luogo che unisce bellezza, sostenibilità e benessere.

La Residenza La Ceramica è situata nel cuore del centro storico della città di Fabriano. Si parla molto di turismo, molti credono che possa rappresentare un volano di sviluppo per il territorio. In base alla sua esperienza, ci sono delle potenzialità reali affinchè tutto ciò accada?

Penso che le potenzialità ci siano ma che ad oggi siano inespresse e soprattutto non riusciranno a valorizzarsi se non si crea una collaborazione con chi sta vicino a noi. Fabriano è famosa per la carta e ha anche un centro storico ricco di storia e di fascino ma questo non basta per far rimanere un turista un intero fine settimana. Agosto ha visto molte presenze a Fabriano ma per una sola notte perché il territorio non riesce a comunicare insieme. Chi viene a Fabriano non sa che a meno di 10 km può vedere le Grotte di Frasassi, uno spettacolo della natura, e che poi potrebbe visitare Sassoferrato o Arcevia o Serra San Quirico o Pergola con i suoi meravigliosi Borghi…non mancano i borghi. Se si lavora sulla valorizzazione del territorio diffuso si può attrarre un turismo ampio e diversificato. Per ora ognuno fa da solo. Inoltre Fabriano avrebbe un vantaggio ulteriore come luogo di confine tra Umbria e Marche, Fabriano come il suo fiume più importante potrebbe/dovrebbe essere bifronte, guardare da una parte e dall’altra…

Quali sono secondo lei le criticità del settore alberghiero a Fabriano su cui è necessario puntare l’attenzione per migliorare l’offerta in termini di accoglienza e ricettività?

Dopo 17 anni della Residenza della Ceramica abbiamo registrato un gioco al ribasso sulla qualità dei servizi, non da parte di tutti ma di molte strutture della zona. La Ceramica in questi 17 anni ha cercato di essere un biglietto da visita per la città. Il soggiorno in un albergo è una parte importante della vacanza, dell’esperienza del territorio e quindi offrire un’accoglienta di qualità, famigliare, attenta. L’accoglienza però si costruisce con tutti i servizi che può offrire la città: musei e chiese aperte al pubblico, ristoranti buoni, una chiara comunicazione sulle cose che si possono fare non a Fabriano ma nel territorio. Quindi per migliorare l’offerta ci sono molte cose da fare a partire da un corso professionale nel settore HO.RE.CA (hotel, ristorante, caffè), un settore che a molti giovani piace ma c’è bisogno di capire che serve professionalità e qualità. Un ragazzo di Fabriano per imparare questo lavoro dovrebbe andare a Senigallia. Sarebbe importante che le istituzioni guardassero ai giovani anche per dare questo tipo di opportunità.

Quanto gli eventi possono contribuire a rendere appetibile il nostro territorio esecondo lei quali iniziative culturali potrebbero essere di incentivo per far rivivere il centro storico, oltre a quelle già in essere da diversi anni?

Gli eventi sono sicuramente importanti, ma ciò che fa davvero la differenza è la continuità. Non servono iniziative isolate, bensì una rete stabile di collaborazioni tra istituzioni, associazioni culturali, imprese e operatori turistici. Solo lavorando insieme in maniera coordinata è possibile consolidare le esperienze già esistenti, valorizzare le eccellenze del territorio e creare un’offerta coerente e attrattiva. In questo modo il centro storico può diventare un luogo vivo tutto l’anno, capace di accogliere cittadini e visitatori, promuovere la cultura locale e generare opportunità economiche durature.

La Fondazione Ermanno Casoli, da lei diretta, favorisce da anni il dialogo tra arte ed industria attraverso percorsi di formazione aziendale. Quanto conta secondo lei riuscire a trovare nel confronto intuizioni che potrebbero favorire una crescita per i singoli individui e di conseguenza per la nostra città?

Crediamo davvero che la cultura possa trasformare le persone, anche all’interno delle aziende. Una fabbrica non è solo un luogo di lavoro: può diventare uno spazio dove vivere esperienze di arte e formazione, crescere insieme e confrontarsi. Per la Fondazione Ermanno Casoli l’arte contemporanea è un motore di crescita culturale e sociale, capace di creare legami tra persone, territori e visioni diverse. Per questo lavoriamo spesso con enti e istituzioni che condividono la nostra idea di spazio pubblico. A Fabriano abbiamo realizzato tre opere permanenti, a cura di Marcello Smarrelli, che raccontano bene questa filosofia: “Cartografie” di Tellas, un grande murale realizzato nel 2011 in collaborazione con Fondazione Carifac presso Zona Conce; “Artificio Naturale” di Paolo Icaro, scultura acquisita nella collezione della Pinacoteca Civica Bruno Molajoli grazie al PAC 2022-2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura; “Studio per cementare uno spettro” di Edoardo Piermattei, realizzata nel 2025 insieme a 150 giovani del Future Campus Fabriano promosso da Confindustria Ancona.

Ogni progetto è un’occasione per far entrare le persone in contatto con l’arte, partecipare e lasciare un segno, mostrando che cultura e lavoro possono crescere insieme.

Come Fondazione Ermanno Casoli state lavorando a nuove iniziative e progetti?

Stiamo già lavorando ai progetti del prossimo anno, continuando a perseguire il nostro principale obiettivo che è quello di portare l’arte contemporanea nelle aziende e sul territorio attraverso due progetti principali: il Premio Ermanno Casoli, che invita artisti contemporanei a confrontarsi con il mondo dell’impresa e a realizzare opere nate da un processo creativo condiviso con i lavoratori; E-STRAORDINARIO for Kids, che con lo stesso metodo, coinvolge i figli dei dipendenti in laboratori con artisti di fama internazionale. L’ultima opera, “Dietro ai miei occhi” di Giovanni Termini, è stata realizzata con i bambini di Elica: tre grandi pannelli che diventano porte immaginarie verso nuovi mondi. È un esempio di come l’arte possa stimolare creatività nelle nuove generazioni.

Gigliola Marinelli